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Vanina - Un vicequestore a Catania: Intervista a Claudio Castrogiovanni, Carmelo Spanò nella Fiction di Canale5

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Claudio Castrogiovanni è uno dei protagonisti della nuova Fiction, Vanina – Un vicequestore a Catania, nel ruolo dell’ironico ispettore capo Carmelo Spanò. Scopriamo insieme qualcosa in più su di lui con la nostra intervista.

Vanina - Un vicequestore a Catania: Intervista a Claudio Castrogiovanni, Carmelo Spanò nella Fiction di Canale5

Vanina – Un Vicequestore a Catania è il nuovo appuntamento su Canale5. La Fiction con Giusy Buscemi, racconta le vicende di Giovanna Guarrasi, una giovane e intraprendente donna, assunta come nuovo vicequestore della squadra omicidi a Catania dopo una grande carriera – abbandonata per necessità – nella squadra mobile dell’antimafia a Palermo. Accanto a lei, tra i suoi collaboratori e amici più fidati, c’è Carmelo Spanò, l’ispettore capo ma soprattutto suo braccio destro. A interpretare il personaggio di Spanò è l’attore Claudio Castrogiovanni, che abbiamo avuto il piacere di intervistare e di conoscere più a fondo.

Vanina - Un Vicequestore a Catania: ecco chi è Claudio Castrogiovanni, l'ispettore capo Carmelo Spanò

Una carriera molto particolare quella di Castrogiovanni, che all’inizio della sua formazione in giovane età ha scelto strade diverse da quelle che ora percorre. Dopo il diploma si iscrive infatti alla Facoltà di Giurisprudenza e sembra che la sua strada sia votata all’avvocatura. Contemporaneamente agli studi in legge, scopre la sua vena artistica, quella che lo spinge a mettere su una band con amici e a girare con loro per i locali, suonando e cantando. Ed è proprio in una di queste serate musicali che viene notato e scritturato per lo spettacolo teatrale Jesus Christ Superstar.

Da allora la passione per lo spettacolo non ha quasi mai abbandonato la sua vita. Diciamo quasi perché per qualche anno – tre, quattro - Castrogiovanni ha abbandonato i set e il palco per dedicarsi a un’altra sua passione, quella per la cucina, per riprendere fiato. Tornato alla ribalta e pronto a riprendere la sua carriera d’attore, ha continuato ad alternare il teatro con il cinema e la televisione. A teatro è stato protagonista di musical – oltre al già citato Jesus Christ Superstar – come Evita, Grease, Molto rumore, senza rispetto, per nulla e Peter Pan, nel ruolo di Capitan Uncino.

È con il cinema che si cimenta per la prima volta davanti alla cinepresa, quando venne scritturato per un ruolo in Malèna di Giuseppe Tornatore. In TV ha partecipato a Fiction come La squadra, Il Capo Dei Capi, Squadra Antimafia – Palermo oggi, Tutto può succedere, L’isola di Pietro; più recentemente è stato nel cast di Circeo, nel ruolo dell’avvocato difensore di Angelo Izzo. Quest’anno, 2024, è la spalla di Giusy Buscemi in Vanina – un vicequestore a Catania, che l’ha riportato in Sicilia ma con un ruolo diverso, più ironico e scanzonato dei precedenti.

Lasciamo che sia lui - nella nostra intervista - a raccontarci qualcosa in più su di sé e su questo nuovo ruolo in Vanina - Un Vicequestore a Catania, con cui continuerà a farci compagnia sia stasera, mercoledì 10 aprile 2024 che la prossima settimana, con l’ultimo appuntamento della Fiction di Canale5. 

Vanina - Un Vicequestore a Catania: intervista a Claudio Castrogiovanni

  • Quando hai scoperto di possedere il sacro fuoco della recitazione e come hanno reagito le persone accanto a te quando hai detto loro di voler lasciare la professione di avvocato, che svolgevi, per calcare il palcoscenico?

