Il principe delle maree

Il principe delle maree

( The Prince of Tides )
Voto del pubblico
Valutazione
4 di 5 su 29 voti
Genere: Drammatico
Anno: 1991
Paese: USA
Durata: 132 min
Distribuzione: COLUMBIA PICTURES (1992) - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO (WINNERS, SPEAK UP)
Il principe delle maree è un film di genere drammatico del 1991, diretto da Barbra Streisand, con Barbra Streisand e Nick Nolte. Durata 132 minuti. Distribuito da COLUMBIA PICTURES (1992) - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO (WINNERS, SPEAK UP).
Genere: Drammatico
Anno: 1991
Paese: USA
Durata: 132 min
Distribuzione: COLUMBIA PICTURES (1992) - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO (WINNERS, SPEAK UP)
Sceneggiatura: Becky Johnston, Pat Conroy
Fotografia: Stephen Goldblatt
Montaggio: Don Zimmerman
Produzione: BARBARA STREISAND, ANDREW HARSCH, SHELDON SCHRAGER

TRAMA IL PRINCIPE DELLE MAREE:

Recatosi a New York a causa dell'ennesimo tentativo di suicidio della sorella gemella Savannah, Tom Wingo conosce la psichiatra che l'ha in cura, Susan Lowenstein. Dopo l'iniziale diffidenza e ritrosia a confidarsi, Tom, sollecitato sia dalla donna che lo incalza con abili domande, che dalla situazione drammatica della sorella, porta a poco a poco alla luce particolari, sepolti nell'inconscio, delle tragiche vicende della famiglia Wingo, composta da un padre violento ed alcoolizzato, una madre superficiale e fatua, ora divorziata e sposata ad un ricco possidente della zona, e tre figli. Il maggiore, Luke, è morto tragicamente in una sparatoria con la polizia, Savannah ha cercato fortuna a New York come poetessa e Tom è insegnante e allenatore di football; è sposato con Sallie, con la quale il rapporto matrimoniale è in crisi ed ha tre figlie. La psichiatra è a sua volta sposata con Herber Woodruff, un celebre violinista che non vede quasi mai ed ha un figlio, Bernard, col quale è in pieno conflitto...

CRITICA DI IL PRINCIPE DELLE MAREE:

'Il principe delle maree' pur nella convenzionalità di una scrittura cinematografica un po' incolore e tradizionale, lasciava presagire qualcosa di più e di meglio. Il reticolato-prigione degli affetti funziona con maggiore efficacia quando se ne avvertono i palpiti e le crudeltà. Ma in generale sono molte le incongruenze e le sciatterie del film: il marito di lei (il Jeroen Krabbe lanciato da Paul Verhoeven) è troppo caricaturale, il background ebreo della protagonista posticcio, insistito e superfluo, il pathos melodrammatico non riesce a sfondare il muro del pianto, la storia d'amore tra i due è frettolosamente (e misteriosamente) abbandonata, l'interpretazione stessa della Streisand (che si sottoutilizza) risulta decisamente inferiore alle sue possibilità. Stupiscono (e non poco) le sette nominations che una Hollywood piagnucolosa e mai così prodiga di apprezzamenti nei suoi confronti, le ha regalato." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 1 Marzo 1992)"Forse è proprio questo amore, con il romanticismo del suo svolgersi e il patetico della sua fine, a nuocere un po' alla tensione di tutti quegli scontri psicologici che lo precedono, anche così, però, quel mosaico di situazioni e di sentimenti portati difficoltosamente alla luce, nelle cifre, quasi di un puzzle, riesce ad avere momenti che convincono: in climi, oltre a tutto, cui immagini sempre avvolte in luci, ora dorate ora plumbee, aggiungono abilmente tocchi sospesi di mistero, come se tutto, anche il quotidiano più semplice, emergesse soltanto dall'inconscio. Nelle stesse cifre l'interpretazione: prima sicura, poi sempre più tesa ad ansiosa quella di Barbra Streisand, una psichiatra che finisce alla fine per curare anche se stessa; avvolta a poco a poco da turbamenti stravolti, quella di Nick Nolte, un Tom che pur arrivando da un Sud solare e quasi lirico, non tarda a proporsi ben presto tutto fasciato di ombre e immerso nel buio. Cito, per la cronaca, anche il ragazzino che ha la parte del figlio della psichiatra. Si chiama Jason Gould ed è il figlio, anche nella vita, di Barbra Streisand (e di Elliot Gould): il ritratto della madre, a cominciare dal naso." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 22 Febbraio 1992)"E' ammirevole vedere con quanta partecipazione la Streisand abbia lavorato con gli attori, dal bravissimo Nolte all'intensa Kate Nelligan (anche lei candidata), a Jason Gould, suo figlio nella realtà e nella finzione. Quest'indubbia qualità non fa dimenticare che la regia è priva d'interesse; che la sceneggiatura tratta da Pat Conroy dal proprio best-seller fiume di oltre 500 pagine è disuguale e appesantita da tre sottofinali; e che questa Streisand-Lowenstein in sottotono fa rimpiangere la Streisand tigre di altri film." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 22 Febbraio 1992)

SOGGETTO DI IL PRINCIPE DELLE MAREE:

DAL ROMANZO "THE PRINCE OF TIDES" DI PAT CONROY

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