A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III - recensione del film di Roman Coppola

15 novembre 2012
2 di 5

Deludente e autoreferenziale opera seconda di un personaggio schiacciato da parentele e amicizie ingombranti

A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III - recensione del film di Roman Coppola

Certo, Roman Coppola non è un signor nessuno. Ha cominciato a lavorare come regista della seconda unità con papà Roman, ha sceneggiato due film di Wes Anderson, ha fondato The Directors Bureau e ha diretto noti e apprezzati videoclip.
Però non deve essere facile essere figlio di cotanto padre e fratello di cotanta sorella, fare il secondo per parenti e amici più bravi di te ed esordire al cinema con un film, CQ, che proprio memorabile non era.

Allora ecco che questo secondo tentativo, A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III, nelle sue incertezze, della sua derivatività e nella sua profonda autoindulgenza, può essere facilmente letto come una reazione al peso schiacciante di una posizione scomoda e di un potenziale (?) senso di inferiorità.
Per stessa ammissione del regista, c’è molto di personale dentro al personaggio narciso, infantile e insicuro che dà il titolo al film e che è interpretato da un Charlie Sheen tra il bolso e il gigione. E sono proprio quegli aspetti psicologici lì che a Coppola sta a cuore raccontare, ben più della rottura sentimentale che getta in crisi il protagonista e che del suo carattere e dei suoi problemi è effetto e non causa.

Giochino immaginifico che alterna realtà e immaginazione del personaggio di Sheen senza soluzione di continuità, A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III gioca con le ossessioni estetiche e cinematografiche del suo autore. È un grande e disordinato calderone pop, dove al look e al design degli anni Settanta si mescola quello degli anni Quaranta, dove nella struttura e nei personaggi si guarda a tanto cinema classico come alla lunarità del miglior cinema indipendente americano recente.
Un calderone che però accumula con ostinata goffagine e non riesce mai a donare al suo affannato citazionismo una patina, se non di originalità, di autonomia o di personalità singolare, riducendosi a calco bidimensionale e artificiale dell’opera di tanti amici e sodali.

Le ambizioni di Roman Coppola non irritano per presunzione (ma forse per egotismo), e muovono semmai a moti di infastidita tenerezza: la stessa tenerezza accondiscendente e affettuosa con la quale il personaggio di Jason Schwartzman guarda all’alter ego cinematografico del cugino. E A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III, che pure non è privo di intuizioni positive e di trovate riuscite, ha però un difetto che lo penalizza ancor più di quelli già elencati: per breve che sia, spinge verso le paludi della noia per via della sua sostanziale sterilità.

A Glimpse inside the mind of Charles Swan III
Presentazione del film e intervsite al Festival di Roma 2012


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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