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Jesse Williams: Dai banchi di scuola al bisturi e pensando a Broadway

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Insieme alla collega Stefania Spampinato, l'attore che interpreta Jackson Avery si racconta al Filming Italy Sardegna Festival.

Jesse Williams: Dai banchi di scuola al bisturi e pensando a Broadway

E’ il Grey's Anatomy Celebration Day al Filming Italy Sardegna Festival e per festeggiare il medical drama più longevo di sempre arrivano al Forte Village Jesse Williams, alias il dottor Jackson Avery, e Stefania Spampinato, che si è unita alla serie nel 2017 nel ruolo della dottoressa Carina DeLuca. Nella Sala dei Cristalli dove si svolge l'incontro con i due medici del Grey Sloan Memorial Hospital ci sono tantissimi ragazzi, che accolgono i loro beniamini con applausi scroscianti e fotografie a raffica. Aspettano con trepidazione tanto l'episodio finale della quindicesima stagione, che andrà in onda il 17 giugno sul Fox Life, quanto di sentir parlare l'ex insegnante di Chicago dagli occhi azzurri e le lentiggini sul naso e la bella ballerina che dalla Sicilia è arrivata a Los Angeles. Entrambi sono entrati per caso (e per fortuna e anche per talento) nell'universo di Meredith Grey & Co., come inizia a raccontare Williams: "Era il 2006 e ho fatto il provino nel giorno del mio compleanno. Avevano bisogno di me per 3 episodi della sesta stagione. Non avevo esperienza ed ero piuttosto agitato. Temevo che mi avrebbero licenziato da un momento all'altro. Non avrei mai immaginato di diventare una presenza fissa dello show. Conoscevo Grey's Anatomy, ma avevo visto pochi episodi, così ho recuperato il più in fretta possibile, diventando subito un esperto in materia". "Io invece ho incontrato i produttori nel giorno del compleanno di mia mamma" - dice la Spampinato - "e anche io dovevo recitare in pochi episodi. Cercavano un'attrice che parlasse italiano. Quando sono arrivata sul set, ero spaventata, ma sono stata accolta con calore. Il team di Grey's Anatomy è come una grande famiglia". 

Sulla solidarietà che regna durante la lavorazione della serie tv è d’accordo anche Jesse Wiliams, che ascrive il merito di tanta disponibilità e generosità al gruppo di donne che ha il polso della situazione, in primis la sceneggiatrice Shonda Rhimes, che poi è l'unica che conosce i destini di ogni personaggio e che da tempo, oltre a parlare di malattia e amore, affronta tematiche di scottante attualità: "Uno dei grandi pregi di Grey's Anatomy è che negli anni ha saputo rappresentare, come nessun'altra serie, la diversità. Prima, nelle storie per la tv, c'erano in prevalenza uomini bianchi. Shonda e il suo gruppo, invece, hanno aperto le porte agli afroamericani, ai gay, alle donne". "Grey’s Anatomy" - interviene la Spampinato - "tratta questioni fondamentali, per esempio parla del sistema sanitario americano. In Italia la gente può essere curata senza pagare. Negli Stati Uniti, invece, le persone muoiono sulle barelle se non hanno un'assicurazione. "La serie" - aggiunge Jesse - "trasforma i temi importanti che tratta in storie, in persone. E’ difficile affezionarsi a una battaglia o comprendere fino in fondo un problema senza una faccia a cui associarlo, e se ci sono personaggi nei quali il pubblico può immedesimarsi, allora l'effetto è portentoso. E’ questo il cuore, il senso dello storytelling, che spesso riesce a essere ancora più efficace dell’informazione". L'attore conclude il suo elogio di Grey's Anatomy dicendo: "I nostri sceneggiatori riescono a portare lo spettatore in luoghi oscuri, ma poi improvvisamente sono in grado di divertirlo. Alla gente piace provare emozioni. Il pubblico sa che piangerà, che starà malissimo ma poi si sentirà sollevato. La vita sessa è così: varia, altalenante. E’ un equilibrio difficile da raggiungere in scrittura, ma i nostri sceneggiatori sono eccellenti e ci riescono a meraviglia".

