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Sognando Silence: i 5 film più ambiziosi di Martin Scorsese in lunghi anni di attesa

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Aspettando di trasformare in un film il romanzo di Shûsaku Endô, il regista non è rimasto con le mani in mano.

Sognando Silence: i 5 film più ambiziosi di Martin Scorsese in lunghi anni di attesa

È il progetto più sentito e inseguito di Martin Scorsese da tempo immemore. Il regista lesse il romanzo di Shûsaku Endô dopo aver diretto L'ultima tentazione di Cristo nel 1988 e da quel momento l'idea di farne un film non lo abbandonò più. Come dice lui stesso, "la natura del secolarismo è molto affascinante per me, ma come si fa a ignorare quello che può arricchire una vita, una sorta di ricerca per ciò che è spirituale e trascendente?". Silence, insomma, è diventato un ossessione per lui, proprio per la travagliata gestazione che l’opera ha avuto. Scorsese iniziò a collaborare con lo sceneggiatore Jay Cocks per scrivere l'adattamento del libro subito dopo aver stipulato un accordo produttivo con Vittorio Cecchi Gori nel 1990.

Il film avrebbe dovuto essere il suo prossimo lavoro dopo Kundun del 1997, il regista però non si sentì pronto ad affrontare questo tema e procrastinò il film in favore di altri progetti come Al di là della vita, Gangs of New York e The Aviator. Scorsese firmò con Cecchi Gori probabilmente guidato dal timore di non trovare qualcuno che volesse finanziare un film su due giovani preti gesuiti che nel Giappone del diciassettesimo secolo affrontano violenza e persecuzioni per rintracciare il loro mentore e diffondere il Vangelo. Scorsese ha ammesso di aver letto e riletto quel romanzo più volte nel corso degli anni e forse non è un male che il progetto si sia concretizzato in una fase di maggiore maturità per lui, in quanto filmmaker e soprattutto essere umano.

Dopo The Departed, la pre-produzione di Silence iniziò nel 2009 con vari sopralluoghi a Nagasaki. A quel tempo gli attori legati al progetto erano Daniel-Day Lewis, Benicio Del Toro e Gael García Bernal. La previsione di costi si rivelò quasi insostenibile, il film entrò in una fase di stallo e il regista diede precendenza a Shutter Island e Hugo Cabret. La questione con Cecchi Gori si risolse in tribunale senza che i carteggi fossero resi pubblici, ma a quanto pare Scorsese risarcì il produttore per la mancata assunzione dell'impegno preso. Con l'ingresso di nuovi produttori, tra cui Irwin Winkler, oltre a Cecchi Gori comunque rimasto nel progetto, si scopri che Taipei e altre zone a Taiwan potevano diventare location perfette a un ottimo prezzo. Silence entrò in un'altra fase produttiva con altri attori, Liam Neeson, Andrew Garfield e Adam Driver, per diventare il nuovo film diretto da Martin Scorsese dopo The Wolf of Wall Street.

Silence: uno spot italiano in esclusiva del film in uscita nei cinema italiani il 12 gennaio 2017

Quella che avete appena letto è la storia di Silence. Sempre a proposito di Scorsese, ce ne sono molte altre, che conosciamo forse meglio e già da un po’, perché mentre sognava di realizzare il film che finalmente si è trasformato in realtà, il regista non è rimasto certo con le mani in mano e chissà che a stimolare la sua instancabile attività su una molteplicità di set non sia stata anche la voglia di esorcizzare il senso di fallimento. Dall’88 a oggi ne è passata di acqua sotto i ponti per Martin, che ha girato ben dodici film. Ne abbiamo scelti 5. Ognuno è stato un’avventura e un’impresa non sempre facile da portare a termine.

QUEI BRAVI RAGAZZI (1990)

Film immediatamente successivo a L’ultima tentazione di Cristo, e quindi di poco seguente alla lettura del libro che ha ispirato Silence, Quei bravi ragazzi ha introdotto Martin Scorsese nel mondo dei gangster-movie, genere in cui alcuni suoi illustri colleghi eccellevano già da tempo. Il regista lo ha tratto dal romanzo "Il delitto paga bene" di Nicholas Pileggi, a cui ha chiesto di collaborare alla sceneggiatura. La vera storia del malavitoso Henry Hill meritava infatti accuratezza e soprattutto realismo nella descrizione del lato brutale e poco cool del crimine. Non che la regia di questo "interessante saggio di antropologia mafiosa" (cit.) non fosse perfetta…Tutt’altro! A giudicare dal piano-sequenza con la steadicam di 2 minuti e 55 secondi in cui Henry e Karen si recano al Copacabana, il termine perfezione è riduttivo. Affidando la parte del protagonista a Ray Liotta, Scorsese ha fatto una scelta di rottura, salvo poi affiancargli Robert De Niro nel ruolo di Jimmy Conway, che pronunciava la mitica battuta: "Hai imparato due grandi cose della vita: non tradire gli amici e tieni sempre il becco chiuso".

