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Homemade: guida completa ai 17 corti d'autore (e in lockdown) su Netflix

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Dal 30 giugno in streaming su Netflix ci sono i cortometraggi realizzati durante la quarantena per il Covid-19 da registi di tutto il mondo, tra cui Pablo Larrain (promotore del progetto), Paolo Sorrentino, Kristen Stewart e Maggie Gyllenhaal.

Homemade: guida completa ai 17 corti d'autore (e in lockdown) su Netflix

Dal 30 giugno 2020 in streaming su Netflix trovate Homemade, una collezione di diciassette cortometraggi ideati e realizzati da registi noti e meno noti provenienti da ogni parte del mondo. durante il lockdown, il periodo vissuto confinati a casa per la pandemia causata dal Coronavirus: un'insieme di storie personali diari intimi o racconti di fantasia realizzati con i telefonini o le sole attrezzature disponibili in casa, che catturano la nostra esperienza collettiva della vita in quarantena
Il progetto di Homemade nasce da Lorenzo Mieli di The Apartment Pictures e da Juan de Dios Larraín e Pablo Larraín di Fabula, che hanno hanno radunato filmmaker da ogni parte del mondo per partecipare a questo progetto per dar vita a quella che è definita: "una celebrazione della maestria e dell'artigianalità dell’arte cinematografica, così come del potere duraturo della creatività di fronte ad una pandemia globale".
Ecco la nostra guida completa ai diciassette corti del progetto Homemade:

Ladj Ly - corto filmato a Clichy Montfermeil (Francia)

Per chi non lo sapesse Ladj Ly è il regista francese che ha diretto quel grand bel film che è I Miserabili, presentato in concorso al Festival di Cannes del 2019 che è stato tra i più visti in streaming durante il lockdown e uno dei primissimi a presentarsi al pubblico italiano al cinema quando le sale hanno riaperto, risultando anche in quel caso tra i più visti. Per il suo corto Ladj Ly ha scelto stile, luoghi e personaggi analoghi a quelli del suo film, nella convinzione di dover continuare a raccontare un luogo cruciale per la comprensione della Francia e del mondo contemporanei. Palazzoni, periferie, francesi rigorosamente non bianchi e immigrati da ogni parte del mondo, ripresi da un ragazzo con un drone che osserva il (suo) mondo dalla sua stanza.
Non male, ma per chi ha visto il film, forse, un po' ripetitivo.

Paolo Sorrentino - corto girato a Roma (Italia)

Come si fa a non volere bene a uno come Paolo Sorrentino? A uno che, di fronte alla sfida di Homemade, risponde riportando il cinema a quella dimensione ludica che tutti noi, anche se poi da grandi non abbiamo fatto i registi, abbiamo attraversato. Nella sua casa dell'Esquilino (che non si vede mai bene ma si intuisce, e che è vicinissima a dove sono io: Paolo, invitami!), Sorrentino prende due pupazzetti, di quelli che con un micropannellino solare fanno fare ciao ciao con la manina al personaggio: uno è Papa Francesco, l'altra è la Regina Elisabetta II, immaginata in visita al Vaticano e lì bloccata dal Covid. I due parlano, si conoscono, probabilmente s'innamorano, fanno il bagno nudi in piscina, ma poi lei non vuole parlarne. Chiusura su un tramonto romano che non è il solito tramonto romano. Qualcuno direbbe che "c'è tutto il suo cinema"; più che altro, c'è dentro tutta la voglia di divertirsi col cinema, e divertire il pubblico: con eleganza di stile e intelligenza di contenuto.

Rachel Morrison - corto girato a Los Angeles, (USA)

Rachel Morrison è una direttrice della fotografia. È stata la prima donna a essere mai candidata all'Oscar per la miglior fotografia (nel 2018 per Mudbound) e ha fotografato anche Black Panther, e Seberg. Non sorprende quindi che l'approccio estetico sia ricercatissimo (quasi alla Malick), ma la storia riguarda bambini. I figli della regista, soprattutto il maggiore, di 5 anni. Non è l'unico corto a vedere protagonisti bambini e figli (l'hanno fatto anche Natalia Beristáin, Nadine Labaki & Khaled Mouzanar e Gurinder Chadha), e di questi non è il più bello né il più brutto. È appesantito dalla voce narrante però racconta bene, e con una chiave personale e commovente, sebbene un po' sfacciata, cosa sia stata la quarantena per i bambini, e per coloro che con i bambini erano in casa.

