Oscar 2018: quale sarà il film scritto meglio? I candidati per la sceneggiatura

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Oscar 2018: quale sarà il film scritto meglio? I candidati per la sceneggiatura

Per fare un bel film non basta avere un bravo regista e degli ottimi attori e collaboratori tecnici. La fase più importante è spesso quella della scrittura. Nemmeno un cast e una troupe di tutti premi Oscar sarebbe capace di ricavare alcunché da un cumulo di banalità. E' per questo che il riconoscimento per quel malloppo di carta noto col nome di sceneggiatura o copione vale davvero molto. Ripassiamo dunque insieme i candidati all'Oscar 2018 nelle due categorie (sceneggiature originali e adattamenti), memori delle infinite volte in cui abbiamo detto: "la regia è buona ma la sceneggiatura è piena di buchi" o, al contrario, "bella sceneggiatura, meritava una regia migliore".

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE:

Partiamo dall'outsider, ovvero la sceneggiatura di James Mangold, Scott Frank e Michael Green per Logan, che fa segnare un record storico: è la prima mai candidata per un cinecomic e in assoluto (con l'eccezione dell'omaggio postumo a Heath Ledger) la prima nomination per un film del genere al di fuori delle usuali categorie tecniche. Merito forse dello spirito noir che pervade il film, con un eroe stanco e invecchiato, al tramonto. Probabilmente non ha chance di vittoria, ma il fatto che la si trovi tra i magnifici 5 prova forse che anche i membri dell'Academy cominciaano ad avere meno pregiudizi, aprendosi ad altri generi e a film più commerciali di quelli che da anni vengono presi in considerazione.

In America, per l'iscrizione obbligatoria al sindacato di categoria, la sceneggiatura di uno dei film più decantati del 2017, l'adattamento dell'omonimo romanzo di André Aciman, Chiamami col tuo nome, è attribuita esclusivamente a James Ivory, mentre, com'è noto, ha subito diversi rifacimenti (anche per adattarla al budget limitato e alle esigenze di produzione) da parte di Luca Guadagnino e Walter Fasano. I più attenti avranno anche capito quali parti portano un'altra firma. L'Academy votando lo script di Ivory, oltre a offrire un riconoscimento concreto al film, conferirebbe anche una specie di premio alla carriera all’anziano regista di Maurice. Anche solo per questo, diremmo che le possibilità di vittoria di questa sceneggiatura sono (ampiamente) superiori al cinquanta per cento.

Nell'anno della beatificazione cinematografica delle cattive ragazze, dopo un film tratto dalle memorie di Tonya Harding non poteva mancare Molly's Game, tratto dal libro di Molly Bloom, ex promettente sciatrice dalla carriera stroncata da un incidente e ragazza ribelle della upper class del Colorado, che uscirà nelle nostre sale il 12 aprile e rappresenta anche il debutto registico di Aaron Sorkin, famoso e stimatissimo sceneggiatore già premio Oscar per il copione di The Social Network nel 2010, alla sua terza nomination in categoria. Eppure la sceneggiatura di Molly’s Game non ci è parsa all’altezza di altri suoi lavori: dialoghi fittissimi con ampio ricorso alla voce fuori campo della protagonista (Jessica Chastain, scelta dalla stessa Bloom), tecnicismi eccessivi per i profani del gioco e scarsa capacità di suscitare empatia per una donna di grandi talenti e mente matematica che per ribellione al padre non trovò di meglio che impegnarsi nella creazione di un giro di poker da molti milioni di dollari, al cui tavolo sedevano celebrità come Ben Affleck, Leonardo DiCaprio e Tobey Maguire (ritrae lui Michael Cera nel film) ma anche – lei dice a sua insaputa - boss della mafia russa, che le attirano l’attenzione dell’FBI, poco più di una reprimenda e la riconciliazione con la figura paterna (Kevin Costner).

