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Oscar 2018: i nominati per il miglior film straniero

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Candidati all'Oscar 2018 per il miglior film in lingua non inglse, cinque titoli provenienti dai festival europei: conosciamoli meglio.

Oscar 2018: i nominati per il miglior film straniero

La categoria più imprevedibile degli Oscar è da sempre quella del miglior film in lingua straniera. Gli americani non brillano per curiosità intellettuale nei confronti del resto del mondo, e i membri dell’Academy non fanno eccezione. La selezione è diversa dalle altre categorie, con un gruppo di giurati che devono vedere tutti i film, sono 92 quest’anno, un numero record. Interviene poi un comitato di super esperti che contribuisce con tre titoli, per arrivare a una prima shortlist da nove film, da cui poi vengono scelti i cinque nominati. Ci sono film importanti assenti dopo aver segnato la stagione dei grandi festival; situazione inevitabile visto il livello di film di grande qualità. Dispiace, quindi, per l’assenza di 120 battiti al minuto di Robin Campillo, il nostro candidato A Ciambra di Jonas Carpignano, Foxtrot per Israele, First They Killed my Father di Angelina Jolie.

Curiosità: sono stati 25 su 92 i film sottomessi diretti da donne, altro record, mentre sei sono quelli con tematica LGBT, lo spagnolo è la lingua più utilizzata, da ben 14 paesi. Erano 21 anni che non accadeva che ottenessero una nomination all’Oscar i vincitori dei tre festival più importanti al mondo: la Palma d’oro The Square, l’Orso d’oro Corpo e anima e La forma dell’acqua, vincitore del Leone d’oro, naturalmente in gara per le categorie principali. Quest’anno sembra una corsa più aperta di altre occasioni, senza un grande favorito come lo scorso anno Toni Erdmann, poi superato alla fine da un candidato più impegnato politicamente come Il cliente di Farhadi.

Ma vediamo insieme i cinque film che si contendono la meno americana delle categorie, quella dell'Oscar per il miglior film straniero.

Cominciamo con il favorito dello scorso Festival di Cannes, The Square, vincitore della Palma d’oro e fra i più amati nei mesi di avvicinamento. È la terza volta che la Svezia propone un film di Ruben Ostlund, l’ultima volta Forza maggiore finì nei nove, ma non nei cinque nominati. La Svezia ha vinto in passato tre Oscar, tutti per film di Ingmar Bergman. The Square è un film bizzarro, troppo ora che per vincere deve sottoporsi al giudizio di tutti i membri dell’Academy, dall’età media alta e dai gusti spesso conservatori? Sicuramente il suo tono ironico e la satira feroce delle élite culturali con cattiva coscienza potrebbe dividere. Gli European Film Awards sono stati un trionfo per Ostlund, con ben sei premi vinti, tra cui miglior film.

Il protagonista, Claes Bang, ha visto salire alle stelle le sue quotazioni, tanto che sarà il cattivo del prossimo film tratto dalla serie di thriller scandinavi Millennium. Nel cast anche Elisabeth Moss, prediletta da tanti amati di serie dopo le interpretazioni convincenti in The Handmaid’s Tale e Top of the Lake.

Recensione The Square

L’altro grande favorito, uscito sempre dal Palmares di Cannes, che sfiderà all’ultimo voto The Square, viene da qualche chilometro a sudest, il russo Loveless di Andrey Zvyagintsev. Si tratta di un dramma senza speranza che si concentra sulla sparizione di un ragazzino di 12 anni, concentrando il suo sguardo glaciale sulla coppia di genitori. I  votanti tradizionalmente amano i grandi drammi, specie se tinti di sfumature politiche. Anche per il regista russo si tratta della terza volta che rappresenta la Russia agli Oscar, avendo ottenuto una nomination nel 2014 per Leviathan. Loveless ha dalla sua anche il peso “politico” del suo distributore americano, Sony Pictures Classics, fra i più abili tessitori della stagione dei premi nell’era post Miramax/Weinstein. Sono serviti fondi internazionali per finanziare il film, dopo che in patria Leviathan aveva ricevuto vive critiche da parte del governo Putin.

Recensione Loveless

Il Libano ha ottenuto la prima nomination di sempre con L’insulto di Ziad Doueiri, la storia di un litigio dato da un banale incidente che sale di tono fino ad arrivare alla porta del primo ministro del paese dei cedri. Protagonisti un uomo di origine palestinese e un libanese cristiano, di un film tenuto a battesimo a Venezia, dove Kamel El Basha ha vinto la Coppa Volpi come miglior attore. Il regista è nato in Congo, si è fatta conoscere come regista di West Beyrouth, e si è formato negli Stati Uniti, dove negli anni ’90 è stato assistente operatore di Tarantino in Pulp Fiction, Jackie Brown, Le Iene. Recentemente vive a Parigi, dove ha diretto una serie politica francese molto interessante come Baron Noir, con Kad Merad.

Recensione L’insulto


Molto bello anche l’ungherese Corpo e anima, la vera sorpresa del Festival di Berlino 2017. Prima candidatura per Ildiko Enyedi e 53° volta che il paese partecipa alla corsa all’Oscar, con nove nomination portate a casa e due vittorie, nel 1981 con Mephisto di Istavan Szabo e tre anni fa per Il figlio di Saul di Laszlo Nemes. Stora d’amore fra due anime timide all’interno dell’inatteso contesto di un mattatoio, un film di grande tenerezza che ha conquistato molti spettatori, oltre a valere alla sua protagonista, l’eccellente Alexandra Borbely, la vittoria dell’EFA come miglior attrice protagonista.

Recensione Corpo e anima


Ultimo film in lizza per l’Oscar, uscito nelle nostre sale come tutti gli altri, Una donna fantastica di Sebastian Lelio, premiato alla Berlinale 2017. La storia di una donna coraggiosa, la transessuale Marina, che subisce la cattiveria dei parenti del suo uomo, più anziano di vent’anni, improvvisamente morto per un malore. Il Cile recentemente è diventato un Paese abituato alle nomination Oscar, l’ultima volta nel 2012 per No di Pablo Larrain.

Intervista a Sebastian Lelio - la recensione di Una donna fantastica


Oscar 2018: le nomination



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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