800 Eroi: la recensione dello spettacolare war movie di Guan Hu

23 giugno 2021
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Debutta nei cinema italiani, in contemporanea con la sua presentazione al Far East Film Festival, un blockbuster cinese campione d'incassi in patria che racconta una storia realmente accaduta nella Shanghai del 1937, dove la grandiosità delle immagini va di pari passo con la moltiplicazione dei punti di vista e delle psicologie.

800 Eroi: la recensione dello spettacolare war movie di Guan Hu

Shanghai, 1937. Sulla sponda meridionale del fiume Suzhou la vita nelle Concessioni Internazionali (le zone della città cinese sotto controllo amministrativo straniero) prosegue come sempre, tra spettacoli di cabaret, giocate al casinò e alberghi pieni di giornalisti occidentali.
Ma al di là del fiume, la città è stata quasi rasa al suolo dall'esercito giapponese che sta occupando la Cina. Uno dei pochi edifici ancora in piedi, proprio sulla riva del fiume, è un grande deposito di armi, il magazzino di Si Hang: ed è lì che 800 soldati cinesi delle truppe nazionaliste di Chiang Kai-shek (in quel periodo alleate con i comunisti di Mao contro il nemico comune) si asserragliano, nel disperato tentativo di resistere alle forze nemiche che li assediano e li colpiscono spietatamente, mentre dall'altro lato del fiume le persone assistono a questo agghiacciante spettacolo bellico con crescente partecipazione. Anche patriottica.
La storia raccontata da 800 eroi è una storia vera, ampiamente rivendicata dalle didascalie iniziali e finali. Quello noto come "l'assedio di Shanghai" è un episodio chiave nella storia della resistenza cinese all'invasione nipponica, e Gu Han (che è uno dei più influenti rappresentanti della cosiddetta Sesta Generazione dei registi cinesi, ovvero uno dei nomi di punta del cinema cinese contemporaneo) non ha alcuna remora nell'abbracciare la retorica patriottica della storia che racconta, senza peraltro aver la benché minima paura di scavallare nel mélo, esattamente come faceva John Woo in certi suoi action movie: e qui, al posto delle colombe svolazzanti, c'è un cavallo bianco che riemerge di tanto in tanto a punteggiare il racconto con un simbolismo chiaro e lirico che è perfettamente in linea con la sensibilità narrativa orientale.

La prima cosa che colpisce di 800 eroi, ovviamente, è la sua messa in scena.
Primo film cinese girato interamente con macchine da presa IMAX, quello di Gu è un film che in quanto a valori produttivi (dalla scenografia ai costimi passando per fotografia e montaggio ed effetti speciali) si pone tranquillamente sullo stesso piano di analoghi blockbuster di Hollywood (e che questa sia cosa buona o meno, sceglietelo voi), e nel quale il regista mette in mostra tutto il suo virtuosismo, con riprese vertiginose, movimentate e spettacolarissime: va detto, quasi mai in maniera gratuita.
E però, ecco che alle scene d'azione e di massa si alternano quelle invece in cui Gu va a tratteggiare caratteri, storia e psicologie di quel pugno di soldati cinesi che elegge a protagonisti, e a sineddoche di tutti gli altri: ed è lì che a volte si scivola nel melodramma, e l'enfasi bellica o patriottica diventa sentimentale.
Ognuno dei personaggi selezionati da Gu è portatore di uno specifico punto di vista sull'evento bellico, un punto di vista che è destinato a farsi unitario col procedere del racconto, comprendendo anche quello esterno che è l'elemento cinematograficamente e teoricamente più interessante di 800 eroi: quello di coloro che osservano l'assedio del magazzino dalla sponda della Concessione internazionale (come se, mi si passi il paragone romano-centrico, gente sulla sponda destra del lungotevere si divertisse a guardare tra un drink e un caffèun gruppo di soldati chiusi dentro Castel Sant'Angelo e il nemico impegnato a stanarlo).

Con la parziale eccezione di alcuni cittadini cinesi politicamente impegnati, attori di teatro, tenutarie di casinò, cantanti di fama internazionale, giornalisti occidentali e soldati britannici assistono a quel che accade dall'altro lato del fiume da finestre e terrazze, strade e belvedere. Dapprima con scarsa partecipazione e curiosità voyeuristica, come quando si rallenta per guardare l'incidente stradale; ma col passare dei giorni, la consapevolezza dell'eroismo dei soldati asserragliati nel magazzino, e la spietatezza con la quale i giapponesi li flagellano e li colpiscono da ogni parte smuove le coscienze e frantuma presunte oggettività dello sguardo giornalistico, e le imparzialità imposte dalla politica e dalla diplomazia.
È quello che, in qualche modo, accade anche allo spettatore, specie se occidentale: in 800 eroi lo spettacolo visivamente cinematografico - che pure non smette mai di essere presente,e che è ennesima testimonianza in occidente della solidità industriale del cinema asiatico - passa progressivamente in secondo piano facendo emergere una partecipazione emotiva e sentimentale alla quale non è facile rimanere indifferenti, pur in tutta la sua programmaticità, che è anch'essa industriale e ampiamente testata da molti altri blockbuster asiatici degli ultimi anni.

800 Eroi
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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