Oscar 2017: i candidati per il miglior film di animazione

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Oscar 2017: i candidati per il miglior film di animazione

Le nomination all'Oscar 2017 per il miglior film d'animazione, come ogni anno, rischiano di essere quelle meno interessanti, perché - più che nei premi per il cinema dal vero - il verdetto sembra quasi sempre scontato. Anche quest'anno c'è un film, Zootropolis, che si affaccia alla premiazione forte del Golden Globe e di svariati Annie Awards, ed è eufemisticamente “il favorito”. Ragionare sulle nomination tuttavia, in questa categoria come nelle altre, aiuta anche a dare agli altri film lo spazio che meritano e che le candidature mettono in luce. Quindi facciamolo, con tutto il rispetto possibile per il gran lavoro di questi artisti.

Possibili vincitori Oscar 2017 per il miglior film d'animazione


Kubo e la spada magica

Ci è piaciuto molto questo lavoro della Laika Entertainment, che può vantare anche la contemporanea nomination ai migliori effetti visivi, un primato nella storia degli Oscar per l'animazione. Al di là di questo, però, Kubo e la spada magica è un gioiello, che ha patito la sua cupezza di fondo e la sua grande maturità: qualche genitore si è sentito tradito, portando il proprio figlio a vedere una storia sull'elaborazione del lutto. Eppure tutto del film di Travis Knight, dall'animazione in stop-motion elegantissima alle scenografie elaborate, dalla contaminazione di gusto occidentale e orientale, al design incantevole di luci e colori, merita un'occhiata. Attenta. E magari anche una seconda occhiata.

La trama di Kubo e la spada magica
La nostra recensione di Kubo e la spada magica



Oceania

Chi scrive vive dei classici Disney, però questa nomination viene dal passato, così come lo stile del racconto (almeno a grandi linee, perché ci sono differenze). Oceania rappresenta i Walt Disney Animation Studios che pencolano più sull'antica tradizione musical, mentre Zootropolis è il presente e un pizzico di futuro: nominare ancora una volta un lavoro dei registi John Musker & Ron Clements è un bel gesto, però si tratta di una nomination di rito, così come rituale ci è apparsa la nomination per la migliore canzone a How Far I'll Go (a noi era piaciuta di più “You're Welcome”).

La trama di Oceania
La nostra recensione di Oceania
La nostra intervista a John Musker e Ron Clements



La mia vita da zucchina

Fermi tutti. Se il cuore disneyano non ci facesse parteggiare vergognosamente per Zootropolis, noi scaglieremmo non uno, ma anche due o tre Oscar sul team del regista Claude Barras, che con una stop-motion in punta di penna ha raccontato l'abisso emotivo dell'infanzia, accarezzando il dolore con lo humor, senza nemmeno abusare degli effettismi. Sceneggiato da Céline Sciamma a partire dal libro “Autobiografia di una zucchina”, La mia vita da zucchina è il film animato che dovete vedere per forza. Anche se non vince, anche se poi “vince sempre la Disney” e preferireste lamentarvi sui forum o su Facebook. Trasformate la rabbia in entusiasmo, ve lo suggeriamo col cuore in mano: godetevi questi 60 minuti e poi raccontateci pure di non aver pianto alla fine. Non ci crederemo.

La trama di La mia vita da zucchina
La nostra recensione di La mia vita da zucchina



La tartaruga rossa

Michael Dudok de Wit era già noto da decenni al pubblico dei festival di animazione, e il suo Oscar lo vinse già per il cortometraggio Padre e figlia del 2000, però questa volta si è superato: una narrazione priva di parole, in linea chiara, che abbraccia la sensorialità di una spiaggia e di un oceano, e legge la vita di un naufrago. In coproduzione con lo Studio Ghibli, affascinato dal progetto. Forse la suggestione non regge fino in fondo e il lungometraggio fatica nella seconda metà, però il cinema lo si glorifica anche con una tale tensione esplorativa di immagine e suono. E La tartaruga rossa ci ricorda che l'animazione è uno dei mezzi più efficaci per farlo.

La trama di La tartaruga rossa
La nostra recensione di La tartaruga rossa
L'incontro con Michael Dudok de Wit alla Festa del cinema di Roma



Zootropolis

Quanto si è parlato di questo film, e quanto ancora si parlerà: sarà difficile tenere lontana la polemica anti-Trump dalla notte degli Oscar, e ci stupiremmo se qualcuno non usasse come trampolino di uno di quegli appelli il lungometraggio più politico che sia mai uscito dai Walt Disney Animation Studios. E' quasi sicuro che vincerà, non necessariamente perché sia il migliore (per noi se la gioca alla pari con La mia vita da zucchina), ma perché è epocale. Quanto questo lo aiuterà a reggere indenne ai decenni, come avviene ai migliori classici Disney, non possiamo saperlo: per ora la rilettura della nostra società con le lenti di Esopo lascia il segno sul serio, è la tecnica è sopraffina.

La trama di Zootropolis
La nostra recensione di Zootropolis
La nostra intervista ai registi Rich Moore e Byron Howard



Domenico Misciagna
  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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