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Màkari 3: incontro con Gaetano Savatteri, lo scrittore che ha inventato Saverio Lamanna e Peppe Piccionello

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La fiction Màkari, arrivata alla terza stagione, è tratta da una serie di romanzi e racconti incentrati sulle indagini del giornalista/scrittore Saverio Lamanna e del suo amico Peppe Piccionello. Sono opera del siciliano Gaetano Savatteri, che ha parlato della vita e del linguaggio dei suoi protagonisti, oltre che del giallo.

Màkari 3: incontro con Gaetano Savatteri, lo scrittore che ha inventato Saverio Lamanna e Peppe Piccionello

La fortunata serie con Claudio Gioè intitolata Màkari, che ha debuttato la scorsa domenica su Rai 1 e che è arrivata alla terza stagione, prende ispirazione dai romanzi e dai racconti della serie "Lamanna e Piccionello” scritta da Gaetano Savatteri, autore siciliano nato a Milano ma tornato in patria con la famiglia all’età di 12 anni. Savatteri è anche giornalista, e il suo primo romanzo, "La congiura dei loquaci", è stato pubblicato nel 2000. È stato invece nel 2021 che lo scrittore ha messo volentieri a disposizione di Rai Fiction e Picomedia le disavventure dello "sbirro di penna" Saverio Lamanna e del suo infaticabile e fedele braccio destro Peppe Piccionello, che, in una piccola località di mare in provincia di Trapani, risolvono casi di omicidio.

Quando Màkari 3 è stata presentata alla stampa, Gaetano Savatteri ha detto la sua più volte, ad esempio quando qualcuno gli ha chiesto se lui e Lamanna si assomigliano e lui ha risposto: "Saverio Lamanna è più giovane di me, è tutto quello che volevo essere e che non sono”. Poi lo scrittore ha spiegato che non gli è mai venuto in mente di collaborare alla sceneggiatura della serie perché in fondo il suo lavoro è un altro: "Penso fortemente che il prodotto televisivo, o anche cinematografico, sia una cosa diversa dalla scrittura. Come disse una volta Carlo Degli Esposti, gli autori più amati dagli sceneggiatori sono quelli scomparsi. Questa frase io non la scordo. Ho capito l'antifona e mi sono detto: 'Speriamo di continuare a non essere scomparso per un altro po’ di tempo. Nella scrittura di un libro c’è grande libertà, nel senso che io posso parlare di una piazza affollata e non costa niente, non comporta impegni produttivi, non servono le comparse, non bisogna fare cestini, non bisogna fare niente. Io posso mandare Lamanna e Piccionello sulla Luna, sempre a costo zero. Naturalmente, nel momento in cui diventano attori, qualcosa in post-produzione lo dobbiamo fare o no? La scrittura degli sceneggiatori non è libera come quella degli scrittori, perché chi si dedica a un copione televisivo o cinematografico deve tenere conto di una serie di esigenze narrative che sono diverse da quelle di un libro. E poi in un libro c'è una forte complicità con il lettore, e quindi se gli dici: ‘Un malinconico tramonto’, lui lo immagina, e ogni lettore ha il suo. In tv si deve capire che è malinconico: con la musica, con la fotografia, con l’atteggiamento e il comportamento degli attori".

A volte capita che luoghi pittoreschi come la Sicilia, o città come Roma, Napoli o Palermo, vengano raccontati in maniera stereotipata in una fiction o una serie. Non è assolutamente il caso di Màkari: "La Sicilia che ritrovo nella fiction non è una Sicilia da cartolina" - fa notare Savatteri. "Mi viene in mente la storia di un fotografo siciliano che, quando c'era un morto ammazzato in campagna, provava a vendere le sue foto ai giornali del nord, che però gli dicevano: 'Non si capisce che è successo in Sicilia', perché uno che viene ammazzato sotto a un albero potrebbe trovarsi ovunque. Insomma, a quel punto il fotografo ha cominciato a prendere le pale di fico d'India e a tenerle in macchina, e quando arrivava dove c'era il morto, gli metteva vicino una pala e scattava. Finalmente aveva il suo morto siciliano, come se tutte le persone in Sicilia andassero a morire accanto ai fichi d'India. Quella era un'immagine posticcia, forzata. La Sicilia di questa fiction, invece, è una Sicilia che è anche un pezzo dell'Italia.

I personaggi di Màkari si esprimono in italiano. Non parlano la lingua siciliana e certo non imitano i protagonisti dei libri di Andrea Camilleri. La ragione di questa scelta, per Gaetano Savatteri, ha a che fare con la sua esperienza di vita: "Appartengo a una generazione cresciuta 'in italiano', nel senso che a casa mia si parlava italiano. Sono figlio degli anni '60 e, all'epoca, per le famiglie che avevano raggiunto l'alfabetizzazione l’italiano era una conquista sociale, culturale. Era anche un modo per distinguersi. Io ho sempre pensato in italiano, al di là della mia vicenda personale di un’infanzia fuori dalla Sicilia. Adesso il linguaggio che senti parlare nel palazzo di giustizia, nelle aule di tribunale, nei convegni, all’università, è sì l’italiano, ma si dice per esempio: 'Uscite i libri dallo zaino', che sarà pure una forma scorretta, ma appartiene a un modo di usare la lingua siciliana. Per fortuna, la gran parte dei siciliani di oggi, pur non avendo perduto l'uso del dialetto, sa entrare e uscire dalle due lingue. Il dialetto è sempre stato la lingua di strada. Ad esempio, se dovevi insultare qualcuno, lo dovevi insultare in dialetto. Se dovevi litigare con qualcuno mentre giocavi a pallone, non dicevi: 'Scusi lei è un mascalzoncello' ma qualcosa di più pesante. I personaggi di Màkari hanno una lingua molto simile a quella che si usa adesso. Camilleri è un'altra storia, perché il suo è un dialetto insuperabile, letterario, che nessuno penserebbe di riprodurre".

Molte delle migliori serie di Rai Fiction appartengono al genere mistery (o giallo), perché c'è un’indagine, un caso da risolvere. Sembra strano, se si pensa che un tempo il giallo veniva considerato un genere minore: "In passato c'è stato un forte pregiudizio sul giallo" - spiega Savatteri - "tant'è vero che per accettare un libro come 'Il giorno della Civetta', che è era un poliziesco, abbiamo dovuto rassegnarci a pensare che non lo fosse, mentre Leonardo Sciascia sosteneva per primo che avesse la meccanica del poliziesco. Io credo che il giallo, che per fortuna è stato editorialmente rivalutato, dia oggi, in tutta l’Europa e anche in Italia, la possibilità di attraversare le città e le regioni, e che sia fondamentalmente il romanzo sociale di oggi, e alla fine, forse fra molti anni, sarà utile leggere i romanzi gialli pubblicati nel 2024 per capire come era il 2024".

Il prossimo appuntamento con Màkari - che è interpretata anche da Domenico Centamore, Ester Pantano e Antonella Attili - è stasera in prima serata su Rai 1. Ad andare in onda sarà la seconda puntata. Ricordiamo che quest'anno la regia è di Monica Vullo e Riccardo Mosca.

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