UN MONDO MALEDETTO FATTO DI BAMBOLE

Titolo originale: Z.P.G.

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Per quanto ridotto a una landa inospitale in cui le città, modernissime, sono immerse nello smog; gli abitanti vestiti con tute e maschere; i cibi di un tempo sostituiti con pillole; scomparse la flora e la fauna, visibili soltanto, sotto vetro, negli appositi musei, il nostro pianeta, si è dato, dopo secoli di guerre e di abbandono agli istinti, una struttura razionale, con un Concilio mondiale degli Stati confederati che decide, per tutti, quel che è bene o male. Avendo stabilito che un ulteriore aumento della popolazione, che ha raggiunto i settanta miliardi, provocherebbe la fine del mondo, il Concilio emette un editto col quale si considera la procreazione un crimine da punire con la morte. Soffrendo terribilmente per questa limitazione, due giovani sposi, Carol e Russ McNeil, decidono di trasgredire la legge. Per qualche tempo, essi riescono a tenere nascosta la nascita del loro bambino, ma un giorno la sua presenza viene scoperta da una coppia amica, che dapprima si fa "prestare" il piccolo, poi pretende di averlo per sé. Al loro rifiuto, Carol e Russ vengono denunciati e condannati a morire con la loro creatura in una calotta di plastica. Scavando il terreno sotto di loro, però, i due riescono a raggiungere il collettore delle fogne e ad arrivare, a bordo di un canotto, in mare aperto, in una zona abbandonata perché radioattiva.



CRITICA DI UN MONDO MALEDETTO FATTO DI BAMBOLE:

"Il film è un apologo fantascientifico che, proiettandosi in un ipotetico futuro in cui la programmazione tecnologica e materialistica giunge sino al punto da escludere la procreazione, rivendica alla persona umana il diritto ai sentimenti più vivi e, soprattutto, all'estrinsecazione di istinti di base come quello di dare la vita. Valido tematicamente, il film manca di sufficienti invenzioni narrative, e, per conseguenza, riesce lento e un po' monotono, eccetto in alcuni momenti e in qualche scenografia pittoresca. (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 74, 1973)

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