Soho

Titolo originale: MOJO

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Soho è un film di genere drammatico del 1997, diretto da Jez Butterworth, con Ian Hart e Ewen Bremner. Durata 98 minuti. Distribuito da U.I.P..

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TRAMA SOHO:

Soho, estate 1958. Anche a Londra è arrivato il rock 'n roll e il locale più frequentato è l'Atletic Club di Ezra, dove ogni sera l'astro nascente Silver Johnny si esibisce davanti ad una folla di estatici teen-ager. I ragazzi che lavorano da Ezra si sentono molto trascinati dall'ambiente, e, anche fuori dagli spettacoli e dal lavoro, trascorrono i giorni e le notti tra sesso, alcool e pillole. Del gruppo fa parte anche il figlio di Ezra, Baby, imprevedibile e lunatico. Questi si rende conto che Silver Johnny ha preso il suo posto nel cuore del padre, mentre un altro, Mickey, lo ha sostituito alla guida del Club. Ezra considera Mickey come un figlio e si fida ciecamente di lui. Un giorno arriva Sam Ross, potente impresario di rock 'n roll, e cerca di scritturare Silver. Le scintille della rivalità scoppiano sempre più forti nel gruppo. Ezra viene crudelmente assassinato, e la ricerca del colpevole mette l'uno contro l'altro fino ad una brutale, spietata resa dei conti che vede i ragazzi più deboli, Baby prima di tutti, soccombere di fronte ai più forti.

CRITICA DI SOHO:

"La regia, comunque, sia nella prima parte descrittiva sia in quella in cui l'azione, pur chiusa quasi sempre fra quattro mura, prende il sopravvento, mostra di saper districarsi abbastanza bene tra le difficoltà del mezzo cinematografico affrontato per la prima volta e molti effetti, tutti 'in nero', li raggiunge senza fatica. Aiutato in questo da un gruppo di interpreti tra cui, curiosamente, domina, nei panni dell'impresario rock, addirittura Harold Pinter che è riuscito a darsi senza nessuno sforzo una maschera di gelida perfidia che a suo tempo solo Charlos Laughton avrebbe saputo sfoggiare. Il cantante conteso è Hans Matheson, già visto nei Miserabili di Bille Augus. Ezra, l'uomo che agli inizi aveva creduto in lui, è Ricky Tomlison, quasi sempre presente nei film di Ken Loach." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 20 gennaio 1997)" 'Soho' parte come un racconto dell'età del rock, continua come un dramma della follia e della pedofilia, e si chiude con una quantità di cadaveri degna di un dramma elisabettiano, spiazzando chi si aspetta una logica da 'genere'. Ma il suo maggior limite è non liberarsi dalle sue origini teatrali, che rendono tutto il film claustrofobico ed enfatico. Un'enfasi teatrale che hanno anche i pur bravissimi attori, spinti da Jez Butterworth, al suo debutto cinematografico, verso eccessi da cabaret espressionista buoni in scena ma stonati sullo schermo. Svetta, fra tutti, Pinter, in una parte praticamente muta, tutta affidata alla sua odiosa ambiguità: un modello di misura che sarebbe stato opportuno copiare." (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 22 ottobre 1997) "Se l'epilogo elisabettiano aspira ad una dimensione quasi astratta del racconto, la scrittura mostra sin dalle prime battute i propri limiti drammaturgici: magari nel doppiaggio si perde qualcosa legato allo slang londinese, ma non si direbbe che il regista e autore Jez Butterworth sia destinato a diventare un esponente di punta della cosiddetta British Renaissance. Immersi in una fotografia livida intonata all'argomento, gli interpreti imbrillantinati e piuttosto survoltati giocano a restituire l'aria del tempo: non sembrano al loro meglio, compreso lan Hart, che preferiamo ricordare nel ruolo del volontario antifranchista di 'Terra e libertà'." (Michele Anselmi, 'L'Unità', 22 ottobre 1997)

CURIOSITÀ SU SOHO:

- REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1997- PRESENTATO NELLA SEZIONE "BRITISH RENAISSANCE" AL FESTIVAL DI VENEZIA 1997

SOGGETTO:

DALL'OMONIMA OPERA TEATRALE DI JEZ BUTTERWORTH

IL CAST DI SOHO:



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