Presentato alla scorsa Festa del cinema di Roma Mudbound è il bel film Netflix che Dee Rees ha diretto dal romanzo di Hilary Jordan “Fiori nel fango” (Neri Pozza), adattandolo per lo schermo insieme a Virgil Williams. Il film non ha niente delle tipiche ridondanze degli adattamenti letterari e anche i dialoghi affidati alle menti interiori dei personaggi suonano tutto fuorché didascalici. Pur non avendo letto il romanzo (ma avendo amato il film) ci sentiamo di dire che il lavoro di Rees e Williams è stato ottimo, ma dubitiamo che abbiano chance di vittoria, anche se è importante che siano stati inclusi (il film ha anche una meritatissima candidatura per la direttrice della fotografia Rachel Morrison e una per la canzone cantata dalla straordinaria Mary J. Blige),

Infine, The Disaster Artist, un’altra sceneggiatura che abbiamo amato molto e la cui (improbabile) vittoria sarebbe anche un giusto risarcimento per il suo deus ex machina James Franco, scippato della nomination per le note vicende (mai provate e mai denunciate ufficialmente) per uno dei suoi ruoli e dei suoi film migliori (che ha scritto, diretto e interpretato). E il racconto della storia della lavorazione di un film così brutto da risultare sublime, The Room di Tommy Wiseau, tratto dal libro del protagonista Greg Sestero, è uno dei più spassosi, amari e stranamente toccanti mai visti su un’amicizia e sul sogno del cinema. Per entrare nel mood e apprezzarlo come merita, è propedeutico e secondo noi necessario vedere il film di cui racconta la storia: se amate davvero il cinema, non potete non amare anche i brutti film.

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE

E passiamo agli autori originali, quelli il cui Oscar conta sicuramente un po’ di più perché, ispirazione e modelli a parte, quello che scrivono è davvero farina del loro sacco. E quest’anno ci sono in concorso delle storie davvero belle e ben scritte, che rendono difficile anche solo fare un pronostico.

Partiamo anche qua dall’outsider, che è sicuramente The Big Sick, tenera e commovente storia d’amore, di differenze culturali e accettazione dell’altro, che racconta più o meno quella tra gli autori: l’attore comico e stand up comedian di origine pakistana Kumal Nanjiani e la moglie, l'americanissima sceneggiatrice Emily V. Gordon (nel film interpretata da Zoe Kazan). Una pellicola a tratti spassosa, sincera e ben scritta, che merita la nomination ma non ha chance di aggiudicarsi la statuetta, a meno di clamorose sorprese.

Un’altra commedia al top delle nostre preferenze è il sorprendente, godibilissimo e intelligente Scappa - Get Out, che appartiene al genere sempre più raro dell'horror satirico, capace di far ridere e di inquietare in egual misura. Jordan Peele, creatore assoluto del film, ha vinto il jackpot con questa sua prima sceneggiatura che parla del problema razziale negli Stati Uniti in modo mai fatto prima. Noi ce ne siamo innamorati a prima vista (qui la nostra recensione di Scappa - Get Out) e ci piacerebbe moltissimo vederlo premiato, ma siamo realisti e dubitiamo che possa farcela.

Scritto, diretto e interpretato da donne, Lady Bird è un delizioso piccolo film indie su quella drammatica età di passaggio -  i 17 anni in America - che precedono il distacco anche fisico dai genitori per l’esperienza del college. Un film sui rapporti madre-figlia e sulla ribellione creativa e vitale ma egoista e a volte ingiusta di quel periodo che non vorremmo mai rivivere, di cui ci piace soprattutto lo sguardo tutto femminile. La candidatura al'Oscar 2018 non è dunque eccessiva, a parer nostro, a differenza di quella per la regia.

Che dire (ancora) della storia scritta da Guillermo del Toro per La forma dell'acqua - The Shape of Water? Che ci ha messo dentro di tutto, come abbiamo provato a riassumere in questo articolo/guida : tutta la sua passione per il cinema che gli ha salvato la vita in un’età in cui qualsiasi film può essere, per un ragazzo o una ragazza, la porta che ti apre un mondo. Merita l’Oscar? Forse più per altri reparti, ma dipende da quante statuette i signori dell’Academy sono disposti a dare al suo film delle 13 per cui è candidato.

E chiudiamo con Tre manifesti a Ebbing, Missouri, con cui il britannico Martin McDonagh scrive benissimo una storia molto americana, anzi, tipica del Sud degli Stati Uniti, coi suoi umori, le sue follie e i suoi residui di odioso razzismo. Già questo è un merito, oltre a quello di aver scritto uno straordinario personaggio femminile (per la grande e un po’ pazza Frances McDormand) e un paio di altrettanto bei caratteri maschili tra loro agli antipodi, ma che alla fine convergono. Non sapremmo dire se sia proprio questa la sceneggiatura “migliore” tra quelle in competizione, ma quanto a possibilità di vincere è molto vicina al podio.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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