Adèle e l'enigma del faraone - recensione del film di Luc Besson

12 ottobre 2010
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Con un arsenale di effetti speciali, Luc Besson porta al cinema le straordinarie avventure di Adèle Blanc-Sec, un tenebroso fumetto firmato dall’artista francese Jacques Tardi edito in Italia da poche settimane grazie al film.

Adèle e l'enigma del faraone - recensione del film di Luc Besson

Adèle e l'enigma del faraone - la recensione

Con un arsenale di effetti speciali, Luc Besson porta al cinema "Le straordinarie avventure di Adèle Blanc-Sec", un tenebroso fumetto firmato dall’artista francese Jacques Tardi edito in Italia da poche settimane grazie al film. In una Parigi d’inizio ‘900 la giovane e cinica giornalista Adèle investiga in un mistico mondo criminale imbattendosi in fenomeni paranormali, colpi di stato e società occulte. Fantasy, mistery e noir si fondono tanto sulle vignette almeno quanto riescano a dileguarsi sullo schermo.

L’adattamento di Adèle e l’enigma del faraone è la versione ripulita del fumetto, troppo efferato per poter essere di gradimento collettivo. E quando il budget stanziato supera i 30 milioni di euro è meglio non sperimentare troppo sui gusti del pubblico. Così di tenebroso in questo film rimane poco, è assente l’atmosfera noir e siamo vicini al genere family. Ma non per questo il film delude. È vero che Luc Besson da tempo ormai insiste sull’occhio dello spettatore. Il cinema è un arte visiva, dunque vedere ne è la prima prerogativa spesso a scapito di ragione e sentimento. Adèle non fa eccezione in questo senso.

Se deliziosa è la confezione in una meravigliosa Parigi, che senza effetti speciali potremmo solo immaginare, e splendide sono le animazioni delle mummie e del redivivo pterodattilo, carente è la sceneggiatura nonostante i brillanti dialoghi. La storia non regge il paragone con il resto, tanto meno con i personaggi caricaturali ereditati dal fumetto. Per sua fortuna però, Besson ha saputo scegliere la sua eroina protagonista. L’attrice Louise Bourgoin, pescata da un programma TV francese dove conduceva in modo surreale le previsioni meteo, trascina su di sé ogni situazione fortificandola con la sua personale verve.

Non si deve dimenticare che Besson è un profondo conoscitore del cinema, dei suoi meccanismi produttivi e al box office raramente sbaglia. Con i mezzi a disposizione e la stima guadagnata agli esordi da lui ci si aspetta sempre di meglio, per questo una larga fetta di critici francesi non lo perdona e non lo sopporta più. Lui, ovviamente, non se ne cura (qui l’intervista in cui svela il suo pensiero sulla critica). Adèle e l’enigma del faraone è una produzione che deve piacere e in effetti non si può negare che sia gradevole. Magari ancora un paio d’anni e sarebbe stato girato in 3D.
 



  • Giornalista cinematografico
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