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Abecedario veneziano: 26 appunti sul Festival di Venezia 2015

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La 72a Mostra del Cinema dalla A alla Z.


A come Anderson
Anderson. Cognome molto popolare tra i cinefili. Solo che quest'anno, al Festival di Venezia, l'Anderson in questione non è l'amato Paul Thomas e non è l'eccentrico Wes; e nemmeno il Brad di genere o il Paul W.S. marito di Milla Jovovich. L'Anderson di Venezia è Laurie, l'artista americana che si definisce "narratrice di storie", e che questa volta ha scelto il cinema, per la prima volta, per raccontare la sua città, New York, e l'amore per il marito Lou Reed. Debutta direttamente in concorso il suo film, Heart of a Dog, e la curiosità è tanta.

B come Barbera
Il direttore della Mostra, con l'edizione 2015, giunge alla fine del suo quadriennio di mandato, e si apre un interrogativo sul futuro suo e del Festival. Alberto Barbera ha preso in mano la Mostra nel momento forse più difficile, ereditando la bulimica grandeur mulleriana, dovendo contenere i costi, e confrontarsi con l'esplosione del Festival di Toronto e le nuove strategie di marketing degli executives hollywoodiani, che sembrano non aver più bisogno dell'Europa e di Venezia. I suoi festival sono stati sobri ed eleganti, rispecchiando la sua personalità, e molte delle critiche che gli sono state rivolte sono ingiuste. Considerato che Paolo Baratta è stato l'eminenza grigia dietro le nomine ministeriali di Franceschini, scommetterei un soldino che verrà riconfermato alla Biennale; e che lui vorrà proseguire il percorso con Barbera.

C come casellario
Per chi non lo sapesse “il casellario” è una sorta di enorme cassetta della posta condominiale per gli accreditati del festival, dove critici e giornalisti trovano, in formato cartaceo, pressbook dei film, comunicati stampa, ma anche omaggetti e inviti ai party (solo i più importanti, ovvio). Trovano, o sarebbe meglio dire “trovavano”. Perché, vivaddio, nel 2015 Venezia ha deciso di dire basta a uno spreco immane di carta, per privilegiare il formato digitale degli stessi medesimi pressbook, comunicati, inviti. Il panico si è già impadronito dei nostri quotidianisti, notoriamente all'avanguardia sul fronte tecnologico, sebbene si narra alcuni privilegiati avranno a disposizione una fantomatica “Sala Amici” dove la carta regna ancora sovrana.

D come Depp
Ma anche D come divi. Piaccia o non piaccia, per fare un festival come quello di Venezia, oggi, i divi servono come e forse anche più dei film: e Johnny Depp è probabilmente il nome di punta tra quelli che calcheranno il red carpet del Lido. Speriamo non arrivi col l'inquietante look che sfoggia in Black Mass, film che a Venezia viene presentato fuori concorso e con il quale l'attore mira chiaramente all'Oscar; ma speriamo ancora di più che non si presenti vestito da Jack Sparrow, che ne abbiamo tutti un po' piene le tasche. Comunque, Depp torna a Venezia dopo anni di assenza: l'ultima volta, facemmo pipì assieme all'Hotel Des Bains, che oggi non c'è più; chissà quest'anno dove ci incontreremo.

E come Everest
Il filmone hollywoodiano chiamato ad aprire il festival è quello dell'islandese Baltasar Kormakur che prende il titolo dalla vetta più alta del mondo e lo spunto da un'articolo di Jon Krakauer che racconta una storia realmente accaduta e vissuta in prima persona. Geniale l'annuncio fatto nei giorni più caldi di questa torrida estate. I criticoni già storcono il naso, dicono che non sarà mai come Gravity o come Birdman, ma Everest potrebbe essere una sorpresa che omaggia i grandi catastrofici degli anni Settanta. E comunque vince già sulla carta, e a mani basse, il confronto con l'apertura di Cannes di qualche mese fa.

F come file
Al Festival di Venezia, come un po' in tutti i festival, si fanno un sacco di file. Si fa la fila per entrare nelle sale, per andare al bagno, per sedere in sala stampa, per prendere un panino e spesso perfino per trovare posto al ristorante. La fila, a Venezia, la fai fin da quando devi prendere il vaporetto per sbarcare al Lido. Non è piacevole, ma bisogna ammettere che c'è di peggio. C'è chi fa la fila per entrare in posti dove non andrei nemmeno a pagamento; però, se qualcuno mi vuol pagare per entrare da qualche parte, mando l'IBAN in privato.

