UN MINUTO A MEZZANOTTE

UN MINUTO A MEZZANOTTE

( 36.15 CODE PERE NOEL )
Voto del pubblico
Valutazione
5 di 5 su 2 voti
Regista: Rene' Manzor
Genere: Thriller
Anno: 1989
Paese: Francia
Durata: 88 min
Distribuzione: CHANCE FILM DISTRIBUZIONE (1990) - MULTIVISION, VIDEOPIU' ENTERTAINMENT
UN MINUTO A MEZZANOTTE è un film di genere thriller del 1989, diretto da Rene' Manzor, con Louis Ducreux e Patrick Floersheim. Durata 88 minuti. Distribuito da CHANCE FILM DISTRIBUZIONE (1990) - MULTIVISION, VIDEOPIU' ENTERTAINMENT.
Genere: Thriller
Anno: 1989
Paese: Francia
Durata: 88 min
Formato: PANORAMICA
Distribuzione: CHANCE FILM DISTRIBUZIONE (1990) - MULTIVISION, VIDEOPIU' ENTERTAINMENT
Sceneggiatura: Rene Manzon
Fotografia: Michel Gaffier
Montaggio: Christine Pansu
Produzione: L. M. PRODUCTIONS, DEAL, GARANCE

TRAMA UN MINUTO A MEZZANOTTE

Thomas de Fremot, un bambino di 9 anni, orfano di padre, che vive con la madre e con l'amatissimo nonno (che egli chiama Papy) in un castello vicino a Parigi, è un piccolo genio, che sa riparare il motore di un'auto, o impiantare in casa la televisione a circuito chiuso. Poichè adora i super-eroi ha trasformato il castello di famiglia in terreno di combattimento per i giochi di guerra. Credendo ancora all'esistenza di Babbo Natale (motivo per cui i suoi amici si burlano di lui) Thomas, ormai assalito da qualche dubbio, ha deciso di mettere la notte di Natale in funzione le telecamere installate in tutto il castello, in modo da riprendere il meraviglioso portatore di doni. La madre del bambino, Julie, direttrice a Parigi in un grande magazzino e che ha una relazione con Roland (del quale Thomas è geloso), ha stabilito di restare a lavorare fin tardi proprio nella notte santa, e ha appena licenziato uno dei "Babbi Natale" scritturati per l'occasione. Questi, che è uno psicopatico assassino, riuscito a raggiungere il castello scende dal camino ancora in costume e Thomas lo crede il vero Babbo Natale, finchè non gli vede sgozzare il suo amato cagnolino. Da questo momento, nel castello isolato sotto la neve, in cui l'assassino ha subito tagliato i fili del telefono, scoppia una vera guerra, che mette in pericolo sia il bambino che l'anziano nonno, gravemente malato. La mamma, Roland e la polizia, messi in allarme da molti indizi, stanno correndo verso il castello, ma sono ancora lontani e Thomas, che ha ormai capito la pericolosità del suo avversario, deve ricorrere a tutta la propria intelligenza e alla eccezionale abilità di cui è dotato per combattere il pazzo. Presto Thomas è ferito ad una gamba, ma non si sgomenta e salva il Papy colpito da un coma diabetico, facendogli la necessaria iniezione di insulina, e poco dopo il nonno spara al maniaco, uccidendolo, mentre stava per uccidere il nipotino. Quando i soccorsi arrivano al castello, tutto è finito, e Thomas dice alla mamma, che lo abbraccia felice, che egli ha saputo sconfiggere l'assassino e proteggere Papy.

CRITICA DI UN MINUTO A MEZZANOTTE

Al thriller manca il bacio in fronte del montaggio, qualità molto americana: il racconto perde qualche volta il filo, fa salti mortali di logica, riprende tensione con sforzo. (Maurizio Porro, Il Corriere della Sera) Il film si rivela essenziale in tutti i suoi momenti, capace di rinunciare a facili calligrafismi per concentrarsi sull'intelligenza, del ragazzino. Ed è proprio questa attenzione all'intelligenza, come unica vera arma per risolvere le situazioni più pericolose, che fa di questo film un bel thriller. (Marcantonio Lucidi, Il Messaggero) L'idea di partenza è ingegnosa e come macchina di spavento ha una grossolana efficacia, ma non mancano i rattoppi nel la tela della verosimiglianza né le smagliature nella suspence. Incerto tra realismo e favola. (Laura e Morando Morandini, Telesette) La connessione tra horror e Natale non è nuova. Ma il film, inedito nelle sale cinematografiche italiane, ha avuto un gran successo in Francia. Non ci sono li miti al masochismo del pubblico. (Francesco Mininni, Magazine Italiano tv) Ha dato spazio al thriller, ma non ne ha espresso quasi mai le necessarie tensioni. (Gian Luigi Rondi, Il Tempo)

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