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Presentato il Torino Film Festival 2017, nel segno della continuità

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Guest director Asia Argento e retrospettiva dedicata a Brian De Palma.

Presentato il Torino Film Festival 2017, nel segno della continuità

Il Torino Film Festival ha presentato il programma della sua 35° esima edizione in una doppia conferenza stampa, a Roma e Torino. L’identità non cambia, per l’unico, vero festival cittadino italiano, che ogni anno convince una comunità a mettersi in fila per film e incontri, con interesse e fiducia. Un anno delicato, visto che è l’ultimo di mandato della direttrice Emanuela Martini, in attesa che il nome del nuovo direttore del Museo del cinema - incaricato di decidere sul futuro suo o dell’eventuale successore - emerga dalle sabbie mobili della politica locale sabauda. Identità, si diceva, con il concorso Torino 35 dedicato come di consueto alle opere prime e seconde, composto da quindici film, tra cui due italiani: Blue Kids di Andrea Tagliaferri e Lorello e Brunello di Jacopo Quadri.

La giuria sarà presieduta da Pablo Larrain, e sarà composta, fra gli altri, da Isabella Ragonese e dallo sceneggiatore e apprezzato giallista greco Petros Markaris. L’apertura della manifestazione sarà dedicata, la sera del 24 novembre, a Finding Your Feet del britannico Richard Loncraine, alla presenza del protagonista Timothy Spall, oltre che del regista. Una serata iniziale diversa dal solito, all’insegna “di un percorso di apertura a mondi complementari al cinema”, ha spiegato la nuova presidentessa del Museo del Cinema, Laura Milani. “Un viaggio che inizia in questa edizione, con l’intenzione di proiettarsi verso il 2020, ventesimo anniversario del museo. Occasione per mettere al centro il nostro simbolo, la Mole Antonelliana, che ospiterà una performance diretta da Roberta Torre, con protagonisti quattro padrini legati a mondi complementari come la musica, il design, la letteratura e il cibo.”

La chiusura, sabato 2 dicembre, vedrà protagonista un habitué di Torino, ormai fra i maggiori autori indie americani, Sean Baker, con l’apprezzato The Florida Project.

Il Guest director di quest’anno, che arriva dopo Paolo Virzì, Julien Temple e Gabriele Salvatores, sarà Asia Argento, che ha curato personalmente una selezione di film “sull’America dello sprofondo, sotto la Bible Belt”. Viste le note polemiche di queste settimane, ha confermato una presenza decisa da mesi, ma con la condizione di non incontrare la stampa; presenterà solo i film prescelti per AmeriKana, questo il nome scelto per la sezione, che le perdoniamo. Sarà poi protagonista il 30 novembre di una performance al cinema Massimo, diretta da Bertrand Bonello

Dopo le apprezzate retrospettive dedicate al nuovo cinema americano, quest’anno toccherà al cinema di Brian De Palma, il quale difficilmente riuscirà ad essere presente a Torino, visto che sta montando il suo nuovo film. “Mi sembra venga considerato meno dei suoi amici della New Hollywood”, ha detto la direttrice Emanuela Martini. “Viene considerato solo un ottimo tecnico, uno stilista, ma secondo me va recuperato, va enormemente nel profondo.I suoi film sono molto teorici, godardiani, raccontano come siamo sopraffatti dalla sovraesposizione alle immagini. Probabilmente non verrà, anche se ci speriamo, ma andava fatta ugualmente la retrospettiva per regalare una grande scoperta ai giovani”.

Il Gran Premio Torino sarà consegnato a uno degli storici collaboratori di De Palma, il compositore di colonne sonore Pino Donaggio, in occasione della proiezione di uno dei più proficui frutti del loro sodalizio, Vestito per uccidere.

A proposito di cinema di genere, ovviamente non mancherà la tradizionale notte horror, colazione compresa, così come la sezione dark After Hours, dedicata ai brividi horror e non solo. Particolarmente soddisfatta la Martini, che ha citato la miniserie sui vampiri diretta da Sion Sono per Amazon, Tokyo Vampire Hotel, oltre a “due zombie movie che innovano il filone, uno irlandese e uno canadese, e l’esilarante commedia di James Franco The Disaster Artist, sulla realizzazione di un piccolo cult movie, considerato tra i più brutti mai girati, del nuovo Ed Wood. Quindi spazio anche all’Italia, cosa rara in After Hours, con Riccardo va all’inferno di Roberta Torre, rilettura della più feroce tragedia shakesperiana, con Massimo Ranieri e Sonia Bergamasco e Favola di Sebastiano Mauri, con Filippo Timi.

A proposito di cinema italiano, dopo la selezione infinita di Venezia la preoccupazione dei selezionatori era quella di non avere molto tra cui scegliere, mentre anche la direttrice conferma l’annata particolarmente feconda del nostro cinema. Lo dimostra la sezione Festa mobile, tradizionale vetrina del meglio dei maggiori festival internazionali, che proporrà varie pellicole nostrane come i consueti Elisabetta Sgarbi, con L’altrove più vicino, Davide Ferrario, con Cento anni, Bruno Bigoni, con My War Is Not Over, oltre a Amori che non sanno stare al mondo di Francesca Comencini, Balon di Pasquale Scimeca, Smetto quando voglio ad honorem di Sydney Sibilia, Tito e gli alieni di Paola Randi con Valerio Mastandrea.

Non mancheranno, poi, i film musicali come il nuovo di Julien Temple, il documentario su Grace Jones di Sophie Fiennes e Faithfull di Sandrine Bonnaire. Altri titoli da non perdere ci sembrano L’ora più buia di Joe Wright, con Gary Oldman in odore di Oscar, Morto Stalin, se ne fa un altro di Armando Iannucci, Un beau soleil interieur di Claire Denis con Juliette Binoche, Mary Shelley di Haifaa Al-Mansour, con Elle Fanning, Seven Sisters di Tommy Wirkola, Wind River di Taylor Sheridan.

Una selezione che rimane ricca, come tradizione, anche se forse meno promettente di altre edizioni recenti, anche per la concorrenza della Festa di Roma su alcuni titoli forti, reduci dai grandi eventi nord americani. Occasione per andare alla ricerca delle tante piccole sorprese, che non mancano ogni anno a Torino. Un festival realizzato quest’anno con un budget inferiore del 12% rispetto allo scorso anno, “non per tagli, ma per un efficientamento delle risorse di tutti gli organi del Museo, quindi anche del film festival”, ha tenuto a precisare con amore per la rifrazione semantica la presidentessa Laura Milani.

Fatto sta che, in attesa della nomina del nuovo direttore e di una decisione sul rinnovo o meno dell’incarico a Emanuela Martini, la direttrice, anatra zoppa suo malgrado, ha rivendicato legittimamente il lavoro di questi anni e la crescita costante di spettatori. “È stata un’esperienza molto bella, che non ritengo conclusa. Sarei felice di continuare”. Cristallino, no? Torino si svegli dal torpore, dovuto forse al recente picco di smog, e si sbrighi a rinnovarle l’incarico. 

Il programma completo lo trovate sul sito ufficiale del festival, che si svolgerà dal 24 novembre al 2 dicembre e che comingsoon.it seguirà giorno per giorno.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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