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Sean Penn, che ti è successo? In concorso a Cannes Flag Day, nuovo film da regista e attore dell'americano

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Tratto dal memoir di Jennifer Vogel, Flag Day, il nuovo film di Sean Penn, in corsa per la Palma d'oro, racconta del rapporto tra una figlia adorante e un padre cialtrone, truffatore e bugiardo sullo sfondo di un'America disperata. Cambiano i temi, ma la retorica e l'idea patinata del cinema sono le stesse del precedente Il tuo ultimo sguardo.

Sean Penn, che ti è successo? In concorso a Cannes Flag Day, nuovo film da regista e attore dell'americano

Cosa è successo a Sean Penn?
All'attore bravissimo di Colors, Carlito's Way, Mystic River, This Must Be the Place?
Ancora di più, al regista di film La promessa, o di quell'episodio struggente di 11 settembre 2001 interpretato da Ernest Borgnine? Perfino di Into the Wild, se vogliamo?
Sean Penn è oramai quasi irriconoscibile.
A Cannes, nel 2016, aveva presentato il terrificante L'ultimo sguardo, e ora a Cannes, in concorso, torna con Flag Day, film che racconta la vera storia del rapporto tra una figlia prima adorante, e poi delusa, e un padre infantile, affascinante, bugiardo e criminale. La storia di Jennifer Vogel, raccontata da lei stessa in un memoir nel 2006 e qui adattata da Jez Butterworth, e che Penn ha portato al cinema affidando a sua figlia Dylan il ruolo di Jennifer e lasciando per sé quello di papà John.

Quello tra figli e genitori disfunzionali è un sottogenere del cinema hollywoodiano oramai noto e codificato, e Penn non si sforza di un millimetro di uscire dal canone, dal prevedibile, dallo scontato.
Come attore, parafrasando un famoso regista su un certo attore altrettato famoso, Penn ha oramai quasi sono due espressioni, una con la sigaretta in bocca e l'altra senza.
Ma il punto non è questo, anche perché di tanto in tanto il colpo di coda della classe si fa sentire.
Il punto è che, tra commenti musicali onnipresenti e ridondanti, e certi vezzi come i ralenti, gli inserti d'archivio e l'ostentazione gratuita della pellicola, Flag Day finisce per avere quegli stessi imperdonabili difetti di retorica e di estetica patinata che aveva il precedente film (che pure era più ricattatorio per via del Grande Tema, l'Africa e la malattia: anche se, insomma, è Tema pure il dolore di una figlia causato dal padre).

Tra l'altro: sono padre anche io, e sono un mollaccione, e quando si toccano certe corde è facile comprarmi, coinvolgermi, commuovermi.
Flag Day mi ha irritato come critico e lasciato freddo e indifferente da padre. Il che è proprio un cattivo segnale.
La programmaticità del film di Penn e della sua successione di scene, la banalità delle scelte musicali e una generale sensazione di scarsa convinzione creano una barriera difficilmente sormontatile. Nonostante i guizzi di Sean, nonostante certi primi piani di Dylan (che se la cava anche come attrice, e che a volte somiglia in maniera impressionante a mamma Robin Wright, e altre quasi per niente).
L'avrà forse fatto per fare ammenda alle sue colpe di padre, questo film, Sean Penn. Avrebbe potuto scegliere altre strade, più private.
E chissà che ne pensa Hopper, secondo figlio di Sean, che qui interpreta Nick, fratello di Jennifer, nel film un personaggio di rara irrilevanza e spietata marginalità.

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