In realtà non l’ho scoperto io, è stato il sacro fuoco a scoprire me. Durante l’università cantavo e suonavo in un gruppo. Eravamo in tournée a Milano quando mi trovai per caso davanti a un cartellone luminoso che annunciava la stagione del Teatro Smeraldo (che ormai purtroppo è diventato una nota catena di punti vendita del made in Italy), dicendo che da lì a poco ci sarebbe stata l’apertura con il Jesus Christ Superstar di una compagnia messinese, che prima di approdare a Milano aveva fatto solo una manciata di repliche al Teatro Sistina. Io a quei tempi vivevo a Messina, mi ero appena laureato e mi son detto: “Cavolo quanto sarebbe bello fare questo spettacolo!”.
Era uno dei miei preferiti, già lo sapevo a memoria e lo suonavo con la chitarra. Neanche a farlo apposta tornato a Messina Massimo Piparo, circa 2/3 giorni dopo, mi ha chiamato a casa perché mi aveva visto in uno dei miei spettacoli con la band, mi ha fatto un provino in una saletta del Teatro Vittorio Emanuele e mi ha confermato lì sul posto che mi aveva preso. Magari succedesse così velocemente in tutti i provini (ride).

Per i miei all’inizio sembrava tutto uno scherzo, ero laureato in giurisprudenza, mi ero iscritto alla pratica di avvocato, ormai per loro la mia carriera stava prendendo quella direzione. Ma quell’anno e mezzo di tournée in tutta Italia è stato folgorante: ho deciso di trasferirmi a Milano e provarci davvero. La mia famiglia non l’ha presa benissimo inizialmente, ho capito chiaramente che se avessi voluto seguire quella strada avrei dovuto autosostenermi. Quei primi anni ho fatto di tutto, il facchino in hotel, il tecnico nel teatro dove studiavo e mille altre esperienze, e ne vado davvero fiero, perché da allora so di potermela sempre cavare.

  • La tua formazione, la tua laurea in giurisprudenza e la tua carriera d’avvocato, ti hanno dato un qualcosa in più per approcciarti al teatro? Ti facciamo questa domanda riferendoci al fatto che in un’aula di tribunale si mette tanta presenza scenica, così come lo si fa su un palcoscenico. Insomma, l’aula al momento di un processo ci sembra proprio che si trasformi in un palco.

La verità è che io ho fatto solo i due anni di pratica, e l’aula di un tribunale l’ho frequentata nell’accezione più semplice, ma ero sempre stato affascinato da queste figure, soprattutto da quella del magistrato. In realtà se avessi continuato in quella direzione avrei molto probabilmente tentato il concorso in magistratura, in Sicilia sono cresciuto con questo concetto intrinseco di giustizia. Quindi non posso dire di aver sperimentato la recitazione in aula, ecco, ma senza dubbio posso affermare che lo studio, in generale, mi ha senz’altro aiutato ad aprire i miei orizzonti.

  • Il tuo ruolo in Vanina è qualcosa di “nuovo”. L’ispettore capo Carmelo Spanò è un uomo da una verve ironica, che mancava ad altri personaggi, che hai interpretato in passato. Quanto ti è piaciuto tirare fuori questa nuova “anima scanzonata”?

Sì è vero, è qualcosa di nuovo. Sebbene sia siciliano con il mio agente (Enrico Storelli) stiamo cercando di aprire nuove strade e allontanarci un pochino da tutti quei personaggi molto geolocalizzati che hanno caratterizzato l’inizio della mia carriera, e ai quali io sono comunque legatissimo. Però certo, non mi era mai stato proposto, a parte in teatro, di poter raccontare un personaggio che utilizza così tanto l’ironia per rapportarsi agli altri. Mi è capitato spesso di interpretare ruoli più cupi, ma in questo caso ho potuto portare nel personaggio un lato più spensierato e gioioso, che nella vita e nelle mie relazioni personali mi appartiene profondamente. E questo mi ha divertito tanto.

