L'avvocato De Gregorio

L'avvocato De Gregorio

Voto del pubblico
Al cinema dal: 07 marzo 2003
Genere: Drammatico
Anno: 2003
Paese: Italia
Durata: 107 min
Data di uscita: 07 marzo 2003
Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
L'avvocato De Gregorio è un film di genere drammatico del 2003, diretto da Pasquale Squitieri, con Giorgio Albertazzi e Ciro Capano. Uscita al cinema il 07 marzo 2003. Durata 107 minuti. Distribuito da 01 DISTRIBUTION.
Data di uscita: 07 marzo 2003
Genere: Drammatico
Anno: 2003
Paese: Italia
Durata: 107 min
Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
Sceneggiatura: Pasquale Squitieri
Fotografia: Giuseppe Tinelli
Montaggio: Gianluca Quartu
Produzione: ELIDE MELLI PER COSMOPOLI CORPORATION, RAI CINEMAFICTION

TRAMA L'AVVOCATO DE GREGORIO:

L'avvocato De Gregorio è un vecchio dall'aspetto ributtante. Abita all'ultimo piano di un palazzetto scalcinato di Spaccanapoli, in un unico stanzone dove c'è tutto, dal bagno alla cucina. Sulle pareti nude solo tre foto ingiallite. Una di queste mostra De Gregorio da giovane, un'altra in toga d'avvocato e nell'ultima è insieme alla moglie. Accanto alle tre foto, un ritaglio di giornale che lo accusa di truffa. In effetti, trent'anni prima De Gregorio, per affrontare le cure costose del figlio malato aveva truffato un cliente ed era stato condannato ed emarginato. Solo grazie al magistrato Foloni, disposto a dargli credito per una causa contro una società edilizia, De Gregorio potrà riacquistare la sua dignità umana e professionale.

CRITICA DI L'AVVOCATO DE GREGORIO:

"Ruolo maiuscolo per Giorgio Albertazzi diretto da Pasquale Squitieri, un regista che con le maiuscole va a nozze. 'L'avvocato De Gregorio' è un relitto del Foro napoletano che risale la china battendosi ostinatamente per far luce su un oscuro incidente sul lavoro. Grandangoli, dettagli sgradevoli, tirate all'antica: Squitieri non si nega nulla. Ma l'impeto e l'urgenza di questa requisitoria populista testimoniano un disagio e una ribellione insoliti". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 7 marzo 2003) "Anche Squitieri che ha studiato giurisprudenza e frequentato l'ambiente legale, s'appassiona alla storia che racconta e traduce in immagini con uno stile semplice e chiaro, preoccupato soprattutto di valorizzare la grande interpretazione di Albertazzi". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 8 marzo 2003)"Il pregio maggiore di questo film, condotto con coraggio sul filo di una popolaresca semplicità, sta nell'interpretazione di Giorgio Albertazzi. Da mezzo secolo fra le figure di spicco dello spettacolo, l´attore ha avuto poche occasioni di mettere il suo talento al servizio della settima arte. Dopo lo storico protagonista di 'L'anno scorso a Marienbad' (1961) di Alain Resnais, la sua filmografia appare infatti sbriciolata in una sporadica serie di apparizioni. Per contrasto, e a maggiore onta di una cinematografia che ha ignorato un interprete di tali risorse, servito da una regia fin troppo rispettosa e devota questo De Gregorio entra di prepotenza nella schiera dei personaggi emblematici rappresentando, al di là di un caso umano complesso e perfino non sempre simpatico, la voglia di riscatto di una città umiliata". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 9 marzo 2003)"L'allestimento squitieriano delle tappe verso la giustizia è enfatico. Ambigua la rappresentazione di Napoli tra folclore e realismo. Il finale, col discorso esortativo in tribunale, rivela un eccesso di fiducia, come succede in certe fiction televisive o nel court-movie americano. Ma la prova di Albertazzi, incanutito e altero, shakesperiano e sozzo, vale il biglietto. Che grande attore". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 9 marzo 2003)"L'idea di cucire addosso a un attore atipico (soprattutto per e sul grande schermo) come Albertazzi un personaggio a lui così lontano per tradizione e affinità elettive, avrebbe potuto captare l'ennesima sparata a salve dell'esteticamente volgare cinema di Squitieri, in una zona d'ombra interessante. Ma le urgenze declamatorie e fastidiosamente didattiche del regista, impediscono al film e ad Albertazzi medesimo (costretto a recitare 'a oggetto') di riscattarsi al pari di De Gregorio. Cantore di immagini gratuitamente incattivite, Squitieri non resiste alla tentazione della morbosità e della sentenza populista, scrive male contorni e corollari e dirige peggio, con la svogliatezza dei superficiali. La sua protesta ha l'aspirazione d'inveire e di sbraitare accusando tutto e tutti, riuscendo alla fine a denunciare, involontariamente solo se stessa". (Aldo Fittante, 'Film Tv', 11 marzo 2003)

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