G come giurie
Perfino quelli che storcono il naso di mestiere, o quelli che a Barbera devono dare contro per partito preso (ce ne sono, potrei fare i nomi ma sono un signore) non hanno potuto obiettare nulla di fronte alle giurie messe insieme per la mostra di quest'anno; oddio, a pensarci qualche critica c'è stata, ma ora non è importante. I nomi che compongono le Giurie del concorso, di Orizzonti e dell'opera prima sono di primissimo piano, e in grado di ottenere il beneplacito del cinefilo tanto quanto l'interesse dell'appassionato di glamour. A loro, a tutti i giurati, un grande in bocca al lupo: il lavoro sarà duro e le critiche (sappiatelo da subito, cari giurati) inevitabili, ineludibili, puntualissime. Dice che Marco Bellocchio ha già pronti nuovi, efficacissimi strali nel caso non vinca.

H come le due acca nel cognome Rohrwacher
Ok, lo ammetto: questa l'ho un po' tirata per i capelli. Non Alba, ma la definizione: provateci voi, con l'H. Comunque, Alba Rohrwacher, vincitrice lo scorso anno della Coppa Volpi come miglior attrice protagonista per Hungry Hearts, al Lido sarà nel film in concorso del citato Bellocchio, Sangue del mio sangue; nel film di Orizzonti Taj Mahal; nell'opera seconda di Ascanio Celestini, Viva la sposa, che è presentata alle Giornate degli Autori; e anche nel corto diretto da sua sorella Alice che fa parte della serie Women's Tales sponsorizzata da Miu Miu di Prada. Poi, ogni tanto, passa anche a rassettarmi la stanza e a farsi un cordiale con me.

I come italiani
Da tradizione, a Venezia gli italiani in concorso sono tre. Quest'anno, Barbera ha fatto come Fremaux a Cannes e ce ne ha messi quattro: Bellocchio, Gaudino, Guadagnino e Messina. Fuori concorso, poi, c'è Caligari, con i fratelli De Serio e con Maresco e Pannone; e in Orizzonti Caviglia e De Maria. Attenzione, però: perché, Mostra a parte, Barbera ha lanciato una sorta di allarme sullo stato del nostro cinema, sostenendo che in Italia si producono troppi film con gli stessi soldi di quando se ne producevano la metà. Secondo me ha perfettamente ragione, soprattutto sul “troppi film”.

J come Janis
Sono diversi anni, oramai, che cinema&musica vanno comodamente a braccetto, specie per quanto riguarda i biopic o i documentari su questo o quell'artista. Tanto per citare ancora una volta Cannes, lì quest'anno c'era Amy (Winehouse); a Venezia invece vedremo Janis (Joplin), doc su una delle voci femminili più notevoli, importanti e influenti della musica leggera del Ventesimo Secolo, tristemente membro del famigerato club dei 27. Proprio come la Winehouse. Take another little piece of my heart now, baby.

K come Kristen Stewart
Tornando ai divi, se Johnny Depp è il nome di punta sul fronte maschile, Kristen Stewart lo è probabilmente su quello femminile. L'ex stella di Twilight, che si sta dando molto da fare e si è definitivamente scrollata di dossi i panni di Bella e ha conquistato nomi importanti del cinema d'autore, a Venezia sarà come protagonista di Equals, film di fantascienza romantica diretto da Drake Doremus e presentato in concorso. Lei, ci scommetto, farà fede alla sua fama da diva schiva e scontrosa, affascinerà con uno sguardo e con la sua sessualità volutamente ambigua sarà uno degli argomenti di conversazione preferiti delle cene del Lido.

L come Lido di Venezia
Lido, appunto. Sede storica della Mostra del Cinema di Venezia, isola di confine della città fatta di isole, luogo remoto e mitologico, croce e delizia dei frequentatori del Festival per il suo fastidio nei confronti di chi viene dalla terraferma e per il fascino decadente che, nonostante tutto, continua ad avere. Eppure, c'è poco da fare, le sorti della Mostra sono legate a doppio filo a quelle del Lido, luogo oramai inadeguato per un festival dalle ambizioni internazionali ma allo stesso tempo irrinunciabile, per questioni storiche e per motivi pratici. E allora viva il Lido, i suoi canali, i suoi ristoranti che chiudono presto e i suoi abitanti scorbutici, le sue villette liberty e la nostalgia per quando la Mostra era, davvero, il centro del mondo.