Pablo Larraín - corto girato a Santiago (Cile)

Il cileno Pablo Larraín, che non è solo uno dei promotori del progetto Homemade ma anche uno dei registi più importanti dei nostri anni (non perdete per nessun motivo al mondo il sensazionale Ema, quando avrete modo di vederlo, in streaming o ancora meglio in sala) non racconta la vita durante la quarantena ma, a modo suo, le dirette conseguenze dell''isolamento sulle persone, con la noia e la paranoia che questa comporta, e sulle loro reazioni. Nel corto c'è un signore anziano che, dalla casa di riposo che lo ospita, fa una videochiamata a una donna, e attacca con una sviolinata incredibile: e sei stata sempre l'amore della mia vita, e quanto ti ho lasciata è stato il più grande errore che avessi mai fatto, e ti ho pensata e desiderata ogni giorno, e la passione qui, e l'amore lì. Poi c'è una sorpresa. Un twist. Non racconto niente perché sennò vi lamentate degli spoiler. Ma è tutto divertentissimo e anche più che vagamente crudele.

Rungano Nyoni - corto girato a Lisbona (Portogallo)

Lei è una giovane regista, scenografa e attrice zambiana naturalizzata gallese, che ha fatto un film di grande successo critico intitolato I Am Not a Witch. Nel corto immagina un lui e una lei chiusi in un appartamentino di Lisbona e separati in casa, e racconta questa loro complicata convivenza attraverso le chat che i due hanno con gli amici e le amiche. Anche qui poi c'è il twist. Vero è che il lockdown ha fatto impennare le insofferenze reciproche e le separazioni, però... Giudizio critico: bah.

Natalia Beristáin - corto girato a Mexico City (Messico)

La messicana Natalia Beristáin alterna cinema (Eterno femminile) e serie tv (tra cui la recentissima El Presidente). È una di quelle che ha fatto dei figli i protagonisti del suo corto, ed è quella che ha fatto il lavoro migliore. Senza la pesante voce narrante di Rachel Morrison, ha raccontato la figlia di 5 anni in una quotidianità domestica realistica da un lato e fantastica dall'altro, perché gli adulti sembrano assenti e questa bambina fa tutto da sola. E la sua solitudine serena e irrequieta, vissuta all'interno di una casa che è anche una delle più belle (in modo non tradizionale) e interessanti viste nei vari corti di Homemade, è poi la cosa che darà senso al finale del corto. Fresco e libero, e un po' commovente.

Sebastian Schipper - corto filmato a Berlino (Germania)   

All'inizio dici boh, ma che vorrà mai fare Sebastian Schipper, il regista tedesco di Victoria, in questo corto che pare ritrarre la sua solitudine in un appartamentino di Berlino. E poi però a un certo punto qualcosa cambia e dici ah però, vedi questo Schipper tutto sommato un'idea l'ha avuta. Non eccezionale, non straordinaria, ma comunque fantasiosa e inaspettata, e utile a rendere gradevole, simpatico e spiritoso il suo corto, che dice nelle didascalie finali di aver realizzato tutto in un solo pomeriggio. Bravo Seb.

Naomi Kawase - corto girato a Nara (Giappone)

Un mistero. Un mistero come Naomi Kawase continui a godere di status di grande autrice, a essere una pupilla del Festival di Cannes (è nella Selezione Ufficiale anche nell'anno che il festival non si fa). Questo corto è come il suo cinema: ampolloso, presuntuoso, estetizzante, trascurabile.

David Mackenzie - corto filmato a Glasgow (Scozia)

Ambientazione familiare e stile insolito (ma solo per chi di Mackenzie conosce solo Hell or High Water). Anche il regista scozzese racconta il lockdown attraverso la quotidianità della sua famiglia e dei suoi figli in particolare: ma se il corto è girato indubbiamente bene, il racconto è un po' opaco e anonimo.

Maggie Gyllenhaal - corto girato in Vermont (USA)

Maggie Gyllenhaal (per la quale ho sempre avuto un confessato debole) debutterà nella regia portando al cinema "La figlia oscura" di Elena Ferrante. Questa del corto di homemade è la sua prima vera regia, e tanto di cappello: se continua così, il suo film promette di essere molto bello. Girato nella bella casa del Vermont dove ha trascorso il lockdown con marito e prole. E allora ecco Peter Sarsgaard unico protagonista del più "cinematografico" dei corti della serie di Homemade, che immagina il virus abbia avuto conseguenze fantascientifiche (sull'ordine gravitazionale delle cose) e immagina quel che rimane della vita di un uomo che ha perso la sua cosa più cara.