  • Tanti ruoli in TV e al cinema. C’è qualcuno di questi a cui sei particolarmente affezionato e che ha lasciato qualcosa di indelebile in te?

Moltissimi, soprattutto quelli in teatro. Nello specifico c’è un ruolo, che ho interpretato per circa due anni e mezzo di tournée: Capitan Uncino nel musical Peter Pan. Interpretare quel personaggio è stato pazzesco, ecco lì ho dato davvero fondo a tutta la mia ilarità e voglia di divertirmi recitando. Su una cifra completamente opposta, sono davvero tanto legato all’interpretazione di Luciano Liggio ne Il capo dei capi. È stato il ruolo che ha cambiato la direzione del mio lavoro, perché fino ad allora avevo fatto tanto teatro, e altri ruoli più piccoli anche in progetti importanti come Malena. Ma ecco quell'intepretazione mi ha dato la possibilità per la prima volta di scavare a fondo dentro me stesso e raccontarmi in un modo molto più costruito. C’è poi il ruolo di Sorelle per sempre per la regia di Andrea Porporati, in cui interpreto un padre che scopre dopo tre anni che la propria figlia è stata scambiata in culla. Ora come già detto, sto cercando di rinnovarmi ancora una volta e affrontare ruoli nuovi e ancora più complessi. Nell’ultimo film che ho girato e che deve uscire (La Spiaggia di vetro, ndr), interpreto un pescatore che ha subito un enorme tragedia nella vita, e che sta cercando faticosamente di rimettere a posto i pezzi. Ci ho letto tanta verità in questo personaggio.

  • A chi si sta approcciando ora al mondo della recitazione, cosa consiglieresti?

Consiglierei di non pensare di ottenere qualcosa nell’immediato, o che il bell’aspetto e la capacità di esprimersi bene siano sufficienti a diventare attore. Sicuramente io sono un po’ fuori da alcuni meccanismi di comunicazione che si sono iniziati a generare con i social, ma facendo questo mestiere da trent’anni so che ci vogliono delle cose fondamentali: la tenacia, la caparbietà nel non mollare, una grande stabilità emotiva e una profonda conoscenza di sé stessi. Consiglierei di non smettere mai di essere curiosi di interrogarsi e di scoprirsi, perché ogni attore in scena porta il proprio vissuto e la propria anima ma anche di essere in grado di affrontare fantasmi e debolezze, perché anche quelli contribuiscono a creare la ricchezza di un’individualità.

  • Come è stato tornare a lavorare con Davide Marengo, con cui avevi già collaborato per Il Cacciatore?

Con Davide Marengo è sempre facile e stupendo lavorare. Lui sa esattamente ciò che vuole, sa portare l’attore dove vuole lui ma rispettandolo, anzi valorizzandolo con sue risorse e la sua proposta. È una persona di profonda intelligenza emotiva, sa ascoltare chi ha davanti e integrare la creatività dell’attore con la propria. È stato molto utile e formativo ache osservare i colleghi mentre lavoravano con lui. Davide ha inoltre un’altra caratteristica incredibile, quella di infondere una grande tranquillità sul set. Con lui non si ha mai l’ansia dell’obiettivo e questo ovviamente facilita la creatività.

  • C’è un progetto a cui tieni particolarmente e che vorresti si realizzasse il prima possibile?

Mi piacerebbe molto fare parte di un progetto di commedia all’italiana, un film che si ispiri a pellicole degli anni 70. Proprio di recente ho visto dei documentari con Ugo Tognazzi, Nino Manfredi.. Vorrei avere la possibilità di raccontare un personaggio che mixi l’osservazione cinica delle storture di questi tempi alle proprie debolezze. Mi farebbe impazzire fare un remake di un film come Amici miei o I mostri, per farti un esempio, o anche un film contemporaneo che si ispiri a quel modo lì di fare cinema.

Foto copertina: Roberta Krasnig

Vanina - Un vicequestore a Catania va in onda su Canale 5 alle ore 21.40.

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