Adam: la recensione del film marocchino di Maryam Touzani

04 giugno 2021
3.5 di 5
10

Presentato al Festival di Cannes, rappresentante del Marocco agli Oscar, Adam è un sensibile ritratto di due donne in una suggestiva Casablanca.

Adam: la recensione del film marocchino di Maryam Touzani

Il cielo non si vede quasi mai, in Adam, opera seconda della marocchina Maryam Touzani, sceneggiatrice di Nabil Ayouch, uno degli autori più attivi in Marocco. Il sole, neanche lui, riesce a spingersi fino al dedalo di vicoli strettissimi della Medina di Casablanca, dove si incontrano due donne accomunate dalla solitudine, ma diverse in quasi tutto. Abla è una giovane vedova che gestisce un minuscolo laboratorio pasticceria di specialità marocchine molto semplici, mentre Samia, che un giorno bussa alla sua porta in cerca di lavoro, viene dalle zone remote del paese, e si trova in città per nascondere la sua pancia sempre più voluminosa. Un incontro casuale, ma imposto dal destino, da quel mektoub che in quella parte del mondo è un modo vero e proprio di intendere la vita e le sorti di chi è in cerca di un cammino.

Abla ha una figlia che è un raggio di luce, sempre sorridente e pronta a interessarsi agli altri, che subito individua qualcosa di speciale in Samia; una bontà d’animo e un rapporto giocoso fra le due che sembra quasi un tirocinio per la futura madre, anche se sembra intenzionata a dare in adozione il nascituro. Abla all’inizio è diffidente se non ostile, e il percorso di scoperta fra le due scorre lentamente, all’insegna di uno sguardo naturalista e neutro, quello della regista, che ce le racconta in un contesto quotidiano di semplicità eppure di grande dignità.

Giocato su chiaroscuri che rimandano alla pittura fiamminga, di qualche secolo fa e in un mondo molto più a nord, Adam è un ritratto austero della condizione femminile, individuando due donne molto diverse, ma alle prese con il medesimo universo che complica l’espressione della loro forte personalità. Sono due donne prigioniere - e in questo la dimensione soffocante delle viuzze della Medina è funzionale - che reagiscono però in maniera diversa. La più giovane con la fuga, la madre pasticceria negando la propria femminilità, annullata dopo la morte del marito.

Quella di Abla e Samia è un’avventura viva, all’insegna di sentimenti nobili e primordiali, in cui la maternità si accompagna con una sensualità istintiva mai esibita, proponendo tre generazioni di giovani marocchine alle prese con la complessità data dall’avventura del vivere, senza bisogno di caricare la drammaturgia con antagonisti o perfidi sfruttatori. È già complessa così, la loro vita, allietata da un tenero baffone corteggiatore della vedova Abla. Piccoli gesti, rari momenti di apertura al gioco, al sorriso, al sole di un terrazzo assolato in cui stendere i panni, emergendo dalla labirintica routine che impedisce ogni avanzamento.

Adam è un ritratto di grande eleganza interpretato da tre magnifiche interpreti, dalla più piccola Douae Belkhaouda alla giovane Nisrin Erradi, per finire con la più nota Lubna Azabal, nata in Belgio e di origine marocchina e spagnola, splendida protagonista di Paradise Now e La donna che canta, ma anche della serie The Honourable Woman.

Adam
Clip Ufficiale del Film: "poche cose riguardano le donne" - HD


  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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