Via Paradiso

Via Paradiso

Voto del pubblico
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5 di 5 su 1 voti
Genere: Commedia
Anno: 1988
Paese: Italia
Durata: 112 min
Distribuzione: C.D.I. (1988) - AZZURRA HOME VIDEO
Via Paradiso è un film di genere commedia del 1988, diretto da Luciano Odorisio, con Michele Placido e Ángela Molina. Durata 112 minuti. Distribuito da C.D.I. (1988) - AZZURRA HOME VIDEO.
Genere: Commedia
Anno: 1988
Paese: Italia
Durata: 112 min
Formato: PANORAMICA, TECHNICOLOR
Distribuzione: C.D.I. (1988) - AZZURRA HOME VIDEO
Sceneggiatura: Luciano Odorisio
Fotografia: Fabio Cianchetti
Montaggio: Carlo Bartolucci
Produzione: GIOVANNI DI CLEMENTE PER CLEMI CINEMATOGRAFICA

TRAMA VIA PARADISO:

In Via Paradiso, a Chieti, c'è l'Eden, un vecchio cinema fatiscente. Francesco, che insieme a suo nonno Andrea ne è il proprietario, è deciso a venderlo a un gruppo di americani interessati al rilancio del locale. Con il ricavato aprirà, insieme all'amico Salvatore, un supermercato in città. Francesco ha una moglie, Anna, con cui è in un momento di crisi e un bambino, ma non è felice. Quando arrivano gli americani, tra loro, in qualità di interprete, Francesco vede Giulia, sua amica d'infanzia e suo primo amore, fuggita improvvisamente da Chieti anni prima senza dare spiegazioni e senza lasciare tracce. Nell'uomo i ricordi tornano vivi: i due si incontrano e trascorrono insieme la notte, poi Francesco viene a sapere da Marcello, un suo amico, che Giulia, più che l'interprete dei futuri acquirenti del cinema, è l'amante dell'anziano capo del gruppetto. Francesco le chiede furiosamente quale sia la verità, lei cede e conferma quello che gli è stato riferito. Francesco però non demorde e quando si calma le propone di fuggire insieme con il ricavato della vendita dell'Eden. Al momento della firma del contratto, però Francesco capisce che Giulia ripartirà con gli ospiti, e allora straccia le carte con grande gioia del nonno, contrario alla vendita. Qualche ora più tardi una bambina consegna a Francesco una lettera che Giulia aveva lasciato anni prima ad Anna perché gliela consegnasse. Nelle poche righe Giulia spiegava il perché della sua fuga e gli chiedeva di raggiungerla perché lo amava sinceramente. Ma Anna, innamorata anche lei di Francesco, non aveva mai aveva consegnato la lettera. Ormai è troppo tardi: Giulia è partita e Francesco resta a Chieti con i suoi, e si darà da fare per ristrutturare il cinema Eden, nella vecchia Via Paradiso dei sogni e dei ricordi di un tempo.

CRITICA DI VIA PARADISO:

"Sarebbe stato apprezzabile, come segno di attualità, quel risvolto dolente attorno alla sala cinematografica ormai semideserta e in vendita, gestita da un nonno di Francesco pieno ancora, invece, di fiducia, ma anche questo tema, pur così giusto e così vero, si fa contagiare dai toni melodrammatici che pesano sull'insieme; con il rischio di sfiorare, in certe perorazioni, perfino la retorica. Restano gli interpreti che, pur vincendo un po' a fatica la troppo scoperta letterarietà dei loro caratteri, giungono a imporsi spesso, soprattutto nelle pieghe della cronaca, con vividi colori. Per primo Michele Placido, un Francesco truccato da Ettore Scola, e con un impermeabile, alla Humphrey Bogart anche in casa, ma sempre solido e teso, con sincerissimi accenti. Lei è Angela Molina, con il fascino quasi delle rughe, il nonno è Guido Celano, tornato al cinema e alla sua Chieti: con dignità commovente." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 30 Settembre 1988)"Assai vicino a 'Sciopèn' per l'impasto di elegia e satira di costume con qualche tocco di comicità, 'Via Paradiso' ci sembra un film umbratile e gentile, nelle corde più autentiche del suo autore. Se vogliamo poco nuovo quanto alla sostanza e ai timbri, ma raccontato da Odorisio con la professionalità che garantisce lavori ben fatti, qui applicata a una di quelle piccole storie di grande umanità in cui si condensano le illusioni e i disinganni del vivere. Chiamato a cantare i crepuscoli, e a dire i lividi grotteschi che può lasciare la provincia, dopo un decennio di prove Odorisio mostra di possedere un fiato meno lungo di quanto si sperasse. Nel breve spazio della sua ispirazione si muove tuttavia con sicurezza, sia che ritragga con una punta di velenosa pietà certi tipi di frustrati, di velleitari e di cornuti, sia che, andando più sotto la pelle, metta bene a fuoco situazioni e stati d'animo in cui la bugia aiuta a sopravvivere, sia infine che affidi il suo sconforto esistenziale alla metafora del cinema in sfacelo e della pericolante via Paradiso. Bagnato da una pioggia che quando occorre accentua le tinte grigie, però compensate dal sorriso degli scherzi antichi, il film ha buoni interpreti: un Michele Placido intenso nella sua spontaneità, un'Angela Molina che quasi sempre sa governare la sua maschera ardua, un Guido Celano al quale la figura del nonno è debitrice di colore e sapore, e una Fiorenza Marcheggiani che pur costretta nel, ruolo succinto di Anna recita, secondo il suo solito, nella più piena verità." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 5 Ottobre 1988)"Placido, che sogna avventate speculazioni edilizie, venderebbe anche senza ritorni di fiamma sentimentali. Ma quando scopre che la Molina, esperta in p.r., è anche una pute respecteuse o a dirla tutta l'amante del boss, la faccenda si complica. Vendere e fuggire insieme o resistere e perderla? L'intreccio è tutto qui ma per Odorisio è appena un pretesto al quale legare tutta una serie di episodi e bozzetti di gusto ostentatamente strapaesano. Ecco dunque i coretti abruzzesi cui si abbandonano Celano e l'amico Ciccardino (Francesco Di Federico). Ecco il vecchio prete ringalluzzito perché il Gesù che piange e muove gli occhi del suo presepe sarà esposto a Tokyo. Ecco l'amico mangione (Sebastiano Nardone) che declama versi in dialetto e si lancia in un imbarazzante elogio del voyeurismo, probabile metafora del rimbambimento della provincia. Ecco l'ex-compagno di scuola (Fabio Traversa) ancora afflitto dal soprannome di un tempo. Proprio come in 'Sciopèn', con la differenza che lì certi eccessi ruspanti andavano messi sul conto dell'esordio, qui sanno tanto di affettazione, come se dopo le parentesi di 'Magic Moments' e 'La monaca di Monza' Odorisio avesse deciso che questa è la sua dimensione più autentica." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 Ottobre 1988)

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