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Attraverso i miei occhi: i cani attori non sono per niente... attori cani

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Nel giorno dell'uscita in sala film di Simon Curtis vi presentiamo Parker, Butler e gli altri Golden Retriever che hanno interpretato Enzo.

Attraverso i miei occhi: i cani attori non sono per niente... attori cani

Tutti gli abitanti delle terre emerse sanno che, al cinema, è sconsigliato lavorare con bambini e animali, e ogni qual volta un regista si trova a dirigere giovanissimi attori oppure cani, gatti, cavalli eccetera, si teme che le riprese si rivelino un incubo e il film non riesca. Ma siccome le storie che riguardano l'infanzia continuano a esistere e la crescente passione per gli animali domestici porta il pubblico ad andare a vedere i film in cui si ritagliano un ruolo consistente, allora è meglio che le troupe e gli attori appartenenti alla razza umana imparino a gestire questi imprevedibili compagni di set. Simon Curtis, che si è appassionato alla storia del golden retriever Enzo tanto da renderlo protagonista di un film, se l'è cavata benissimo con i cani che lo hanno "interpretato", ma ha confessato che all'inizio aveva un po’ paura: "Le mie precedenti esperienze di lavoro con animali, che avevano sempre piccole parti, si erano rivelate disastrose” - ha spiegato - "e quindi mi spaventava tantissimo avere un cane in ogni singola scena". Pe fortuna non ci sono stati intoppi e il regista non ha mai dovuto prolungare la giornata sul set.

Abbiamo parlato di cani e non di un cane, perché in Attraverso i miei occhi seguiamo l'intera vita di Enzo, e la prima volta che lo incontriamo è un cucciolotto. La sua versione giovane è stata affidata a un Golden Retriever di nome Parker che aveva 2 anni, mentre per l'Enzo "maturo"  è stato chiamato un altro Golden di nome Butler, di 8 anni. Il primo era eccezionale nell'arte di stare immobile, e ciò ha permesso a Curtis di girare in tranquillità tutte le scene in cui il cane pensava (mentre la voce off narrava). L'addestratrice nonché “animal coordinator” Teresa Ann Miller, che è stata fondamentale per il film, ha sempre ammirato la profondità d’animo dell'animale. "Era come se avesse la consapevolezza di ciò che stavamo facendo" - ha raccontato - “e tutti si sono innamorati di lui".

Ad essere conquistato da Parker è stato, naturalmente, Milo Ventimiglia, che è un attore che ha sempre bisogno di stabilire un contatto visivo con i suoi colleghi. Gli sguardi che si è scambiato con l'animale sono stati tanti e fra i due si è creata una meravigliosa intesa. Ventimiglia, fra un take e l'altro, si chinava e spiegava sottovoce a Parker cosa avrebbero dovuto fare nella scena successiva. Parker sembrava capire, e infatti non sbagliava mai. "Parker mi ha ricordato che a volte non servono le parole" - ha detto Milo - "stai soltanto condividendo un'esperienza, un momento in cui ti guardi negli occhi e sai cosa sta succedendo".

Mentre Parker, che la Miller ha definito "un’anima antica", aveva un'andatura regale e una flemma quasi british nonostante la tenera età, Butler era pieno di energia benché non troppo giovane, giocava in continuazione e ne combinava di tutti colori. Quand'era molto piccolo (e iperattivo) è stato abbandonato dai padroni che non sapevano come rapportarsi a lui. Anne Miller lo ha preso con sé e lo ha rimesso in forma e in riga, e insieme ad altri 4 addestratori ha fatto sì che, durante la lavorazione di Attraverso i miei occhi, lui e Parker imparassero ad obbedire a persone che non erano trainer e a "fingere" che il loro padrone fosse Milo Ventimiglia. Oltre a Parker e Butler, il film si è affidato al talento di altri due cani: Orbit e Solar. Il secondo adorava farsi abbracciare dagli attori e poggiare il muso sulle loro gambe. A interpretare Enzo cucciolo è stato un golden retriever di 9 settimane di nome Sawyer, che come una spugna ha assorbito indicazioni e comandi.

Ovviamente la sicurezza e il benessere dei vari Enzo stava a cuore all'intera squadra di Attraverso i miei occhi. Gli animali sono stati costantemente monitorati, coccolati e viziati, e Simon Curtis è stato bene attento a non farli stancare troppo. E’ anche vero che, soprattutto per Butler e Parker, rifare un ciak era un gioco da ragazzi: ricordavano le loro posizioni meglio degli attori umani.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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