FELLINI - SATYRICON

FELLINI - SATYRICON

Voto del pubblico
Valutazione
3 di 5 su 9 voti
Genere: Drammatico
Anno: 1969
Paese: Francia, Italia
Durata: 138 min
Distribuzione: PEA (1983) - RICORDI VIDEO, PANARECORD
FELLINI - SATYRICON è un film di genere drammatico del 1969, diretto da Federico Fellini, con Joseph Wheeler e Max Born. Durata 138 minuti. Distribuito da PEA (1983) - RICORDI VIDEO, PANARECORD.
Genere: Drammatico
Anno: 1969
Paese: Francia, Italia
Durata: 138 min
Formato: TECHNICOLOR PANAVISION
Distribuzione: PEA (1983) - RICORDI VIDEO, PANARECORD
Fotografia: Giuseppe Rotunno
Produzione: ALBERTO GRIMALDI PER LA PEA/PRODUZIONI EUROPEE ASSOCIATE

TRAMA FELLINI - SATYRICON

Il giovane Encolpio è follemente innamorato dell'efebo Gitone. Il suo amico Ascilto glielo ha sottratto e l'ha venduto al teatrante Vernacchio. Encolpio riesce a riaverlo ma, dopo una notte d'amore, Gitone preferisce Ascilto e abbandona Encolpio. Siamo nell'ambiente notturno della malfamata Suburra, delle terme, dell'Insuleta Felicles, luogo di tutti i vizi e ritrovo babelico di tutti i relitti umani. Un terremoto fa crollare l'Insula. Encolpio riesce a salvarsi e incontra il poeta Eumolpo, che lo conduce alla fastosa cena di Trimalcione. Le portate si succedono alle portate, non manca la musica, la poesia e la grottesca farsa del funerale di Trimalcione col pianto degli schiavi: tutto a livello bestiale, col predominio incontrastato dei porci. Eumolpo, avendo offeso Trimalcione, è bastonato e gettato fuori dal banchetto. Encolpio lo incontra dolorante in aperta campagna, lo aiuta e insieme si addormentano. Finiscono così, senza accorgersi, schiavi sulla nave del tiranno di Taranto, Lica. Nella stiva Encolpio ritrova Ascilto, Gitone e attira, per la sua bellezza, il sadico e corrotto Lica. Avviene così una grottesca cerimonia nuziale fra Encolpio e Lica; ma subito dopo, in una sollevazione di soldati, il tiranno viene ucciso. Encolpio e Ascilto, liberi, giungono in una villa di patrizi romani, che si sono suicidati, dopo aver liberato gli schiavi. Trovano modo di divertirsi con una giovinetta negra, sola nella grande villa. La vicenda dei due amici continua. Alleatisi con un ladrone, Encolpio e Ascilto rapiscono, a scopo di lucro, un dio bambino ermafrodito; ma in una piana polverosa e desertica, sotto un sole accecante, il dio ermafrodito avvizzisce e muore. Encolpio e Ascilto, dopo una lotta furibonda col ladrone, continuano il loro viaggio. Giungono in una città ove si celebrano le feste del dio Riso ed Encolpio è costretto ad affrontare il Minotauro, che, in realtà, è solo un erculeo giovane mascherato, dal quale viene sconfitto e col quale si abbraccia. Il premio per Encolpio, nonostante la sconfitta, è la prosperosa Arianna. Ma qui fa la dolorosa scoperta della sua impotenza. Frattanto Encolpio incontra nuovamente il poeta Eumolpo, che tradendo la povertà tipica dell'arte, è diventato ricco e introduce il giovane nel Giardino delle Delizie ove l'allegria e le cure di festose ragazze dovrebbero guarirlo dalla sua impotenza; invece è un tormento inutile e uno spasso solo per l'amico Ascilto. Per riacquistare la sua virilità Encolpio si fa condurre con l'inseparabile Ascilto nell'antro della maga Enotea. Viene guarito, ma perde Ascilto, il quale ferito a un fianco nella lotta con il battelliere, che li ha condotto dalla maga, muore. Encolpio si ritrova in riva al mare davanti al cadavere del poeta Eumolpo che, per testamento, ha lasciato le sue ricchezze a chi si ciberà del suo cadavere. Un branco di vecchi abbruttiti e avidi si abbandona al macrabo pasto, mentre Encolpio, con alcuni giovani amici, si imbarca contento su una nave che veleggia verso l'Oriente.

