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The Bad Guy, "da Falcone ai Simpson": arriva su Prime Video la serie italiana con dentro di tutto

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Debuttano oggi in streaming su Prime Video le prime tre, divertenti e intriganti puntate di The Bad Guy con Luigi Lo Cascio, una nuova serie Original italiana, che mescola riferimenti alti e bassi con irriverenza e spericolata creatività per raccontare una mafia inedita, ultrapop e un po' da ridere.

The Bad Guy, "da Falcone ai Simpson": arriva su Prime Video la serie italiana con dentro di tutto

Nino Scotellaro (Luigi Lo Cascio) è un PM della procura di Palermo. È bravissimo, appassionato, arrogante, narcisista, egocentrico: “ma ho anche dei difetti”, dice lui. Sua moglie è Luvi Bray (Claudia Pandolfi), figlia del suo mentore, un magistrato fatto saltare in aria dalla mafia mentre era in barca, su cui si realizzano fiction televisive. Anche Luvi lavora nella Giustizia, anche se lei ha scelto di fare l’avvocato difensore, ed è bravissima, brava al punto da far assolvere un ministro in odore di corruzione.
Nino è considerato un eroe della lotta alla mafia, ed è ossessionato dalla cattura di Mariano Suro, il capo dei capi di Cosa Nostra, solo che da un giorno all’altro, in seguito a un’intercettazione (ascoltata proprio da sua sorella, che è una tostissima agente del Ros), un’intercettazione in cui si diceva che Nino “è Cosa Nostra”, da eroe si tramuta in mafioso, cattivo. In un Bad Guy.
E Nino, riuscito rocambolescamente a sfuggire alla prigione, diciamo solo che c’entra un certo chiacchierato ponte, deciderà di trasformarsi in quel cattivo che l’opinione pubblica ha fatto di lui, assumendo l’identità del picciotto Balduccio Remora, per vendicarsi di chi l’ha incastrato: Mariano Suro.

Come avete capito, forse, speriamo, da queste poche righe introduttive, che pure hanno cercato di evitare ogni forma di spoiler, e dalle immagini del trailer ufficiale, dentro a The Bad Guy - serie Amazon Original italiana i cui primi tre episodi sono disponibili in streaming su Prime Video dall’8 dicembre, mentre i seguenti tre debutteranno il 15 dello stesso mese - c’è di tutto.
“Da Falcone ai Simpson, da Bo Jack Horseman a Un giorno in pretura”, come dice Giuseppe G. Stasi, che con Giancarlo Fontana ha diretto la serie. Perché The Bad Guy è divertente, veloce, colorata, ultrapop, spietata, umoristica.
“Nella writers room andavamo completamente a briglia sciolta”, prosegue Stasi, “e prima di metterci seriamente al lavoro partivamo da un’ora di cazzeggio, come diceva Scarpelli”.
Nella writers room, con Stasi e Fontana, c’erano i due sceneggiatori che The Bad Guy l’hanno immaginata con Stasi, e poi scritta dopo tutto quel cazzeggio; due dei nomi più importanti della scrittura per cinema e televisione dei nostri giorni: Ludovica Rampoldi e Davide Serino.
“Pensiamo che fare commedia possa anche significare affrontare cose drammatiche, e magari ferite ancora aperte, con tono scanzonato e sopra le righe”, dice Rampoldi relativamente al tono di questa serie, che definisce “un po’ drogato, perché la storia poteva essere drammatica e pesantissima”, se affrontata da altri punti di vista.
“Il fatto è che noi noi non siamo in grado di essere seri: Ludovica e Davide hanno captato questa nostra capacità e si sono regolati di conseguenza”, commenta Stasi, mentre per Fontana “la sceneggiatura era talmente bella che io e Giuseppe potevamo solo peggiorare le cose. La base di partenza era troppo alta, e noi quindi ci abbiamo provato: a rovinarla”.

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Battute a parte, commenta Rampoldi, “Stasi e Fontana sono in grado di bordeggiare il grottesco senza mai finirci dentro”.
Anche perché dei contenuti seri, in The Bad Guy, ci sono eccome. “Si parla del nostro bisogno di creare degli eroi”, dice Rampoldi, “eroi che assolvano alla nostra incapacità di portare avanti una battaglia, che lo fanno al posto nostro. Di questi eroi”, prosegue la sceneggiatrice, “i più fortunati sono quelli che muoiono, perché chi rimane sul piedistallo sul quale noi lo abbiamo posto inizia presto a essere odiato. Perché non ci piace chi sta più in alto di noi, e ci ricorda le nostre mancanze, e quindi lo buttiamo giù, e lo trasciniamo nel fango”. Una dinamica, quella descritta da Ludovica Rampoldi, che nel nostro paese è frequente, regolare, negli ambiti più differenti della vita pubblica e privata.
“In The Bad Guy abbiamo messo i personaggi di fronte a scelte impossibili, li abbiamo calati in situazioni pessime”, aggiunge Serino, secondo il quale “il cattivo, il nemico è dentro di noi. Il vero nemico è il trasformarsi nella propria nemesi, e di fronte a questo nemico la scelta è quella di affrontarlo o di trasformasi in esso”. Che è esattamente, da quel che abbiamo visto nelle prime tre puntate della serie, la grande sfida che ha di fronte il Nino Scotellaro di Luigi Lo Cascio.

La grande sfida di The Bad Guy, invece, in un paese che sa essere cialtrone ma anche moralista come il nostro, è stata quella di affrontare una realtà dolorosa col coraggio di trasfigurarla e renderla surreale e quasi comica. “La cialtronaggine per noi è stata un faro”, commenta Rampoldi. “Ci siamo molto divertiti a prendere elementi reali, come quelli che abbiamo desunto da 1800 pagine di documenti che ci ha passato un serissimo giornalista antimafia, e virarli in una chiave che ne enfatizzasse il ridicolo. Ci siamo divertiti anche a immaginare il famoso Ponte sullo Stretto. Moralismo e morale poi”, continua la sceneggiatrice, “sono al centro del nostro racconto. Ci siamo fatti delle domande ma poi abbiamo drogato le risposte. Anche Nino, in fondo, è un cialtrone dal grande narcisismo, ma va bene così”. Perché, conclude Rampoldi, “desacralizzare il bene è il primo passo per farlo davvero”.


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