African Cats, la recensione del documentario Disney

21 luglio 2011
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Targato Disneynature, il brand Disney che pose la prima firma su Earth - la nostra terra, African Cats è il terzo della serie, un documentario girato tra gli animali della Riserva Nazionale di Masai Mara, in Kenya

African Cats, la recensione del documentario Disney

African Cats, la recensione del documentario Disney


Una delle regole è "non infastidire i leoni", un'altra è che "gli struzzi non hanno senso dell'umorismo". La voce calda e roca di Claudia Cardinale, la stessa che lei riuscì a imporre solo a qualche anno di distanza dai suoi esordi, narra di leoni e ghepardi nell'immensa distesa della savana. Un mondo fatto di regole, bellezze splendide e sproporzionate, sacrificio e coraggio. Targato Disneynature, il brand Disney che pose la prima firma su Earth - la nostra terra, African Cats è il terzo della serie, un documentario girato tra gli animali della Riserva Nazionale di Masai Mara, in Kenya. Keith Scholey e Alastair Fothergill raccontano una storia vera, avvicinandosi ai protagonisti, fino al pelo del manto dei ghepardi, fino al loro miglior profilo, fino al loro movimento strategico, fino all'attacco. Bello.

Il racconto di un documentario non è cosa facile e il documentario non è cosa facile, difficile sorprendersi ancora al cinema e differenziarsi dai già alti standard realizzativi di certi prodotti "naturalistici" della televisione. E' per questo che c'è la Disney. African Cats esprime forza nel parlare di legami familiari, quella Company che ha fatto degli animali antropomorfi protagonisti più interessanti e divertenti degli umani, continua a insegnare agli uomini con gli animali veri, i rumori veri di luoghi e creature che io non ho mai visto, che fanno spalancare gli occhi e temere la legge del più forte.

La linea narrativa qui è molto robusta, spiegata, un filo che non indugia sullo sbranamento della preda (non è la cifra Disney) senza tuttavia sembrare materia artificiosa. Un realismo mantenuto compatto da tecniche di ripresa eccellenti, che rendono visivamente potente la pura osservazione del ciclo della vita. Crudele, paziente, istintivo e protettivo, il mondo animale trova le sue star ovunque desidera, ma certi felini sono nati per fare cinema. E alcuni vincoli affettivi (madre/figlio in particolare) non sono lontani da quelli che intrecciamo noi. In questo senso la voce di una donna, Claudia Cardinale (in originale è di Samuel L.Jackson), determinata e affascinante, è compagna perfetta per le difficili imprese di madri ostinate: Layla, leonessa stanca ma indomita, Mara, sua figlia, e Sita, un temerario ghepardo single che vigila sui suoi cuccioli salvandoli dalle "iene". A loro si aggiungono mandrie di ogni genere, animali minacciosi, animali da coreografia e pianure sterminate.

In mezzo (alla nostra storia) scorre il fiume. Che divide il branco di Fang (leone dal dente spezzato) da quello di Kali (il cattivo con la criniera nera), che preserva una pace apparente finché il re più giovane non decide di voler conquistare tutto il territorio.

Nella natura selvaggia e nella scelta di vicinanza emotiva si concretizza il lavoro di questo documentario, che non si discosta dalla tradizione Disney, di avvicinamento e consapevolezza del nostro territorio e chi lo abita. Di poetica condivisione di uno spazio libero. In questa stessa tradizione real-favolistica si inserisce la musica di Nicholas Hooper, che gli animali africani sembra possano ascoltare, e i titoli di coda in cui si ringraziano gli elefanti come "memoria aggiuntiva" e le giraffe "operatori dolly". E all'inizio? C'è il ruggito del leone.



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