Adventureland - recensione della commedia diretta da Greg Mottola

13 luglio 2009

È uscito in pochissime copie, praticamente senza alcuna promozione pubblicitaria, e per molti non esiste nemmeno. Ma Adventureland non è un fondo di magazzino, bensì una commedia garbata e intelligente ben più meritevole di tanti titoli più blasonati visti nel corso della stagione.

Adventureland  - recensione della commedia diretta da Greg Mottola

Adventureland - la recensione

Certe cose davvero rimarranno un mistero. Non ci si spiega, infatti, come mai un film come Adventureland sia stato sostanzialmente abbandonato a sé stesso e gettato alle ortiche in uno dei momenti più fiacchi della stagione cinematografica. Anche perché, indipendentemente dal giudizio qualitativo, il film offriva diversi spunti che, se ben giocati, avrebbero potuto funzionare da discreto richiamo per il pubblico: lo ha scritto e diretto quel Greg Mottola che anche nel nostro paese aveva riscosso un buon successo con Superbad; ha come protagonista la Bella Swan di Twilight, Kristen Stewart; conta sulla partecipazione di uno degli attori del momento, il belloccio Ryan Reynolds.

E invece niente. Ed è un gran peccato, perché Adventureland è una commedia garbata e intelligente, che tratta di amore, sesso e sentimenti con un notevole equilibrio, strizzando l’occhio al miglior cinema indipendente americano e alle sue caratteristiche pur rimanendo cosciente del suo essere un’altra cosa. Dei suoi limiti, volendo.

Chi, avendo visto Superbad, si aspettasse di trovare in Adventureland un film simile, avrebbe torto e ragione allo stesso tempo: torto, perché i toni volutamente sboccati e sopra le righe del primo sono sostanzialmente assenti nel secondo, più intimo e minimale ma comunque divertente; ragione, perché sotto la patina di quei toni, già in Superbad Mottola dimostrava di possedere una sensibilità nei confronti dei temi della crescita e dell’amore, e un affetto sincero e mai ruffiano per i suoi personaggi, che qui vengono alla luce esplicitamente e direttamente, costituendo la spina dorsale di tutta la narrazione. Ed è in queste caratteristiche, che Adventureland trova tutto il suo valore: ché la storia di un momento di passaggio, di un’estate che si fa rito iniziatico alle vere complessità della vita, di un amore mai facile ma forte e sincero non sono forse tratti caratteriali originalissimi, ed è quindi nella loro declinazione che Mottola – il quale si è ispitato ad eventi autobiografici – trova la chiave giusta per realizzare un film che convince e conquista.

Le vicende del protagonista James (un Jesse Eisenberg che pare in questo ruolo dare (in)diretta prosecuzione a quello da lui interpretato nel bellissimo Il calamaro e la balena – altro che film che venne gettato nelle ortiche dell’estate italiana, ai tempi) e della sua amata Emily (una Kristen Stewart che dimostra ancora una volta di essere un’attrice e non solo una figurina del mondo di Twilight) sono raccontate soprattutto con il pregio della misura e della distanza. Quella misura e quella distanza che riescono anche a tratteggiare efficacemente i tanti personaggi “obliqui” che compongono l’affresco delle vicende; che rendono coerenti le scelte musicali apparentemente “facili”; che aiutano ad empatizzare ben più di un attaccamento che si fa costante esplicitazione; che fan si che il film si chiuda, sospeso e silenzioso, su un ultimo frame carico di emozione e significato.

Recuperatelo, magari assieme ad altro sottovalutatissimo - e ancor più meritevole - indie americano (non) visto nel nostro paese qualche mese fa come Nick & Norah: tutto accadde in una notte.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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