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La fuggitiva, "Una serie spettacolare, con linguaggio internazionale", raccontata da Vittoria Puccini e Carlo Carlei

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In arrivo dal 5 aprile per quattro lunedì su Rai 1 una serie ad alto tasso spettacolare con un'inedita Vittoria Puccini, che ci racconta La fuggitiva insieme al regista Carlo Carlei.

La fuggitiva, "Una serie spettacolare, con linguaggio internazionale", raccontata da Vittoria Puccini e Carlo Carlei

Un Action thriller al femminile, così viene definito La fuggitiva, il tentativo di realizzare una fiction per la televisione generalista con un ritmo e una struttura da prodotto “internazionale”. È così che il regista Carlo Carlei definisce la serie in otto serate che andrà in onda in quattro serata su Rai 1 da lunedì 5 aprile. Una coproduzione Rai Fiction e Compagnia Leone Cinematografica prodotta da Francesco e Federico Scardamaglia, che sarà prima online in anteprima esclusiva su raiplay dal 3 aprile.

La fuggitiva racconta la storia di una giovane donna, Arianna (Vittoria Puccini), che è accusata dell’omicidio del marito e quando scappa insieme al figlio viene inseguita dalla poliziotta interpretata da Pina Turco.”Non è solo un action thriller”, ha detto Carlei nel corso di un incontro con alcuni giornalisti via zoom, “è una serie tutta al femminile con due protagoniste molto diverse fra di loro, ma che scopriranno a poco a poco di avere una cosa che li lega, una ferita interiore aperta del passato che si portano dietro e solo attraverso la risoluzione di questo problema troveranno la forza per far fronte ai problemi che dovranno affrontare. Sono strafelice dei risultati e dell’opportunità di lavorare con Pina e Vittoria, che ritengo la più internazionale delle attrici italiane, una Michelle Pfeiffer con grande sensibilità e capace di affrontare i problemi, sarebbe una bravissima regista”.

Sorridente e quasi imbarazzata per i complimenti, la Puccini evoca il lavoro di preparazione molto particolare svolto per La fuggitiva. “Ho lavorato molto con le coreografie di combattimento, cercando una fisicità reattiva, veloce, istintiva. Una sfida che mi ha affascinato del personaggio. Per la prima volta mi sono trovata ad affrontare una donna con queste caratteristiche, che mi appartengono poco nella vita. Poi mi sono divertita molto con i travestimenti: fuggendo Arianna cambia look e parrucca ogni volta per camuffarsi, per non essere riconosciuta. È sempre una donna diversa, una metafora del percorso che la porterà ad affermare la sua identità al di là di una felicità e un equilibrio solo apparente. Tutti nascondono una verità ben diversa e un passato da svelare. Mi rivedo nella ricerca di verità di Arianna, che per non snaturarsi non ha accettato compromessi, Rinuncia alla strada più semplice, non volendo tornare dal figlio senza la schiena dritta. È la storia di ricerca del sé all’interno di una serie ad alto tasso di spettacolarità.”

È proprio lo stile di ripresa accattivante che Carlo Carlei tiene a sottolineare. “Tutto, dalle location alla luce, le inquadrature, il montaggio e il ritmo sono state costruite per fare una serie italiana anche internazionale e moderna nel linguaggio. Il mondo cambia e anche le televisioni generaliste devono catturare pubblico anche più giovane, specie visti i nuovi scenari, con sempre meno gente al cinema e sempre di più a vedere le piattaforme. Credo sia momento che anche televisioni in chiaro producano serie competitive a livello internazionale, anche in quanto a linguaggio. Sono personaggi cui credo il pubblico si affezionerà tanto, sono difficili da dimenticare. Se ci sarà una seconda stagione? La risposta la darà il pubblico, ci siamo lasciati una porta aperta nel finale. L’originalità della serie è stata sposata in pieno da un produttore giovane e intelligente come Federico Scardamaglia e grazie alla sua apertura mentale è venuta così bene.”

Una storia, quella de La fuggitiva, che richiama quella di Hanna, e infatti Carlei ha fatto vedere proprio quella serie alle attrici. “Sono condizioni simili a quelli di Arianna, è stato un riferimento per capire come avrebbe voluto raccontarla, poi ci siamo affidati alla sceneggiatura e alla nostra sensibilità. C’è una parte action importante, con un ritmo frenetico, ma anche una da melò emotivo forte. Arianna ha perso i genitori da bambina e vissuto come adolescente la guerra in Bosnia, fiuta il pericolo istintivamente, ma fatica a fidarsi degli altri. Non riesce a creare relazioni di fiducia con gli altri, è un personaggio complesso, con tante cose dentro. In comune con lei credo di avere un senso di giustizia che mi impone di non piegarmi ai compromessi, volendo sempre avere la coscienza a posto. È così che ho costruito la mia carriera, agendo con onestà intellettuale e senza ricorrere a strumenti che sembrano facilitare le cose ma ti fanno perdere pezzettini di te. Arianna ha il coraggio di rischiare perdendo delle cose in cambio della verità. Reagisce al dolore ricostruendosi, e io da scorpione sono anche un po’ autodistruttiva, ma alla fine abbiamo poi un istinto di sopravvivenza che non ci fa arrendere alle ferite, ma andiamo sempre avanti.”

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