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Disney+ ridimensiona la censura dei classici e tocca i 10 milioni di abbonati al lancio

Numeri record, mentre qualcuno scopre un disclaimer su alcuni classici animati "scorretti" col senno di poi.

Disney+ ridimensiona la censura dei classici e tocca i 10 milioni di abbonati al lancio

Il servizio di streaming Disney+ è partito appena il 12 novembre e già ha 10 milioni di sottoscrizioni, tra periodi di prova, canone mensile e canone annuale. Il numero vertiginoso è relativo ai territori in cui Disney+ è già partito, cioè Usa, Canada e Paesi Bassi (in Italia arriverà dal 31 marzo 2020). Se si considera che Netflix, leader attuale dello SVOD (Subscription Video On Demand) ha 158 milioni di utenti in tutto il mondo, la pericolosa concorrenza del Disney+ sarà confermata, se mai ce ne fosse bisogno, quando la Casa del Topo farà viaggiare la sua corazzata nel resto del pianeta.
Al di là del lancio del Disney+, e degli inevitabili crash del servizio alla partenza, ci va tuttavia di parlare di una questione che ci sta parecchio a cuore: tempo fa la major aveva fatto intendere di voler censurare il suo materiale storico che, agli occhi attuali, mostrasse elementi di scorrettezza politica. Classici come Dumbo o gli Aristogatti potevano essere a rischio, negando il grande potenziale valore del servizio per l'appassionato di animazione e in generale di cinema d'antan: ebbene, sembra che invece si sia deciso d'adottare l'approccio dei Disney Treasures, cofanetti dvd che anni fa racchiusero il materiale vintage dello studio Disney. In quelli il critico Leonard Maltin introduceva i cortometraggi con stereotipi razziali, consumo di sigarette o violenza, contestualizzandoli nell'epoca in cui furono creati, presentandoli integrali, senza tagli o censure.
Ebbene, oltreoceano gli utenti hanno notato che prima di alcuni film come Dumbo (l'originale), nella scheda del contenuto, viene indicato: "Questo programma è presentato come originariamente concepito. Potrebbe contenere rappresentazioni culturali obsolete". La cosa fa sorridere per il giro di parole da qualcuno giudicato ipocrita, ma per noi conta il risultato: pare che i corvi di Dumbo o i gatti siamesi di Lilli e il vagabondo siano così sopravvissuti, e quindi dovremmo avere accesso a un patrimonio culturale dell'intrattenimento, senza applicazione di una censura retroattiva e antistorica.
Scriviamo "dovremmo", perché il presidente Disney Bob Iger confermò di persona a preoccupati azionisti che I racconti dello zio Tom (1945) non sarebbe mai stato riproposto sul Disney+ nè in altre forme, confermandone quindi il definitivo seppellimento. In quel caso, nemmeno i disclaimer evidentemente sono stati considerati sufficienti...



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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