Nadine Labaki & Khaled Mouzanar - corto filmato a Beirut (Libano)

Anche Nadine Labaki e suo marito Khaled Mouzanar, musicista che con lei ha scritto Cafarnao, hanno scelto di fare della loro figlia la protagonista del corto per il progetto Homemade. Secondo le didascalie finali, la bambina è stata ripresa mentre improvvisava nello studio di suo padre (ci sono un sacco di tastiere, infatti). Non vorrei dire nulla, ma mi pare uno dei corti più fasulli e inutili dell'intera serie.

Antonio Campos - corto filmato a Springs, New York City (USA)

Questo corto, ci spiegano sempre le didascalie del finale, Antonio Campos l'ha girato con la collaborazione di alcuni vicini di casa che, guarda tu le coincidenze, lavorano tutti nel cinema. C'è anche la Mona Fastvold moglie di Brady Cobet, per dirne una. La storia è pretestuosa e presuntuosa, con un personaggio misterioso ritrovato sulla spiaggia che poi si moltiplica. Forse c'è la Grande Metafora del Virus. Intellighenzia sprecata, con un vago effetto Donna della domenica. Peccato, perché Christine era un gran film.

Johnny Ma - corto girato a San Sebastián del Oeste, Jalisco (Messico)

Johnny Ma è nato in Cina, è vissuto a lungo in Canada, lavorato in entrambi i luoghi e ora, stando a quel che racconta il corto, vive con una fidanzata messicana, i suoi due figli e il padre di lei in una casa nel bel mezzo della giungla, con tanto di gatti e galline che si aggirano liberamente. Il posto pare molto bello. Il corto è una specie di lettera alla mamma del regista, che è lontana e disapprova il suo stare in Messico. Oltre che per il posto, vale la pena vederlo perché alla fine c'è la ricetta dei ravioli cinesi. Da provare (la ricetta).

Kristen Stewart - corto filmato a Los Angeles (USA)

Come Maggie Gyllenhaal anche Kristen Stewart (che presto sarà Lady Diana Spencer nel nuovo film di Pablo Larraín, e che quindi non poteva mancare in questa serie antologica) sta preparando il suo lungo d'esordio, adattamento di un memoir di Lidia Yuknavitch, ma alle spalle aveva già dei corti. In questo si riprende sempre in primo piano, mentre sbuffa, si lamenta, sospira, mugola, in preda all'inquietudine e all'irrequietezza dovute al confinamento per una decina di minuti, abbastanza interminabili. La ragazza deve aver studiato la Nouvelle Vague. I fan dell'attrice apprezzeranno, anche perché i mugolii sono pure ambigui.

Gurinder Chadha - corto filmato a Londra (UK)

Gurinder Chadha abita a Primrose, che è uno dei luoghi di Londra che amo di più. Ha una casa molto bella, dei figli e un marito simpatici, ed è simpatica anche lei. Forse non è un gigante del cinema, ma è simpatica: lo dimostravano i suoi film, lo dimostra anche questo corto, in cui racconta - anzi, fa raccontare dai figli - della vita in famiglia durante il lockdown, della cibo da preparare e mangiare, dei monitor per i videogame, della scomparsa di persone care e delle sue origini culturali. Proprio come nei suoi film.

Sebastián Lelio - corto filmato a Santiago (Cile)

Un altro cileno, Lelio. Quello di Gloria (e del suo remake hollywoodiano) e di Una donna fantastica. Una donna è protagonista anche qui. Che canta, balla, si contorce, si chiude negli sgabuzzini e perfino nel frigorifero. Una specie di musical che filosofeggia sul Covid e sul lockdown. Molto presuntuoso e altrettanto antipatico.

Ana Lily Amirpour - corto filmato a Los Angeles (USA)

Ana Lily Amirpour aveva esordito col notevole A Girl Walks Home Alone at Night per poi dirigere un film discutibile come The Bad Batch. Il suo corto per Homemade sembra farla rimettere un po' in carreggiata. Anche qui l'ambizione è tanta, ma è innegabile che le immagini di lei mascherata in bicicletta che attraversa le strade deserte di Hollywood e Los Angeles, mentre la voce off di Cate Blanchett la accompagna ragionando su quel che è cambiato per via del coronavirus, e di come raccontarlo, e del ruolo dell'arte e dell'importanza di saper cambiare abitudini e prospettive, non sono affatto prive di fascino. Anche qui il drone recita un ruolo importante, chiudendo anche dal punto di vista estetico il cerchio del progetto Homemade aperto dalle immagini di Ladj Ly, e dimostrando come il virus e il lockdown abbiano inciso in modi simili ovunque: a Hollywood come a Clichy Montfermeil.

Homemade: il trailer ufficiale del progetto



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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