11 donne a Parigi: recensione della commedia corale con Laetitia Casta e Vanessa Paradis

03 dicembre 2015
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Ritratto al femminile in una primavera parigina.

11 donne  a Parigi: recensione della commedia corale con Laetitia Casta e Vanessa Paradis

La solidarietà femminile alle prese con la primavera parigina: è questo il punto di partenza della commedia corale 11 donne a Parigi, esordio alla regia dell’attrice Audrey Dana. Il titolo originale è ancora più chiaro: sotto le gonne delle ragazze, per sottolineare come questi 28 giorni in cui il film si svolge siano assolutamente esemplari di un ciclo di idiosincrasie di un gruppo di donne contemporanee molto assortito, alle prese con la sessualità e soprattutto gli uomini. Sono loro, così odiati e così amati, gli antagonisti delle 11 donne protagoniste del film. Una gamma che va dalla donna d’affare single senza amiche, perché tanto a farle compagnia c’è il potere, alla madre di famiglia che si sbatte tutto il giorno per conciliare i suoi interessi con quattro figli maschi indisciplinati. Non può mancare la moglie tradita che si vendica dei tanti tradimenti di cui solo lei non si accorgeva o quella che improvvisamente si sente attratta da una donna, salvo poi tornare indietro sui suoi ormoni rientrando a casa dal marito e nei canoni di una vita “normale” etero. Una guerra dei sessi con un cast che coinvolge molte note interpreti del cinema francese: da Laetitia Casta, alle prese con costanti disturbi intestinali, a Vanessa Paradis, da Isabelle Adjani a Sylvie Testud.

Se il canovaccio di partenza prevede un ciclo ormonale, qui siamo piuttosto sempre in presenza di picchi siderali, mestruali e vocali, in un racconto costantemente sopra le righe giocato su variazioni piuttosto grevi della comicità, disegnando il ritratto di una donna d’oggi uscita più da un sondaggio su un settimanale femminile che dalla realtà, seppur ammorbidita dalla versomiglianza cinematografica. Un film per le donne, ma non certo femminista, semmai sembra la materializzazione di tutti i più tremendi luoghi comuni sugli sbalzi umorali e sull’isteria. Dispiace notare come si confonda ancora l’avanzamento sociale con la volgarità, un tampone macchiato con la libertà sessuale.

Insomma, il motto sembra essere 'rincorriamo anche noi le scurrili banalità della comicità “maschile” e il diritto rivendicato è quello alla volgarità. Non aspettatevi però reali deflagrazioni in 11 donne a Parigi, resterete delusi. Questo carosello di donne mosse solo da variazioni ormonali poi alla fine cede ai dettami più conservatori della commedia americana meno innovativa, concentrando in questi 28 giorni una sorta di libera uscita onirica, per poi ricondurre il tutto nei binari di una tradizionale accettabilità.

Infine, quello che più di tutti colpisce nel film, è la costante mancanza di comicità, la mascella che rimane al suo posto, non si ride mai, semmai si soffre maledettamente una lunghezza prossima alle due ore.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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