ADHD - Rush hour Recensione

Titolo originale: ADHD - Rush hour

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ADHD - Rush Hour - La recensione del documentario di Stella Savino

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ADHD -  Rush Hour - La recensione del documentario di Stella Savino

Quando la piccola e dolce Regan MacNeil inizia a manifestare strani disturbi, tra le medicine che la madre le somministra c'è anche il famigerato Ritalin, un farmaco a base di amfetamina usato ancora per curare il cosiddetto deficit di attenzione. L'esorcista è un film del 1973, ma da allora poco è cambiato nella cura di questa  sindrome, se non in peggio.

Soprattutto in America, per risolvere quello che a livello scolastico viene percepito come un problema ma non è rilevabile come malattia da test clinici e prove empiriche, si continuano a somministrare farmaci pericolosi come l'atomoxetina, sulla base di diagnosi fatte spesso da un medico di base senza competenze specifiche.

In Italia l'incidenza del fenomeno è minore – le nostre scuole sono più tolleranti verso la diversità e in caso di problemi si preferisce ricorrere a terapie comportamentali - ma è comunque in crescita, ed è su questa situazione che il documentario di Stella Savino getta un grido di allarme. In una società come quella americana, basata sul concetto di competizione e di successo (il cosiddetto “achievement”), chi resta indietro è perduto ed è dunque fortissima la pressione psicologica esercitata sui genitori - che comprensibilmente vogliono il meglio per i loro figli -, perché facciano il possibile per adeguarli al contesto, compensando chimicamente le loro eventuali differenze dalla media e i ritardi nell'apprendimento.

Di fronte a chi è costretto, pena la denuncia ai servizi sociali, a far assumere a bambini sostanze  potenzialmente molto pericolose, sembra esserci anche chi – sia pure controvoglia – trova la soluzione offerta dal farmaco più veloce ed efficace ed è disposto ad andarselo a procurare dove questo è disponibile. E' un problema serio di cui si parla ancora troppo poco e dunque è salutare che ad aprire il dibattito sia questo documentario.

Se un ragazzino a scuola è distratto e iperattivo, ha difficoltà a concentrarsi o si dimostra più riflessivo e introverso degli altri, insomma, mille possono esserne le cause, mentre troppo spesso la timidezza viene scambiata per ansia sociale e la distrazione e la vivacità per ADHD (acronimo di sindrome da deficit di attenzione e iperattività). Da qui il rischio di abuso di  farmaci "miracolosi" (almeno per le casse delle case farmaceutiche) che interferiscono chimicamente col naturale sviluppo organico dell'individuo.

Il documentario di Stella Savino mette a confronto opinioni ed esperienze di medici, genitori e figli  tra l'America e l'Europa, includendo anche il racconto dell'esperienza di una madre italiana e del figlio diciannovenne in cura farmacologica da anni. Dal punto di vista cinematografico, però, gli manca la capacità di contaminare il discorso con invenzioni visive che lo rendano più avvincente per lo spettatore.

Nell'ansia di essere obiettiva, inoltre, l'autrice rischia a volte di attenuare fin troppo il proprio punto di vista, ma sono difetti perdonabili in un film che fa comunque riflettere su un problema non da poco per genitori e figli: in una società globalizzata come quella odierna, che tende a livellare e a smussare le punte, è davvero difficile per un bambino avere il diritto di essere normale, con tutte le peculiarità di un carattere in via di formazione.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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