Hamlet

Titolo originale: Hamlet

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Informato della morte improvvisa del re suo padre, Amleto, principe di Danimarca, torna al castello di Elsinore e, durante il funerale, ha la netta sensazione che la madre Gertrude tradisca un dolore fasullo, consolata dal fratello del defunto, il nuovo re Claudio. Pieno d'angoscia, Amleto è tormentato dal dubbio di fronte all'evidente unione sentimentale che si è instaurata tra Claudio e gertrude. L'amico Orazio asserisce di aver visto e sentito parlare lo spettro del re defunto, ed è proprio questo spettro a fermare Amleto che, dopo l'avvenuto matrimonio tra Claudio e Gertrude, voleva suicidarsi. Il padre gli confida di essere stato ucciso dal fratello. Amleto è innamorato di Ofelia, figlia di Polonio consigliere del re che però viene dissuasa dal padre dal corrispondergli. Amleto allora si finge pazzo per potere più liberamente predisporre i propri piani.


CRITICA DI HAMLET:

"Naturalmente, per gustare 'Hamlet' di Branagh, non bisogna star lì con la matita rossa in mano e accettare piuttosto le cosiddette 'licenze poetiche'. Per allontanare ogni aura paludata Branagh ambienta in un '800 da operetta la storia del principe che, avuta dallo spettro del padre la conferma che lo zio Claudio gli ha ucciso l'amato genitore e che sua madre Gertrude è di facile accontentatura, si finge pazzo per preparare la vendetta. (..)Le 'licenze' sono numerose. Eppure, nonostante queste e altre 'concessioni' tendenti a esaltare gli espedienti melodrammatici dispersi nel testo, 'Hamlet' di Branagh coglie motivi che spesso sfuggono. Viene fuori nella sua aggressività la corruzione a cui neppure Amleto è estraneo e di quel Fortebraccio che di solito non si capisce bene perché sia premiato nel finale ci viene spiegata la strategia". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 16 maggio 1997)"Kenneth Branagh ha fatto due cose giuste e una sbagliata, aggiungendo al suo cinema shakespeariano ('Enrico V', 'Molto rumore per nulla') un testo che è già stato portato sullo schermo circa settanta volte, 'Hamlet', Amleto. L'errore sta nell'aver riversato sul suo lavoro un'alluvione di chiacchiere pubblicitario-insensate, provocando sazietà e anche irritazione. Le cose giuste sono: aver deciso di dare 'Amleto' nella versione integrale di quattro ore, affiancandolo nella distribuzione a una versione abbreviata di due ore, lasciando agli spettatori la possibilità di scegliere; e, nel rispetto del testo, spettacolarizzare al massimo la vicenda secondo un gusto attuale. (..) Massima seduzione di 'Hamlet' resta naturalmente la tragedia di Shakespeare: peccato che Kenneth Branagh, platinato e nerovestito come tanti Amleto prima di lui, bravo e vitale, per quanto si dia da fare non arrivi a superare la propria irrimediabile mancanza di fascino". (Alessandra Levatesi, 'La Stampa'13 maggio 1997)"Kenneth Branagh s'è tinto i capelli in biondo platino, come tanti Amleto prima di lui; s'è fatto crescere i baffi e la mosca sotto il labbro come tanti ragazzi attuali; ha dato uno speciale tocco isterico e sgradevole alla rappresentazione della metodica follia di Amleto; ha fatto davvero il massimo. Peccato che continuino a perseguitarlo la mancanza di fascino, l'assenza dì carisma, la carenza di quella magia seducente che forma l'essenza misteriosa e involontaria del grande attore". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 22 maggio 1997)

CURIOSITÀ SU HAMLET:

COSTUMI: ALEXANDRA BYRNE.

SOGGETTO:

TRATTO DALL'OMONIMA TRAGEDIA DI WILLIAM SHAKESPEARE

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