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La casa di Jack: Matt Dillon a Roma presenta l'ultimo film di Lars Von Trier

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Arriverà finalmente il 28 febbraio nelle nostre sale l'opera del geniale regista danese, di cui il protagonista ha parlato stamani con la stampa, senza rivelare troppo.

La casa di Jack: Matt Dillon a Roma presenta l'ultimo film di Lars Von Trier

Fa riferimento a una celebre filastrocca inglese per bambini (una specie di “Alla fiera dell’Est”) il titolo originale di La casa di Jack, The House That Jack Built, ultimo film - e uno dei più significativi - di quel meraviglioso e strambo regista che è il danese Lars Von Trier, odiato da molti e amato da altrettanti. Ma ovviamente la storia di un feroce serial killer con un disturbo ossessivo compulsivo della personalità non ha niente a che vedere con l'innocenza dei bambini, che compaiono solo come vittime. Protagonista nel ruolo del titolo un incredibilmente impressionante Matt Dillon, che ha adorato l’esperienza di lavorare con Von Trier ma ha anche trovato difficoltà nell’interpretare un personaggio del genere ed è venuto a parlarne alla stampa oggi 18 febbraio, giorno del suo 55esimo compleanno (che abbia un ritratto di Dorian Gray nascosto in soffitta che invecchia al posto suo?).

“Jack è uno psicopatico. Questo è un film su un serial killer e su un artista fallito proprio perché manca totalmente di empatia. Jack è molte cose insieme e ne ho discusso con Lars prima delle riprese, crea diverse personalità man mano che va avanti proprio perché gli manca un centro, un nucleo. Ho avuto dei dubbi perché non ero interessato al soggetto, non certo per il regista che ho sempre ammirato e che è il vero motivo per cui ho accettato. Ho pensato che sarebbe stata un’esperienza unica e così è stato. Era una delle sceneggiature più interessanti che avessi mai letto, mi è piaciuta molto e Lars mi ha detto che si assume sempre le responsabilità dei suoi film, il che ha contribuito a convincermi. Ricordo però di aver pensato, anche dopo aver accettato, che non sarei riuscito a farlo, perché giudicavo il personaggio e avevo paura che rivedendomi avrei respinto me stesso in questa interpretazione. Fortunatamente il film è riuscito a essere quello che Lars voleva e io ho capito che quello non sono io e sono riuscito ad accettarlo. Perché non assomiglio per niente a Jack, dovete credermi”.

Il filo conduttore del film è un dialogo off-camera tra Jack e Verge, ovvero Virgilio, interpretato dal grande attore svizzero Bruno Ganz, scomparso pochi giorni fa, che Dillon ricorda in questo modo: “Sono molto triste per la sua morte e mi sento davvero fortunato ad avere avuto la fantastica esperienza di lavorare con un grande attore come lui. Sono un suo grande fan fin da quando avevo 17 anni e l’ho visto in un film in cui interpretava un giocatore di scacchi che impazziva. Era uno dei miei attori preferiti. Lui è entrato nel film dopo di me. Un giorno Lars mi ha mandato un messaggio con soltanto una foto di lui e con sotto scritto "Verge!". Dopo aver finito il film siamo tornati in Danimarca per registrare la conversazione off-camera e Lars continuava a dirmi che dovevo vedere il film con lui, ma io non me la sentivo, avevo paura. Poi non ho potuto per via di altri impegni e mi sono sentito molto sollevato, ma Bruno l’ha visto, quindi l’ho chiamato e gli ho chiesto cosa ne pensava e lui mi ha riposto che gli piaceva tantissimo, che era la cosa più interessante che avesse mai visto e ha aggiunto “sarai molto fiero della tua performance”. Eravamo consapevoli di fare una cosa molto azzardata e io non sono una persona dark, ma quando finalmente l’ho visto, da solo con Lars, mi è piaciuto molto e non mi sono rifiutato per il fatto di aver interpretato Jack. Ci sono stati dei momenti difficili da interpretare e da vedere, come la scena con la famiglia, coi bambini, ma il film mi è piaciuto e quando l’ho detto a Lars lui mi ha guardato incredulo e io ho pensato, “oddio, adesso cambierà tutto!”, perché non gli piace fare cose che piacciano a tutti”.

Si è ispirato a qualche serial killer reale per il film? “In realtà penso che questo sia un film molto diverso da quelli che trattano l’argomento, ma ero curioso di vedere cosa era stato scritto sulla psicopatia e sui serial killer, per cui sono andato online e sono rimasto stupefatto da quanto ci fosse sull’argomento, e da quanta fascinazione suscitasse. Ho trovato un libro intitolato “50 serial killer di cui non avete mai sentito parlare” ed era in realtà diviso in 4 volumi per cui si parlava di 200 serial killer. Purtroppo non è un fenomeno casuale o contemporaneo, esiste da sempre questo Male, fa parte della natura umana, ma credo che qui si parli di molto di più che di questo. Ho chiesto a Lars perché voleva fare questo film e lui mi ha detto “è il personaggio più vicino a me”, e in un certo senso è vero, anche se lui non uccide le persone”.

Come si crea un personaggio del genere? “Per me creare questo personaggio è stato un lavoro di “aggiungere sottraendo”, a Jack manca qualcosa, è come se fosse nato senza gambe, ma è nato senza coscienza, quindi dovevo spegnere questa parte di me. Come ho detto è stato molto difficile, una vera sfida, non mi ha fatto piacere trattare così delle attrici fantastiche, ma ho dovuto spegnere quella parte di me, perché lui è nato senza empatia. Ci tengo ad aggiungere una cosa sulla lavorazione: sapevo che sarebbe stata un'esperienza molto interessante dove potevo imparare qualcosa e così è stato, non abbiamo mai fatto prove prima delle riprese e per un attore è fantastico vivere il momento rinunciando a tutti i preconcetti intellettuali che può avere, e anche avere la libertà di fallire è molto interessante, bisogna correre dei rischi per creare qualcosa di originale e io ho sentito di potermi fidare totalmente del regista. Lui è uno dei migliori con cui abbia mai lavorato, ha una grande conoscenza tecnica ma quello che gli interessa sono gli attori, ho visto gli altri suoi film e li ho amati, gli attori sono sempre bravissimi nei suoi film. Ho fatto un film come regista con Stellan Skarsgard che mi ha detto di aver sempre adorato lavorare con Lars. C'è una frase che ripetevano, in slang danese, che significa “ricordati di mantenere le cose incasinate”.

Matt Dillon parla poi del fatto che è un film che divide molto, ma, aggiunge, “a Cannes non abbiamo visto nessuno che sia uscito prima della fine, anche se forse è perché noi eravamo davanti e non vedevamo dietro, ma penso che un film come questo debba essere lasciato decantare per qualche giorno prima di poterlo giudicare, e che vada visto fino in fondo perché ha un finale molto morale”

La casa di Jack, in tutta la sua sorprendente e affascinante complessità, vi aprirà le porte il 28 febbraio, quando uscirà in 120 copie, speriamo anche nella versione originale che abbiamo visto noi, perché possiate apprezzare al meglio il lavoro degli attori e soprattutto di Matt Dillon e Bruno Ganz, due scuole e due generazioni a confronto, con una grande sensibilità, intelligenza ed empatia in comune.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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