CRITICA DI FELLINI - SATYRICON

"Se si passa dalle premesse culturali ai concreti risultati espressivi, le riserve non mancano: programmatica fin che si vuole, la frammentarietà non riesce a diventare una cifra stilistica: si ha l'impressione che il film potrebbe durare mezz'ora in meno o due ore in più senza che il risultato cambi. Soprattutto se paragonata con quelle delle sue opere precedenti, la galleria dei mostri finisce con l'essere un esercizio di alta acrobazia barocca fine a se stessa. (Morando Morandini, "Il Tempo", 11 ottobre 1969)""In ogni immagine - in ogni significato simbolico come in ogni colore o richiamo pittorico - Fellini, il mondo di Fellini, quello che egli ama o odia, quello in cui crede o ha creduto o in cui non crede più: e, soprattutto - con lo stesso terrore che scaturiva dalla crisi di impotenza creativa del protagonista di 8 ½ - l'angoscia di fronte all'impotenza di ogni tipo, che significa morte: l'angoscia della morte. La morte, la fine, l'annientamento sono la cifra del film, il suo messaggio estetico e drammatico: una nota sola, quella funebre, un colore solo, quello spettrale, un solo stato d'animo, quello del disfacimento." (Gian Luigi Rondi, "Il Tempo", 5 settembre 1969)"I pochi momenti in cui questo universo allucinatorio, messo in scena ricorrendo a troppa cartapesta e popolato di una sottoumanità che francamente non riesce mai a interessarci o incuriosirci, trova una sua decantazione sentimentale e stilistica sono tutti nel segno della morte. La morte sentita soprattutto come corruzione e rovina della carne (esemplari, in tal senso, la figura di Eumolpo, il finto funerale di Trimalcione sullo sfondo di un paesaggio carico di lividi presentimenti, e ancor più l'agonia dell'ermafrodito con quelle labbra di un rosso osceno e piagato, unica macchia di colore in tutto quel fuoco bianco della vallata) e, raramente, come congedo sommesso e malinconico (il suicidio della coppia patrizia nella splendida villa deserta dopo la liberazione dei servi e la partenza dei figli). A questo senso di fine e di morte non contrasta certo il risvolto della vitalità e dell'amore impersonati dai tre giovanissimi eroi della disponibilità naturale e innocente, controcanto flebile improntato a un sentimentalismo ambiguo e ammiccante. E pertanto, se nell'immagine conclusiva restano dei cadaveri a mangiare e digerire i loro morti, l'allontanarsi di Encolpio e dei ragazzi preceduti, al solito, dal negro che canta e danza, non assume, non può assumere, alcun significato liberatorio al di là della sua immediatezza istintuale, quasi fisiologica, e rientra nella consueta bipolarità sentimentale e irriflessa della dialettica felliniana, in cui angoscia e allegria, impotenza e vitalità, avventura e deformazione tendono a cristallizzarsi in situazioni ricorrenti con sempre minore felicità fantastica." (Adelio Ferrero, "Mondo Nuovo", 21 settembre 1969)."Tutto il Satyricon è realizzato come una gigantesca caccia all'immagine che, a costo di bruciare i vecchi modi stilistici, dia il massimo d'evidenza figurativa alle fantasie di Fellini e le orchestri in un arcano gioco di luci e di ombre. Qui è la sua gloria, e qui il suo azzardo. Siamo, davvero, su un altro pianeta. Fin dall'inizio, alle Terme fumiganti, e poi, nel teatro di Vernacchio, s'avverte che Fellini ideando le scenografie (come ha tenuto a far sapere nei titoli di coda) ha sfrenato il proprio genio prospettico in una crescita di tensioni figurative. Dal lurido paesaggio dell'Isola Felice al luminoso sorriso della Pinacoteca, dalla corposa atmosfera della cena ai panorami marini popolati di navi fiabesche, dalla limpida, castissima cornice in cui si celebra il sacrificio della coppia all'ambiguità dell'antro dell'Ermafrodito, e ancora dal solare labirinto di Arianna alle malizie del Giardino fino all'ultima spiaggia che sublima nella levità del mito la gravezza della materia, e una serie pressoché ininterrotta di invenzioni, dominate dal desiderio di immergersi il più possibile in un i

CURIOSITÀ SU FELLINI - SATYRICON

PRESENTATO AL XXX FESTIVAL DI VENEZIA. REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1999

SOGGETTO DI FELLINI - SATYRICON

ISPIRATO AL ROMANZO DI GAIO PETRONIO ARBITRO

INTERPRETI E PERSONAGGI DI FELLINI - SATYRICON

Attore Ruolo
Joseph Wheeler
Il Suicida
Max Born
Gitone
Lucia Bosé
La Matrona
Alain Cuny
Lica
Hiram Keller
Ascilto
Danika La Loggia
Scintilla
Elisa Mainardi
Arianna
Luigi Montefiori
Il Minotauro
Gordon Mitchell
Il Predone
Magali Noël
Fortunata
Martin Potter
Encolpio
Salvo Randone
Eumolpo
Capucine
Trifena
Mario Romagnoli
Trimalcione
Giuseppe Sanvitale
Abinna
Hylette Adolphe
Schiavetta
Fanfulla
Vernacchio
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