IL RITORNO DAL FIUME KWAI

IL RITORNO DAL FIUME KWAI

( RETURN FROM THE RIVER KWAI )
Voto del pubblico
Genere: Guerra
Anno: 1988
Paese: Gran Bretagna
Durata: 108 min
Distribuzione: TITANUS DISTRIBUZIONE (1989) - VIDEOGRAM, TITANUS DISTRIBUZIONE VIDEO, NUMBER ONE VIDEO
IL RITORNO DAL FIUME KWAI è un film di genere guerra del 1988, diretto da Andrew V. McLaglen, con Nick Tate e Timothy Bottoms. Durata 108 minuti. Distribuito da TITANUS DISTRIBUZIONE (1989) - VIDEOGRAM, TITANUS DISTRIBUZIONE VIDEO, NUMBER ONE VIDEO.
Genere: Guerra
Anno: 1988
Paese: Gran Bretagna
Durata: 108 min
Formato: 35 MM
Distribuzione: TITANUS DISTRIBUZIONE (1989) - VIDEOGRAM, TITANUS DISTRIBUZIONE VIDEO, NUMBER ONE VIDEO
Fotografia: Arthur Wooster
Montaggio: Alan Strachan
Produzione: KURT UNGER PER ROADSHOW PRODUCTIONS, SCREENLIFE ESTABLISHMENTS

TRAMA IL RITORNO DAL FIUME KWAI:

Nel 1945, durante la II guerra mondiale, presso il fiume Kwai, in Tailandia, si trova un campo di prigionia giapponese, nel quale sono rinchiusi molti soldati inglesi, perseguitati crudelmente dal fanatico tenente Tanaka, mentre il maggiore Harada, giunto da poco, si sforza di farli trattare equamente. Il medico inglese, il maggiore Benford, cerca di mantenere la calma fra i suoi connazionali, e dedica le sue cure anche ai nemici. Quando una squadriglia americana bombarda il ponte sul fiume Kwai e lo fa crollare, il giovane pilota Crawford, che si è gettato col paracadute dall'aereo colpito, cade nella giungla e viene salvato dagli abitanti di un villaggio, addestrati alla guerriglia dal colonnello inglese Grayson. Questi vuole attaccare un treno militare giapponese, che trasporta molti prigionieri inglesi, destinati ad essere inviati in Giappone, dove c'è bisogno di mano d'opera. Il viaggio dei soldati è lungo e drammatico, alcuni tentativi di fuga vengono puniti con la morte, il treno viene attaccato e il colonnello Grayson muore nell'impresa, mentre Crawford, che si era unito a lui, è catturato dai giapponesi. Dopo aver sofferto anche la fame, i prigionieri giungono infine al luogo dell'imbarco, dove li aspetta una nave, e Crawford riesce a fuggire, impossessandosi di un aereo che, difettoso, poco dopo precipita in mare aperto. Il pilota viene salvato da un sottomarino americano, che sta perlustrando la zona e avvista il convoglio giapponese. Cosicchè, riconosciuta la nave in cui si trovano i prigionieri, Crawford tenta invano di convincere il comandante che sta per lanciare siluri contro dei soldati inglesi. Frattanto costoro, esasperati dalle nuove sofferenze subite e dalla conseguente morte per malattia di molti compagni, si sono ribellati, conquistando la nave, ma proprio allora vengono silurati. Però, dopo aver ucciso il perfido Tanaka, si salvano gettandosi in mare, e vengono raccolti dagli americani.

CRITICA DI IL RITORNO DAL FIUME KWAI:

"Più che un sequel, una profanazione. Chissà quali grilli aveva per la testa il produttore (Kurt Unger) nel momento in cui ha deciso di realizzare il seguito dell'intoccabile 'Il ponte sui fiume Kwai' di David Lean (1957). Nel finale del prototipo, è cosa nota, muoiono tutti, il colonnello Nicholson (Alec Guinness) e Shears (William Holden) compresi. Il risultato dei nuovo modello è deprimente. La guerra (sarà per via dei tanti film sul Vietnam) al cinema torna ad essere un affare. (...) Inutile aggiungere che il pathos dell'originale è qui solo un lusso superfluo. Gli attori sembrano capitati lì per una vacanza al Club Méditerranée e i giapponesi animatori turistici un po' troppo presi dal ruolo. Dell'orecchiabile marcetta nemmeno l'ombra. Dirige, senza lasciarsi minimamente turbare dai chiaroscuri psicologici, Andrew McLaglen. Se tanto ci dà tanto, meglio allora 'Venti di Guerra'. O 'Sturmtruppen'." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 5 Giugno 1989)"Questo 'Ritorno al fiume Kwai' e al suo ponte, al contrario, non ha né una logica né una motivazione, là dove c'erano drammi ed eroismi, abbonda nei luoghi comuni, dove i personaggi vivevano con intensità odi e furori, si prodiga in battute riprese da vari testi (anche seri) per arrivare solo a vacue supponenze e, soprattutto, dove c'erano caratteri analizzati con attenzione, si tiene alle scorze più esteriori, come se, anziché uomini, muovesse fantocci. Lo si può sopportare in uno dei tanti film bellici di routine, ma non citando quel ponte e il Kwai che sono ormai diventati uno dei luoghi mitici del cinema. Mi dicono comunque che di film così (a parte le citazioni) se ne stanno facendo anche molti altri perché la guerra, stranamente, sembra che faccia di nuovo cassetta al botteghino. Questo può spiegare il remake di oggi, ma non è una giustificazione." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 6 Giugno 1989)"Avventure di terra, cielo e mare, si potrebbe dire di questo film, scomponibile in tre parti: la vita in un campo di prigionieri di guerra britannici nei pressi del fiume Kwai; il viaggio di trasferimento dei prigionieri verso Saigon su un treno, inutilmente attaccato da un gruppo di partigiani thailandesi di cui fanno parte un anziano ufficiale inglese e un tenente pilota americano; il viaggio in mare dei prigionieri, stivati sul cargo Brazil Maru, silurato da un sottomarino statunitense. Nonostante l'epilogo che è il più smaccato happy-end degli ultimi anni, la parte più vispa della greve odissea è l'ultima. Non c'è un solo momento di emozione né un'invenzione degna di nota in questa sagra dello stereotipo dove si muovono personaggi inconsistenti o convenzionali. Qualche battuta sulla follia della guerra, galleggia come un rottame in un mare di noia." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 6 Giugno 1989)

SOGGETTO DI IL RITORNO DAL FIUME KWAI:

LIBRO "RETURN FROM THE RIVER KWAI" DI JOAN BLAIR E CLAY BLAIR JR.

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