Oltre a interpretare il fascinoso Avery, che dalle braccia della dottoressa Kepner è passato a quelle della cardiologa Maggie Pierce, Williams ha anche diretto un episodio della serie, il 22° della stagione 14: "Ce l’ho messa tutta per non deludere i produttori. Da afroamericano, sono abituato a lottare duramente, a faticare il doppio rispetto a un bianco. E’ stato bello e nello stesso tempo impegnativo occuparsi di ogni aspetto, dalla recitazione degli attori, agli attrezzi, ai costumi. Ci sono voluti 25 giorni per girare la puntata. La cosa più impegnativa è stata essere creativi all'interno di uno schema precostituito. Volevo che il mio episodio avesse uno stile registico particolare. Sono arrivato sul set con tantissimi progetti, poi ho capito che dovevo abbandonare ogni idea di inquadratura cool. Dovevano essere gli attori a determinare le scelte registiche, a dare fluidità alla storia".

Per chi recita in una serie televisiva così lunga, interpretare sempre lo stesso personaggio può essere sinonimo di monotonia o, al contrario, una preziosa opportunità per un lavoro di approfondimento. Per Stefania Spampinato ha significato qualcosa di ancora diverso: "Essere Carina è stato divertente, ma anche difficile, perché il fatto di non sapere dove andrà il personaggio mi ha lasciato ogni tanto spaesata. Ho 'rimediato' mettendo nella dottoressa DeLuca molto di Stefania". "Più interpreto Jackson Avery" - spiega Williams - "e più lo conosco, lo faccio mio, lo padroneggio. Gli sceneggiatori, comunque, ci lasciano spazio, accettano i nostri suggerimenti. Per me, comunque, la cosa più importante, mentre lavoro, è raggiungere la verità. Non sempre ci si riesce, perché bisogna controllare le emozioni. Grey's Anatomy parla di tragedie personali, di morti, e noi attori il dolore ce lo portiamo dietro. Quando trascorri 15 ore al giorno con la sofferenza, fai fatica a scrollartela di dosso. Il tuo corpo e la tua mente la assimilano e la credono autentica, reale".

La verità Jesse Williams cerca di conquistarla anche nella vita di tutti i giorni: "Non vengo da una famiglia ricca e, fin da ragazzo, ho imparato ad avere coraggio, a lottare per ciò in cui credo. Per me la verità è più importante del successo e dei soldi, appena ho potuto ho preso un microfono e mi sono messo a nudo, non mi vergogno di mostrarmi per quello che sono. Attraverso i social media, che sono un prezioso strumento di comunicazione, mi sono battuto e mi batto per difendere la cultura afroamericana, verso cui gli Stati Uniti sono debitori. Purtroppo sono in pochi a riconoscerlo e la polizia ammazza ancora tante persone di colore per la strada. Dobbiamo alzare la nostra voce. Se tacciamo, acconsentiamo, se non facciamo sentire la nostra voce, siamo anche noi colpevoli".

Ragazzo con i pedi ben piantati per terra che detesta cordialmente la celebrity culture, Jesse Williams si mantiene vago sulle prossime due stagioni di Grey's Anatomy, anche se notizie recenti lo vogliono legato allo show per altri due anni. Di certo sarà meno presente del solito, anche perché nell'aprile del 2020 debutterà a Broadway, come ci narra in separata sede dopo l'incontro con il pubblico: "La mia prima esperienza da attore è stata su un palcoscenico, in uno spettacolo off-Broadway, quindi è come tornare a casa. Sono spaventato, ed è giusto che sia così. La pièce è importante, si intitola Take Me Out e parla della società americana vista attraverso gli occhi di una squadra di baseball, che è lo sport nazionale per eccellenza. Nel nostro caso viene raccontato per descrivere il bello e il brutto degli Stati Uniti, specialmente il maschilismo. Il mio personaggio è una superstar e scopre di essere gay".



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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