Napoli... serenata calibro 9

Napoli... serenata calibro 9

Voto del pubblico
Valutazione
4.5 di 5 su 2 voti
Genere: Drammatico
Anno: 1979
Paese: Italia
Durata: 85 min
Napoli... serenata calibro 9 è un film di genere drammatico del 1979, diretto da Alfonso Brescia, con Mario Merola e Aldo Canti. Durata 85 minuti. Distribuito da IMPEGNO CINEMATOGRAFICO - REAK - GENERAL VIDEO.
Genere: Drammatico
Anno: 1979
Paese: Italia
Durata: 85 min
Formato: VISTAVISION, GEVACOLOR, TELECOLOR
Distribuzione: IMPEGNO CINEMATOGRAFICO - REAK - GENERAL VIDEO
Fotografia: Silvio Fraschetti
Montaggio: Carlo Broglio
Produzione: CIRO IPPOLITO PER G.P.S.

TRAMA NAPOLI... SERENATA CALIBRO 9:

Don Salvatore Savastano, boss del contrabbando di sigarette, perde la moglie e l'unico figlio uccisi da quattro rapinatori mascherati, mentre la famiglia, riunita in un ristorante, festeggiava la Prima Comunione del bambino. Da quel momento don Salvatore non ha altro scopo nella vita che far giustizia con le sue mani dei quattro assassini. Marilì, l'amante tradita del boss Totonno o'pazzo, vuol vendicarsi di lui e ha intenzione di punirlo rivelando a Don Salvatore la sua colpevolezza e il nome dei suoi complici. Un uomo di Totonno, però, scopre le sue intenzioni, e il boss la uccide. Grazie a Gennarino, uno scugnizzo orfano del quale è diventato amico e protettore, Don Salvatore riesce egualmente a smascherare gli assassini del figlio, ma finisce nelle loro mani e rischia di morire dilaniato da una bomba. Fortunatamente Gennarino lo libera in tempo. Mentre i quattro delinquenti festeggiano in un ristorante la creduta scomparsa di Don Salvatore, questi irrompe armato nel locale, e ne uccide tre. Totonno scappa trascinandosi dietro Gennarino, ma al termine di un lungo inseguimento in mare, Don Salvatore riesce finalmente a far giustizia. Poi si costituisce. In carcere, avrà la consolazione di sapere che Gennarino lo considera ormai come un padre.

CRITICA DI NAPOLI... SERENATA CALIBRO 9:

"Rustico fiore di campo accanto a tanti fiori di serra, ha una rozzezza d'impianto drammatico, un'approssimazione di disegno psicologico, attori così primitivi da restituirgli un desueto profumo di cinema per platee di gusto semplice, felicemente impenetrabili a simbolismi e messaggi, ma sensibili alle rappresentazioni innocenti del Male, all'elogio della famiglia, alla presingiro dei poliziotti e all'omaggio alla furbizia dei 'picciriddi'" (Giovanni Grazzini, 'Corriere della Sera', 21 gennaio 1979)"E' una storia di gusto tipicamente popolare, che si rifà chiaramente alla cosiddetta 'sceneggiata'. Vi si agitano sentimenti elementari, forti passioni. I cattivi sono di una malvagità a tutto tondo, e le simpatie degli spettatori convogliate con ogni mezzo sul protagonista. Questi è un uomo che obbedisce all'antica legge della vendetta personale, considerata come un punto d'onore per un uomo che sia davvero tale." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 86, 1979)

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