News Cinema

Dirty Dancing compie 30 anni

297

Il 12 maggio del 1987 il film con Patrick Swayze e Jennifer Grey veniva presentato in prima mondiale al Festival di Cannes.

Dirty Dancing compie 30 anni

"Nessuno mette Baby in un angolo": questo statement giusto un po’ minaccioso e nel quale è contenuta una dichiarazione di stima e magari anche d’amore è la battuta forse più rinomata di un film che ci piace definire "anni ’80 dal primo all’ultimo fotogramma" (anche se è ambientato nel 1963) e che gli adolescenti dell’epoca (così come i loro fratelli del decennio successivo) ricordano bene, una rom-com che soprattutto gli ex "sentimentaloni", i goffi conquistatori e gli amanti dei "lenti" inseriscono senza esitazione alcuna fra i titoli del loro percorso formativo cinefilo di serie b. Chi scrive, vide Dirty Dancing in un dismesso cinemino di Hastings (in Inghilterra) durante una brumosa e scatenata vacanza studio e rimase colpito da tre cose: la carica erotica e la perizia danzereccia di Patrick Swayze (che, ahimè, ci ha lasciati prematuramente), la determinazione della minuta protagonista femminile e il ballo proibito fra i due protagonisti di cui, nella versione ufficiale del film, si vede solo un assaggio, perché, come molti sapranno, la scena originale - decisamente più lunga - fu barbaramente tagliata, lasciando in eredità agli spettatori pochi attimi bollenti a cui aggiungere, nel resto di Dirty Dancing, tre caste sequenze di mambo: una con Swayze e Cynthia Rodes e due con Swayze e Jennifer Grey.

Figlia del celeberrimo Joel Gray, che nel 1973 vinse l’Oscar come miglior attore non protagonista per la sua performance in Cabaret, Jennifer Grey entrò per prima a far parte del cast di Dirty Dancing, scelta da Emile Ardolino. Il personaggio che il regista le mise a disposizione e che altri non è se non la sceneggiatrice Eleanor Bergstein da giovane (anche lei in vacanza in un villaggio turistico delle Catskill Mountains), è probabilmente il più riuscito dell’intero film, e anche il più a fuoco e suscettibile di identificazione da parte del pubblico. Brutto anatroccolo che perdeva l’innocenza, trasformandosi in un cigno scatenato, Frances detta Baby esprimeva una femminilità quieta e sulle prime insicura, bilanciata da un’intelligenza lucida e consapevole e da una serietà (o seriosità) che si manifestava fin dalle prime scene, e cioè da quando la ragazzina dai capelli ricci che voleva cambiare il mondo proclamava indispettita, di fronte alla sorella disperata per non aver portato con sé le scarpe adatte alla villeggiatura: "Non è una tragedia, una tragedia è un monaco che si dà fuoco". La stessa determinazione spingeva Baby ad imparare a ballare e a difendere a qualunque costo il suo amore per Johnny - camicia aperta -Castle.

Una delle ragioni del successo di Dirty Dancing, che nel 1988 conquistò il titolo di re dell’home video, fu la "chimica" fra Jennifer Grey e Patrick Swayze, sconsigliato dal proprio agente a partecipare al film. Eppure, come accaduto ad esempio fra Humphrey Bogart e Audrey Hepburn per Sabrina, sul set fra i due a scoppiare non fu non l’idillio ma un crescente fastidio reciproco. Swayze e la Grey avevano già diviso il set di Alba rossa di John Milius, dove non erano andati affatto d’accordo, e quindi l’idea di trascorrere 44 giorni amorevolmente insieme (scambiandosi peraltro effusioni) non arrideva a nessun dei due. Tuttavia entrambi fecero del proprio meglio per ingoiare l’amaro boccone, motivati quotidianamente dalla visione delle scene girate fianco a fianco che rivelavano un’apparente ottima intesa. Anche se Jennifer era più famosa di Patrick, fu lui a diventare una star dopo l’uscita in sala di Dirty Dancing. E a proposito di star, toccò sempre a lui, in occasione del decimo compleanno del film, l’onore di ricevere la stella sulla Walk of Fame di Hollywood.

Sempre a proposito di Patrick Swayze, forse non tutti sanno che il primo attore scelto per la parte di Johnny Castle fu Billy Zane, immediatamente scartato per la sua totale incapacità di danzare. A riguardare il film, viene da pensare che il personaggio del ragazzo povero di Philadelpia ammaliato dal profumo delle signore dell’upper-class nordamericana e sofferente per la sua condizione di toy-boy sia abbastanza un clichè e che la sceneggiatrice non abbia, per così dire, lavorato di cesello. Ma a Swayze la produzione richiese soprattutto di essere maschio e sexy, di sviluppare pettorali e bicipiti, di sfoggiare al massimo un paio di espressioni e, al limite, di incarnare la lotta al pregiudizio e quella modernità di cui il film si fa portavoce e che per le vecchie generazioni era da temere come la peste bubbonica. Nonostante l’inconsistenza del ruolo, Patrick si dedicò con passione a Dirty Dancing e non volle una controfigura nella sequenza in cui ballava con Baby sul tronco di un albero. L’iniziativa gli costò cara, visto che cadde ripetute volte e si fece male.

Durante la lavorazione, sia il regista che i produttori non erano soddisfatti al 100% del film, tanto che inizialmente pensarono di farlo uscire solo per un weekend per poi ripiegare sull’home-video. Non avevano capito niente! Il 72% dei critici di rottentomatoes.com infatti diede la sua approvazione a Dirty Dancing, il passaparola garantì alla storia di Baby e Johnny una lunga sopravvivenza in sala e prima fu raggiunta la vetta della classifica degli incassi e poi si arrivò a un guadagno totale di 187 milioni di dollari. Last but not least, la canzone "(I’ve had) The Time of My Life" conquistò l'Oscar e il Golden Globe. E perfino i numeri di ballo lasciarono il segno. Per forza: a coreografarli ci aveva pensato Kenny Ortega.

Fa tenerezza rivedere nel 2017 Dirty Dancing, storia di una passione impossibile raccontata in un’epoca in cui il sesso tornava pudico e l’ottimismo yuppie trionfava. Quel film a basso budget che parlava di sentimenti universali ancora ci fa sognare, forse anche per una certa aria nostalgica di fine estate. Un po’ musical (sulla scia di Flashdance e Footloose) e un po’ romanzo di formazione al femminile, avrà pure avuto una trama banale - come sottolineava Rogert Ebert - ma è comunque entrato nella cultura pop. E poi sono poche le love-story che funzionano veramente al cinema. Viva Emile Ardolino, Patrick Swayze e Jennifer Grey, allora! E lunga vita a questo fenomeno di culto di cui oggi ricorre il trentennale dalla prima mondiale, avvenuta - pensate un po' - durante il Festival di Cannes.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming