A Royal Weekend - la recensione del film con Bill Murray

09 gennaio 2013
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La Storia e i suoi protagonisti, curiosamente annegati in un brodo sentimentale un po' sciapo e troppo diluito.

A Royal Weekend - la recensione del film con Bill Murray

Sul perché - e anche sul come - il cinema degli anni recenti si stia concentrando spesso e volentieri su storie che svelano il backstage di importanti eventi storici, e sul lato umano e privato dei loro protagonisti, andrebbe effettuata una riflessione ad hoc.
Qui ci basta sottolineare come, nonostante alcune curiose particolarità, A Royal Weekend (solito inspiegabile titolo anglofilo che tradisce l’originale Hyde Park on Hudson) rientri a pieno titolo in questa particolare categoria, e che in questo e solo in questo trovi delle ragioni di interesse.

Nonostante la si sia voluta inserire tra due ali languide e leziose, nelle quali il punto di vista privilegiato è quello del personaggio di Laura Linney, lontana cugina di Franklin Delano Roosevelt che divenne la sua amante, con risvolti colmi di romanticismo (e disillusioni) da soap opera, è chiaro che il cuore del film di Roger Michell è nel suo centro. Nella parte in cui più direttamente si racconta dello storico incontro tra l’allora Presidente degli Stati Uniti e il Re d’Inghilterra Giorgio VI, primo sovrano britannico a visitare le ex colonie, e del personaggio di un Roosevelt interpretato con scelta insolita ma vincente da Bill Murray.

Curioso, allora, in un film che si apre - e si chiude - seguendo una prospettiva squisitamente femminile, e che ha l’ambizione di raccontare le tante donne che circondavano professionalmente e sentimentalmente FDR, come l’unica scena davvero degna di nota sia invece totalmente al maschile, nei personaggi e nei toni. La scena di colloquio solitario e serale, dove, tra un bicchiere di scotch e una battuta cameratesca, un Presidente e un Re si spogliano dei loro ruoli per meglio farli accettare e si confessano debolezze e idiosincrasie per diventare più forti.

Se quello specifico momento di A Royal Weekend riesce persino ad avere un che di perversamente coinvolgente dal punto di vista emotivo, tutto il contorno è poco più che lezio e forma, levigata e polverosa messa in scena di un regista che pare aver voluto dirigere un film all’uncinetto, e identificarsi nelle paturnie un po’ senili di mamma Roosevelt, ossessionata dalla compostezza e dall’etichetta di fronte all’arrivo dei reali.



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