Acrid - la recensione del film di Kiarash Asadizadeh

11 novembre 2013
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A Teheran e dintorni, le storie intrecciate di diverse coppie iraniane ai giorni nostri.

Acrid - la recensione del film di Kiarash Asadizadeh

A Teheran e dintorni, le storie intrecciate di diverse coppie iraniane ai giorni nostri: l'infermiera Soheila considera morto il rapporto con il marito ginecologo Jalal, che la tradisce ma solo con donne non sposate; la nuova segretaria di quest'ultimo, Azar, manda avanti un matrimonio difficile col marito istruttore di scuola guida Khosro, a sua volta amante della separata Simin. Quest'ultima, emancipata per quanto può, insegna chimica all'università, e tra le sue allieve c'è Mahsa, una ragazza che spera in una vita di coppia normale.

Sono trascorsi tredici anni da Leone d'Oro al Cerchio di Jafar Panahi, già dedicato alla difficile condizione della donna in Iran, ora sotto la presidenza del riformatore-moderato Hassan Rouhani. L'esordiente Kiarash Asadizadeh, con all'attivo già otto cortometraggi, riprende il discorso in un'epoca di transizione, per scoprire una società che soffre in modo differente.
Ai personaggi femminili di Acrid (letteralmente: “aspro”) viene concesso di affrontare ingiustizie e sessismi a viso aperto, ma sempre nel contesto di una tradizione dura o morire, che influenza non solo i propri partner, ma ancora forse loro stesse. Il che comporta, come Asadizadeh spiega bene, una presa di coscienza non ancora tramutata in azione: un limbo di “asprezza” in cui l'unione tradizionale ha perso la sua sicurezza emotiva, ma rimane un punto di riferimento nel bene e nel male, per chi sente di doverlo rispettare nonostante tutto (Soheila, Azar), ma anche per chi ne è ormai lontana (Simin). Ambigua la risoluzione affidata alla giovane Mahsa, tradita dal ragazzo con cui voleva imbastire una relazione moderna e che l'ha messa incinta: torna a casa a riabbracciare il padre, tutt'altro che autorevole, perché si tratta dello stesso Jalal, prigioniero come lei di un paese che non riesce a cambiare.

Ciò che manca ad Acrid è probabilmente una forma cinematografica più incisiva di un neorealismo essenziale, che oscilla tra una bella osservazione dei suoi soggetti e altri momenti più morti o più didascalici, nonostante un'urgenza sociale sincera, palpabile e condivisibile.
    

Acrid
Clip italiana in esclusiva


  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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