M come Mastandrea
Non è un mistero per nessuno, oramai, che Claudio Caligari è riuscito a girare il suo ultimo (in tutti i sensi, purtroppo) Non essere cattivo grazie allo sbattimento incredibile di Valerio Mastandrea, che per il regista è stato un produttore ma anche qualcosa di più. Anche dopo la morte di Caligari, Mastandrea ha continuato a stare vicinissimo al film, lottando per il montaggio definitivo e spingendo per ottenere un meritato Evento Speciale di cui il film sarà presto protagonista a Venezia, per poi fare il suo debutto nelle sale di tutto il paese. Quello di Mastandrea, che da tempo definisco il miglior attore italiano su piazza, è un amore per il cinema che dovrebbe essere di esempio per tutti.

N come Netflix
La proiezione in concorso del film di Cary Fukunaga Beasts of No Nation segna una prima volta importante, forse storica: la prima volta che un lungometraggio prodotto da Netflix viene presentato a un festival cinematografico. Netflix, per chi non lo sapesse ancora, tipo qualche consigliere d'amministrazione della RAI, è quella società americana di video on demand che sta rivoluzionando la fruizione audiovisiva e le sue modalità, che sta producendo serie e film tra i più interessanti in circolazione, che fa parlare di sé per il modo illuminato con il quale gestisce il rapporto con i suoi dipendenti. E che ora mette lo zampino in quel mondo che qualcuno temeva volesse distruggere.

O come Orizzonti
Alberto Barbera lo ripete da anni: Orizzonti, nella sua Venezia, è l'altro concorso, dove per altro non si intende di serie B. Precisa e vaga al tempo stesso, buona un po' per tutte le stagioni, questa definizione non esaurisce comunque il senso di una sezione che cerca di proporre il cinema più fresco e obliquo, e che non a torto sia il direttore che molti suoi selezionatori vorrebbero essere trattata dai media con maggior rispetto e attenzione. Quest'anno, qui a Coming Soon, ci proveremo: anche se questo a volte potrebbe voler dire trascurare un nome o un titolo sulla carta più blasonati.

P come Palazzo del Cinema
Palazzo del Cinema come sineddoche per dire di tutto lo sforzo che la Biennale presieduta da Paolo Baratta sta facendo per rinnovare le strutture del Festival e adeguarle alle esigenze di questi anni e dei suoi frequentatori. Sala Grande rifatta, Sala Darsena rifatta, spazi interni al Casinò costantemente riorganizzati e quest'anno anche un'arena all'aperto nello Spazio Giardini che coinvolge non solo gli accreditati ma anche il pubblico e i curiosi che verranno al Lido. Certo, lì davanti c'è ancora lo sfregio del buco, lo scandalo dei suoi costi e dell'inazione degli ultimi anni: ma, è bene ricordarlo, la Mostra in quanto ente, con tutto questo, non c'entra nulla e non ha responsabilità.

Q come quadratura del cerchio
La quadratura, quasi impossibile, cercata da Alberto Barbera e la sua squadra nel cercare di trovare un equilibrio tra cinema d'autore e cinema popolare. Equilibrio tanto più difficile quanto più, oggi, la distanza tra i due filoni appare quasi incolmabile, per stessa ammissione del direttore e per una realtà che è sotto gli occhi di tutti. Ma se il cocktail dovesse riuscire, per Venezia come per tutti gli altri festival del mondo, si tratterebbe di un elisir di eterna (?) giovinezza. Sarà questa la volta buona? Forse no, ma bisogna tentare e ritentare.

R come rivelazioni
Quelle rivelazioni che speriamo di poter avere nel corso delle lunghe giornate di festival: il programma di Venezia 72, nella sua ostentata alternanza tra nomi noti e altri semisconosciuti, promette di essere terreno fertile per fare nuove scoperte, imbattersi nell'inaspettato, scovare qualche nuovo talento per il futuro. O almeno speriamo, altrimenti sarà dura.