L'ETA' DELL'INNOCENZA (1993)

Come osserva intelligentemente e giustamente il compianto critico Rogert Ebert, al di là della perfezione formale - visibile tanto nella regia quanto nei costumi e nella scenografia - ad animare Martin Scorsese in questo adattamento dell’omonimo libro di Edith Wharton che fotografava la high society newyorchese di fine XIX° secolo è stata la passione: la sua passione per il cinema e quella che infiammava il pavido aristocratico impersonato da Daniel Day-Lewis, costretto - come altri personaggi della filmografia del regista - a scegliere fra ciò che desiderava veramente e ciò che il suo ruolo sociale gli imponeva. Venendo Scorsese dalle esperienze più "moderne" di Quei bravi ragazzi e Cape Fear, questa sua decisione di tuffarsi nel passato e in una love-story ha meravigliato il pubblico, ma in realtà Martin è stato fin da bambino un ammiratore di film in costume nonché di quell’amore struggente e romantico che rende lo sfiorarsi di due mani o sola la contemplazione da lontano della donna desiderata un momento da custodire preziosamente. Della storia per immagini dell’aristocratico Newland Archer e di Ellen Olenska sono rimasti memorabili l’uso dei giallo, del rosso e del bianco e la scena d’apertura all’opera, con giochi di sguardi e di binocoli.

GANGS OF NEW YORK (2002)

Cominciamo con il dire che la storia - o meglio l’epopea - di Gangs of New York somiglia all'odissea di Silence, perché Martin Scorsese ebbe l’idea del film all’inizio degli anni ’70, ma per iniziare a concretizzare il suo ambizioso progetto fu costretto ad aspettare prima il ’99 e poi, a causa delle divergenze con Harvey Weinstein, dell’11 settembre, di illustri uscite di scena (Robert De Niro, Willem Dafoe) e di diatribe in sala di montaggio, addirittura il 2002. Produzione più costosa del regista  - che lo ha girato interamente a Cinecittà aiutato dal talento di Dante Ferretti - il film ha segnato la sua prima collaborazione con Leonardo DiCaprio, giudicato inferiore rispetto al compagno di set Daniel Day-Lewis, non a caso candidato all’Oscar per il miglior attore protagonista e sempre in parte perfino durante le pause fra un ciak e l’altro. Si è scritto molto su Gangs e, in particolare oggi che la violenza al cinema è diventata pulp o grafica, se ne apprezza il realismo delle scene di lotta fra le bande del degradato quartiere di Five Points. Qualcuno ha parlato del film come un Via col vento raccontato da Travis Bickle. Sappiamo per certo, invece, che lo sguardo è stato quello di papà Scorsese, che al posto delle fiabe della buonanotte raccontava al piccolo Martin delle gang che a inizio secolo imperversavano nella sua amata città.

THE AVIATOR (2005)

A essere larger than life, in The Aviator, non sono stati solo messa in scena, budget, numero impressionante di set e di comparse, ma anche il personaggio realmente esistito di cui Martin Scorsese ha narrato ascesa e caduta, dopo aver costretto i suoi attori a guardare decine di film d’epoca e a leggere biografie. Imprenditore, aviatore, regista, produttore e (inizialmente) grande viveur e Don Giovanni, Howard Hughes è stato il primo uomo (se si esclude il protagonista di Toro Scatenato) di cui il regista ha sentito il bisogno di raccontare la vita, ammirato dalla sua visionarietà e da una grandeur che fa pensare a un folle e ricchissimo re della mitologia greca incapace di sottrarsi a un infausto destino. Nel trasformare in immagini una sceneggiatura di John Logan, Scorsese ha ricostruito a meraviglia la Hollywood dei tempi d’oro, rappresentata come in un film degli anni ’40, ma ha dato certamente il meglio di sé nelle claustrofobiche sequenze che narrano il disturbo ossessivo-compulsivo dell’autore de Gli angeli dell’Inferno, che visse l’ultima parte della sua vita da recluso. Candidato a 11 premi Oscar, The Aviator ne ha conquistati cinque.

THE WOLF OF WALL STREET (2013)

Ancora una biografia al cinema, ancora una performance da Oscar di DiCaprio, ancora un progetto rimasto in fase di stallo e ripartito grazie a una casa di produzione indipendente. E ancora un personaggio eccentrico, ma non un artista, né un genio, né un modello. Solo un furbo alla Gordon Gekko di Wall Street o alla Tommy di Quei bravi ragazzi: il broker Jordan Belfort, autore di un romanzo adattato dall'ideatore di Boardwalk Empire Terence Winter, rapito dalle digressioni dello squalo della finanza sulla droga dalle buffe osservazioni sulle persone. E un po’ buffo il personaggio di Leo lo è sembrato quasi a tutti, anche se l’intento primario di Scorsese non era certo l’umorismo. Costato 100 milioni di dollari, il film è stato girato per la maggior parte in pellicola - nonostante l'intenzione iniziale di ricorrere al digitale - e doveva durare 4 ore. Roboante, estremo e quasi schizofrenico, The Wolf of Wall Street è l'anti-Silence. O forse no, perché ogni personaggio di Scorsese, in fondo, è vittima in qualche modo delle proprie ossessioni.



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