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Hellbound, dall'inferno con furore: Dopo il fenomeno Squid Game dalla Corea su Netflix una serie horror ultraviolenta

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Hellbound, di cosa parla e quali sono gli elementi fondamentali della nuova serie horror sud-coreana, arrivata su Netflix dopo il successo di Squid Game.

Hellbound, dall'inferno con furore: Dopo il fenomeno Squid Game dalla Corea su Netflix una serie horror ultraviolenta

Non si sono ancora spenti gli echi del fenomeno Squid Game, che su Netflix è sbarcata un'altra serie sud-coreana, Hellbound, molto più horror ed estrema, interessante e densa di ambiguità, che sta facendo discutere pubblico e critici. Noi l'abbiamo vista in binge watching (sono sei episodi di circa un'ora l'uno) e senza spoiler sugli sviluppi della trama cerchiamo di raccontarvela nei suoi aspetti e temi principali. Prima dell'inizio, parliamo della fine: la serie termina con un inatteso cliffhanger, che prelude a una continuazione, tutt'altro che scontata. Mentre per Squid Game, dato l'enorme successo ottenuto nel mondo, gli autori hanno già confermato una seconda stagione, anche Hellbound resta aperto nella speranza che Netflix decida di continuarla. Sarebbe un vero peccato lasciare insoddisfatte tutte le domande che la serie lascia senza risposta, per cui incrociamo le dita. Hellbound, titolo inglese traducibile come “destinato all'inferno” nasce da una serie di webtoon scritti dallo stesso Yeon Sang-ho, regista e sceneggiatore quarantatreenne noto per gli zombi horror Train to Busan e Peninsula. Il webtoon è un genere tipico della Corea del Sud e sta a indicare dei fumetti digitali: non si tratta quindi di cartoni animati ma di manga leggibili online.

La premessa di Hellbound

Al centro della storia c'è l'improvvisa comparsa, nel centro di Seoul, di tre giganteschi demoni dall'aspetto di fumo e cenere (il fuoco del resto è l'elemento centrale dello show) che nel panico generale distruggono auto e qualunque cosa sia sulla strada del loro obiettivo: un poveretto a cui è stato profetizzato il giorno e l'ora della sua morte da un'apparizione soprannaturale. I demoni fanno a pezzi l'uomo prima di carbonizzarlo. Nel terrore che si diffonde per queste ricorrenti “annunciazioni demoniache”, La Nuova Verità, una setta religiosa guidata da un giovane e carismatico leader, Jeong Jin-soo, approfitta della situazione per imporre il messaggio che le persone condannate, in apparenza a caso, sono dei peccatori e che l'uomo deve rispettare la legge divina per non incorre in queste terribili punizioni, di cui vengono organizzate dimostrazioni pubbliche, trasmesse a reti unificate. Braccio armato della Nuova Verità è un violento gruppo di fanatici estremisti chiamato la Punta di Freccia, il cui leader dal volto dipinto di colori psichedelici e con una maschera di teschio incita in video i seguaci a eliminare i dissidenti. Ma, come si scoprirà in seguito, niente di tutto questo è fondato sulla realtà e i primi peccatori sono proprio i supposti depositari della verità divina, che è ormai la prima forza dello Stato, di cui controlla tutti gli aspetti. A opporsi a loro inizialmente c'è un poliziotto, Jin Kyeong-hoon, presente solo nei primi tre episodi, e un'avvocatessa, Min Hye-jin, che diventerà fondamentale nella vicenda, che riprende 5 anni dopo i fatti raccontati nei primi 3 episodi, secondo l'anomala struttura della serie, ambientata in un prossimo futuro.

I temi di Hellbound e le somiglianze con Squid Game

Le maschere

Chi ha visto Squid Game, serie indubbiamente più raffinata nella costruzione scenografica e nello sviluppo dei personaggi (Hellbound è più derivativa del fumetto e sbrigativa nello svolgimento) non potrà fare a meno di notare delle somiglianze che, da non esperti della cultura sud-coreana, ci limiteremo a sottolineare. Se i vip di Squid Game assistevano ai circenses in maschere che ricordavano – e non era l'unico riferimento a Kubrick – quelle indossate nell'orgia di Eyes Wide Shut, anche qua i vip hanno un posto in prima fila per assistere al massacro ultraterreno e indossano maschere anonime, grigie, quasi penitenziali. Il motivo ritorna anche in altri episodi, con le maschere simili a quelle che siamo ormai abituati a portare, degli esponenti di Punta di Freccia, per non parlare del suo folle leader.

Il gap tra ricchi e poveri

Ritorna, sia pure in modo meno centrale, il motivo di una società (un mondo) in cui gli unici che hanno il diritto all'anonimato sono i misteriosi miliardari che possiedono tutto e non si espongono mai: il resto è carne da macello da spettacolarizzare e mettere alla gogna.

La religione

La società sudcoreana è in maggioranza laica, ma il tema della religione e dei falsi profeti, toccato marginalmente in Squid Game, dove il personaggio del giocatore bigotto e ipocrita veniva visto con fastidio se non con aperto odio dagli altri concorrenti, sembra ossessionare il creatore di Hellbound. La formazione di una Chiesa Stato che usa metodi da inquisizione per imporre la sua volontà e il controllo sul popolo, sfruttando la paura delle punizioni “divine”, è centrale nella serie, che presenta una versione strumentale del Dio vendicativo del Vecchio Testamento, Una visione inquietante e purtroppo realistica, che richiama alla mente Paesi che in nome di supposte norme religiose commettono i peggiori crimini sull'umanità.

L'ultraviolenza

Veniamo ad uno dei temi più controversi di queste serie che, come sappiamo, non hanno alcun filtro e a cui sono esposti anche bambini e adolescenti: la rappresentazione della violenza. Da sempre contrari a ogni forma di censura, riteniamo tuttavia che non tutti gli spettacoli siano adatti a chiunque, e che essere esposti a una spettacolarizzazione continua e iper-realista della violenza finta possa produrre un processo di anestetizzazione nei confronti di quella vera. Non arriviamo certo a pensare che arrivi a scatenare fenomeni di emulazione (i media ci campano da sempre su queste cose), ma si tratta di un argomento che andrebbe preso in considerazione, prima di far vedere una serie del genere a ragazzini. L'ultraviolenza di Arancia Meccanica, paragonata a quel che si vede in Hellbound e Squid Game è roba da educande, come si diceva un tempo. Comunque, un'avvertenza per i più sensibili: questa serie in particolare contiene ripetute scene di tortura e pestaggi (inclusa una donna anziana), gente fatta a pezzi e carbonizzata, due persone bruciate vive su cui si indugia a lungo.

In definitiva

Non c'è dubbio che Hellbound sia una serie avvincente e che incuriosisce molto, perché alla fine della prima stagione non sappiamo ancora chi e che cosa siano queste apparizioni, cosa vogliano dire queste condanne e soprattutto se c'è qualcuno in grado di contrastarle e difendere l'umanità da queste creature e dai loro presunti interpreti. Nell'ultimo episodio spunta anche un possibile tema messianico. Vedremo se l'aver messo tanta carne al fuoco (letteralmente) si tradurrà in una serie di spessore o se Hellbound si rivelerà alla fine solo un fumettone per amanti del genere estremo.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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