S come spritz
Non è Mostra senza spritz. L'aperitivo per antonomasia, consumato con ossessiva ridondanza dai frequentatori del festival e dai locali, che lo hanno inventato e poi esportato in tutta Italia. Anche per chi non lo apprezza molto, come il sottoscritto, e magari lo sostituisce con qualcosa d'altro, è comunque sinonimo di pausa, di cazzeggio, di ristoro e di evasione leggermente alcolica. Sinonimo di Festival di Venezia: chiedete a chiunque, e se vi dicono che non è vero, mentono.

T come Tilda
Ci sono i divi, o le dive. E poi ci sono le divine. Tilda Swinton è una divina, è una regina del cinema contemporaneo, una grande attrice e qualcosa di più. A Venezia ci sarà come attrice protagonista del nuovo film di Luca Guadagnino, regista per il quale ha lavorato in tutti i film precedenti.  A Bigger Splash è il remake de La piscina, e alla Swinton è riservato il compito di ereditare il ruolo che fu di Romy Schneider. Film a parte, non vedo l'ora di ammirare mise e acconciatura sul red carpet: per la Swinton, questo e altro.

U come umidità
Inutile girarci intorno: il clima del Lido di Venezia è davvero infernale. Solitamente o regna un caldo torrido, o un piovoso freddo autunnale. Spesso, le cose si combinano, e a fare da trait d'union è un tasso di umidità tale da rendere virtualmente impossibile al tuo asciugamani da doccia di rendersi utilizzabile in tempo per doccia successiva. Quest'anno le previsioni del tempo non son delle migliori, e pare farà freddo, con qualche temporale. Si temono ripercussioni sul mio mal di schiena.

V come Volpi
Nel senso di Coppa, quella coppa che alla Mostra del Cinema di Venezia va a premiare il miglior attore e la migliore attrice, e che storicamente è feudo quasi esclusivo, ma comunque privilegiato, dei nostri attori e del nostro cinema. Io però, tanto per rimanere in tema, sulla carta la darei a Tilda. Le darei: tutte e due, pure quella maschile, tanto per premiarla per bene.

W come Welles
Con Barbera, alla Mostra, sono arrivate le pre-aperture. Serate di gala che precedono l'inaugurazione vera e propria nel corso delle quali si omaggia un grande del passato con la proiezione di un qualche classico restaurato. Quest'anno è la volta del grande, in tutti i sensi, Orson Welles, nell'anno in cui si celebra il centenario della sua nascita: la sera del primo settembre verrà proiettata la versione italiana completa e restaurata del suo Otello, preceduta (e non poteva essere altrimenti) da Il mercante di Venezia in versione wellesiana.

X come Xavier Giannoli
Lui, il regista di Marguerite, in rappresentanza di tutta la comitiva francese in trasferta a Venezia. Una comitiva che, diciamolo pure, appare un po' sottotono in confronto non solo rispetto a quanto visto al Lido negli anni passati, ma alle potenzialità della cinematografia transalpina in generale. È pur vero che anche a Cannes i film francesi selezionati hanno suscitato polemiche, e che questa non sembra un'annata memorabile per il cinema mondiale, ma alla fine il giudizio lo potremo dare solo a luci della sala accese.

Y come yabadabadoo
O anche yippee ki yay, a scelta. Grida di gioia o rivalsa, a seconda dei casi, che speriamo di lanciare spesso e volentieri nel corso della nostra trasferta festivaliera, di entusiasmi che non si spengono, di sorprese o conferme che euforizzano, di conquiste che si ottengono. Speriamo questo entusiasmo possiate averlo anche voi attraverso il nostro lavoro, o addirittura nei confronti dello stesso.

Z come zzz
Per chiudere, un'onomatopea fumettistica che sta a indicare il sonno. Perché tanto lo sapete tutti: ai festival, a volte, si sonnecchia, la palpebra cala, il capoccione pende verso il basso. C'è perfino chi è noto per le sue sonore russate. Si dorme per stanchezza, perché i ritmi sono intensi, spesso le ore di sonno poche, o si dorme per noia, davanti a polpettoni impraticabili perfino per i più volenterosi. Cercherò di essere sincero, e di segnalare se e quando ho ceduto anche io alle lusinghe di Morfeo.
 

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