Mai con uno sconosciuto

Titolo originale: Never Talk to Stranger

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La psicologa criminale Sarah Taylor è stata lasciata da undici mesi dal suo fidanzato Benny ed invano il coinquilino ed amico Cliff Raddison cerca di corteggiarla poiché la donna è concentrata sulla perizia per infermità mentale di un killer, Max Cheski. L'incontro con un aitante e misterioso portoricano, Tony Ramirez, che la corteggia abìlmente, la fa accendere di passione anche se è scossa per l'arrivo del padre Henry che non vede da anni e col quale sembra esserci un rapporto drammatico per i continui ricordi della morte accidentale della madre, avvenuta quando aveva cinque anni. Dopo una serie di fatti misteriosi (la lettura di un suo necrologio e l'uccisione della adorata gatta) Sarah affronta Tony, che offeso se ne va, e poi decide di farlo pedinare da un detective. Questi scopre che Ramirez non va ogni settimana a Boston, ma ad Albany, città natale di Sarah...

CRITICA DI MAI CON UNO SCONOSCIUTO:

Quanto è apprezzabile sul piano tecnico e decorativo (attori, fotografia, scene, musiche di Pino Donaggio, montaggio di Roberto Silvi: è tutto ok) tanto Mai con uno sconosciuto è artificioso, macchinoso e piuttosto improbabile nella sostanza narrativa, nella verità dei personaggi. Anche l'anticonformismo del finale è soltanto apparente. (Il Giorno, Morando Morandini, 21/11/95) Mai con uno sconosciuto è il genere di film che parte con una sola idea, poi le incolla intorno pezzi di sceneggiatura trovati in magazzino. L'idea che la psicanalista Sarah, bionda anglosassone dall'apparenza frigidina, incontri per caso il caliente portoricano Tony e ci vada al letto, sciogliendosi in puro ghiaccio bollente, i ritagli e le frattaglie attaccati intorno agli esercizi erotici (con e senza rete: vedere per credere) comprendono le visite professionali di Sarah al serial-killer Harry Dean Stanton (vedi Il silenzio degli innocenti), un po' di Hitchcock assortito (con prevalenza di Marnie) e altri imprestiti, musica "depalmiana" di Pino Donaggio inclusa. Il quesito intorno a cui Hall cerca di appassionarci riguarda l'identità del persecutore che terrorizza Sarah con macabri messaggi: fiori appassiti, gatto morto, un necrologio sul giornale. Tra i candidati ci sono il maniaco di cui sopra, il vicino di casa, il laido padre della dottoressa, lo stesso amante latino. Salvo poi ribaltare le carte all'ultimo con l'inevitabile colpo di scena. Ma se lo rivelassimo ora, che "thriller" sarebbe? (La Repubblica, Roberto Nepoti, 26/11/95) Raccordi sbrigativi, tensione tutta a parole, motivazioni nebulose e l'apparizione di un vecchio padre indegno che serve a far suonare l'inevitabile campana del trauma subito nell'infanzia... Tra uno sfondo colorato d'arancione ed un inseguimento da telefilm, Mai con uno sconosciuto viaggia verso uno scioglimento a scatola cinese che più banale non si può: s'accomodi chi sa trarre, comunque, occasione di divertimento dai luoghi comuni più ridicoli ed esagerati. (Il Mattino, Valerio Caprara, 27/11/95)

CURIOSITÀ SU MAI CON UNO SCONOSCIUTO:

REVISIONE MINISTERO DICEMBRE 1995

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