La città delle donne

La città delle donne

( La città delle donne )
Voto del pubblico
Valutazione
3.8 di 5 su 4 voti
Genere: Commedia
Anno: 1979
Paese: Francia, Italia
Durata: 145 min
Distribuzione: Gaumont
La città delle donne è un film di genere commedia del 1979, diretto da Federico Fellini, con Marcello Mastroianni e Anna Prucnal. Durata 145 minuti. Distribuito da Gaumont.

TRAMA LA CITTÀ DELLE DONNE

La città delle donne, film diretto da Federico Fellini, racconta la storia di Marcello Snàporaz (Marcello Mastroianni), che in viaggio in compagnia della moglie Elena (Anna Prucnal) su un treno, adocchia una misteriosa donna e decide di seguirla, scendendo alla sua stessa fermata. Si ritrova così in un albergo, nel quale si sta tenendo un animato congresso di femministe, che si esprimono tramite slogan preconfezionati, ma che l'uomo non riesce a comprendere fino in fondo. Sentendosi attaccato, Marcello prova a fuggire dall'hotel, chiedendo un passaggio a un gruppo di ragazze, che lo conducono al castello di Katzone (Ettore Manni), un guru dell'eros, che vive circondato da donne procaci e sensuali, tutte sue conquiste e simboli della donna-oggetto.
Durante la notte, Snàporaz scopre un passaggio segreto sotto il letto della camera che gli è stata assegnata e decide di scivolare via per ritrovarsi prigioniero in una gabbia. Condotto in tribunale dalle femministe, l'uomo viene messo sotto accusa e condannato al linciaggio. Marcello riesce, però, a divincolarsi e si sveglia sul treno, seduto di fronte sua moglie...

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CRITICA DI LA CITTÀ DELLE DONNE

Era un film difficile per Fellini La città delle donne appassionante scommessa con se stesso e contro se stesso, perché la sua intuizione naturale dei fatti, la sua felice capacità di rappresentare senza filosofare, si scontrava con un nodo ideologico, con un inciampo di attualità storica (il femminismo) posto a contrastare le sue muse di sempre, le donne.Ne è uscita all'inizio una distanza provocatoria con uno stile volontaristico che ci ha tenuto un poco in sospeso. Probabilmente non ha nessuna importanza sapere se Fellini è femminista o antifemminista (le sue origini più fervide sono, come per tanti, maschiliste e donnivore). Conta che Fellini si sciolga dentro il suo tema storico, senza paura di ricevere accuse o voglia di apparire generoso. (Stefano Reggiani, "La Stampa", 29 marzo 1980).Ancora una volta, come sempre o quasi sempre del resto, egli [Fellini] è diventato la madame Bovary della sua adolescenza e si rigira compiaciuto nel calore e nel calduccio che gli dà la possibilità di trovarsi in una "troupe" ben collaudata, fra macchinisti fedeli che gli simulano treni in corsa e mare risciacquato sulle rive di un'inevitabile spiaggia romagnola, come se si trovassero nell'officina di Mèliès. Del resto, sempre più Fellini conferma di essere il più grande e geniale erede di Mèliès che sia mai esistito [...]. Soltanto che non sempre le magie riescono col buco. E la tentazione de La città delle donne di fondere una specie di sbalordita confessione di divertita impotenza di fronte alla "nuova" donna di oggi insieme alla nostalgia verso la "vecchia" donna di ieri [...], pur riproponendo la genialità smisurata di Fellini in tutta la sua solitaria furbesca sfrenatezza, non raggiunge che di rado quella armonia di estro, di ordine, di fantasmagoria da fumetto, di ironia da "pamphlet" che deve aver stimolato da anni la fantasia dell'autore. (Claudio G. Fava, "Corriere Mercantile", 4 aprile 1980).Il film è un altro aggiornato Casanova, dove non solo gli amatori sono infelici, ma anche le donne hanno la loro parte di comprensione e dunque di irrisione. (Stefano Reggiani, "La Stampa", 29 marzo 1980).È un catalogo di emozioni, ora grottesco ora farsa lunare, mediante il quale approssimarsi al reale con puntate dolorose contro la strage della femminilità compiuta dal femminismo aggressivo e un'ironia plenaria con cui Fellini, assolvendosi di quanto c'è di più frivolo nella sua chiacchierata, ci offre l'unica chiave che può darci la cognizione del tempo. A noi è piaciuta con riserva. Vi abbiamo trovato qualche squilibrio nella qualità dell'immagine, ci è sembrata un po' molle nel nocciolo, qua e là insidiata da strappi narrativi o da forme dialettali poco intelligibili, e stilisticamente meno omogenea del consueto. Ma ci siamo rifatta la bocca in molti luoghi. (Giovanni Grazzini, "Corriere della sera", 29 marzo 1980).Una fiaba che Fellini si è divertito a raccontargli (allo spettatore) ripercorrendo intenzionalmente tutte le tappe del suo cinema, qua dando spazio, ancora una volta, ai ricordi, come in Otto e mezzo e in Amarcord, là facendo il punto di nuovo sul presente, come nella Dolce vita e in Prova d'orchestra, alternando l'incubo al sogno, la visione allo scherzo e all'aneddoto, moltiplicando e variando le lingue e le tecniche, riscoprendo e rileggendo l'immaginato e il reale con un estro e una fertilità di invenzioni da lasciare spesso affascinati e stupiti. (Gian Luigi Rondi, "Il Tempo", 29 marzo 1980).Ancora una volta Fellini da ragione alla psicanalisi di Carl Jung: «La donna sta laddove l'uomo ha la sua ombra, sì che spesso egli è portato a confondere la donna con la propria ombra». Con La città delle donne il regista romagnolo vorrebbe parlare del «continente donna oscuro e misterioso», delle tante donne che inquiete, violente, soavi, umiliate, esaltate, amabili, cattive, anarchiche, flebili, gli stanno nell'inconscio appena rimosso. E invece ancora una volta, sotto sogni repressi, desideri ina

CURIOSITÀ SU LA CITTÀ DELLE DONNE

Ettore Manni morì improvvisamente il 27 luglio 1979, durante le riprese del film.

Nel 1980 il film si è aggiudicato quattro Nastri d'Argento come Miglior film, Migliore fotografia, Migliori costumi e Migliore scenografia.

INTERPRETI E PERSONAGGI DI LA CITTÀ DELLE DONNE

Attore Ruolo
Marcello Mastroianni
Snaporaz
Anna Prucnal
Elena
Ettore Manni
Dr. Katzone
Bernice Stegers
Signora del treno
Jole Silvani
Motociclista
Donatella Damiani
Soubrettina
Fiammetta Baralla
"Ollio"
Helene G. Calzarelli
Femminista
Catherine Carrez
Comandante
Mara Ciukleva
Una vecchia signora
Marcello Di Falco
Un omosessuale
Jill Lucas
Gemella
Viviane Lucas
Altra gemella
Fiorella Molinari
Punk
Silvana Fusacchia
Pattinatrice
Gabriella Giorgelli
Pescivendola
Dominique Labourier
Femminista
Alessandra Panelli
Massaia
Sylvie Mayer
Femminista
Sibilla Sedat
Giudice
Loredana Solfizi
Femminista nera
Carla Terlizzi
Femminista
Rosaria Tafuri
Sara, la soubrette

PREMI E RICONOSCIMENTI PER LA CITTÀ DELLE DONNE

Nastri d'Argento - 1980

  • Premio miglior regista a Federico Fellini
  • Premio miglior scenografia
  • Premio migliore fotografia a Giuseppe Rotunno
  • Premio migliori costumi
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