Dragged Across Concrete: recensione del film di di S. Craig Zahler presentato al Festival di Venezia 2018

03 settembre 2018
2.5 di 5
1

Radicalismo di maniera e ironia spuntata in un thriller metropolitano che ben amministra la sua durata dilatata.

Dragged Across Concrete: recensione del film di di S. Craig Zahler presentato al Festival di Venezia 2018

Difficile spiegare per quale motivo un film d’azione, un thriller metropolitano, debba durare la bellezza di centocinquantotto minuti. A S. Craig Zahler (che è quello di Bone Tomahawk, e di Brawl in Cell Block 99) va comunque riconosciuto di aver gestito discretamente bene questo minutaggio, usando la distensione a fini narrativi in maniera anche intelligente.
E che, alla fine, se ci sono dei problemi, in Dragged Across Concrete, non sono certo quelli legati alla durata.

A una regia lineare e pulita, che contrasta con quella nervosa e tutta camera a mano dei suoi film precedenti, l'americano contrappone un copione che vorrebbe non solo raccontare di una realtà che spinge tutti, inevitabilmente, verso il baratro, ma che gioca con pesante ambiguità e ironia troppo spuntata sull’ansia del politicamente corretto. Il mondo raccontato da Zahler è brutto, sporco e cattivo. È il nostro, ci piaccia oppure no.
Un mondo dove anche i buoni, alla lunga, finiscono col diventare cattivi, o meno buoni.

“Non avrei mai pensato di diventare razzista, ma dopo anni in questo quartiere non ne posso più,” dice la moglie di Mel Gibson dopo l’ennesimo episodio di bullismo subito dalla figlia pre-adolescente, colpevole per i ragazzi della zona di essere la figlia di un poliziotto.
Nemmeno Gibson e Vince Vaughn non avrebbero mai pensato a un piano per rubare soldi a uno spacciatore, se non si fossero trovati improvvisamente a corto di soldi per via dei magri stipendi, e della sospensione non pagata subita a causa di un arresto “poco gentile”.

Solo che lo spacciatore è in realtà una sadica mente criminale senza alcuna considerazione della vita umana, e pedinandolo i due sbirri si ritrovano a fare i conti con una sanguinosa rapina e con un bottino in lingotti d’oro; mentre il ragazzo nero appena uscito di galera che si è prestato come autista ai rapinatori, lo ha fatto perché deve trovare i soldi per rimettere in sesto madre e fratellino.

Molti dialoghi, numerose fasi di attesa e altrettante di costruzione, qualche sporadica esplosione balistica e non che si fatica perfino a definire action. Gli anni Settanta cui chiaramente s’ispira questo Dragged Across Concrete sono lontani, il radicalismo di Zahler è pastorizzato, di maniera, tarato sulle aspettative di un audience che preferisce il velluto alla carta vetrata.
Il risultato quindi non irrita, ma sa comunque di fasullo.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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