Il piccolo grande mago dei videogames

Il piccolo grande mago dei videogames

( The Wizard )
Voto del pubblico
Valutazione
4.2 di 5 su 4 voti
Regista: Todd Holland
Genere: Commedia
Anno: 1989
Paese: USA
Durata: 94 min
Il piccolo grande mago dei videogames è un film di genere commedia del 1989, diretto da Todd Holland, con Beau Bridges e Luke Edwards. Durata 94 minuti. Distribuito da PENTA DISTRIBUZIONE (1992) - PENTAVIDEO.
Genere: Commedia
Anno: 1989
Paese: USA
Durata: 94 min
Formato: NORMALE A COLORI
Distribuzione: PENTA DISTRIBUZIONE (1992) - PENTAVIDEO
Sceneggiatura: David Chisholm
Fotografia: Robert D. Yeoman
Montaggio: Tom Finan
Produzione: DAVID CHISHOLM - TOPOLSKI KEN

TRAMA IL PICCOLO GRANDE MAGO DEI VIDEOGAMES:

Jimmy, un bimbo che soffre di instabilità emotiva, ha visto affogare la gemella e vive con il padre Sam, la matrigna e due fratellastri (il giovane Nick e il dodicenne Corey). I due ragazzi gli vogliono bene, malgrado il suo mutismo e, quando il piccolo fugge di casa perchè vuole andare in California (unica parola che egli riesce a sillabare), si mobilitano. Corey, che gli è più vicino e affezionato, anzi, parte con lui: i due salgono sui camion e vanno alla ventura, unendosi ad Haley - una dodicenne orfana di madre, scattosa e piena di idee - avendo per meta Los Angeles. Lei sa che là vi è l'Armageddon, un colossale torneo per ragazzi bravissimi nei videogiochi e Corey con l'amichetta sono convinti che il silenzioso Jimmy batterà tutti. Il bimbo infatti si direbbe un vero mago (anche durante il viaggio vince contro Lucas, un campione locale assai più grande di lui). Mentre sulle tracce di Corey e del fratellastro si sono posti sia Sam con il figlio maggiore Nick, sia un agente investigativo munito di fotografie esibite a motel e presso distributori di benzina, il terzetto, dopo varie avventure, arriva a Los Angeles. Qui Jimmy viene iscritto alla gara all'ultimo minuto e vince i 50.000 dollari del premio, ancora una volta battendo nella finalissima quel Lucas orgoglioso ed un'altra concorrente. Al trionfo assistono anche Sam, Nick e Putman (che il terzetto è sempre riuscito a dribblare) e poi i ragazzini tornano a casa: Sam tutto allegro con i tre figli, con i quali ora il rapporto sembra migliore di prima, ed Haley per amicizia con coloro che tanto ha aiutato e protetto. Ma all'improvviso il piccolo mago prega il padre di fermare l'auto: al bordi della strada in una zona desertica si trova un motel e lì vicino sono posti alcuni mostri antidiluviani in plastica. La sua mitica "California" è lì: è il luogo felice dove furono scattate quelle foto con madre e sorellina morta che sempre Jimmy reca seco in una piccola valigetta e che ora lui lascerà sul posto, ormai cresciuto, più tranquillo e finalmente sorridente.

CRITICA DI IL PICCOLO GRANDE MAGO DEI VIDEOGAMES:

"Fragile commedia sull'età dei brufoli e la crisi adolescenziale, che annaspa tentando di dare spessore a un 'Rain Man' in pantaloni corti. Più noiosa che commovente, esalta gli inossidabili valori della famiglia in un lungo spot (gratuito?) per la Nintendo. Quel ragazzino un po' tonto e bisognoso d'affetto forse potrà intenerire i genitori più sensibili, difficilmente farà, però, breccia nel cuore degli smaliziati coetanei". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 1 settembre 2001)Magari bastassero le buone intenzioni e i teneri sentimenti per far un buon film. Comunque, i ragazzini faranno il tifo per questo piccolo mago, sempre un pò assorto e turbato, ma imbattibile nei giochi di destrezza richiesti dai videogame. E, con lui, per la bontà del fratellastro e le fertili iniziative della inattesa compagna di viaggio. Peccato che ci siano molte ripetizioni e che tutti gli adulti recitino nella più scoraggiante routine. La commedia che tiene di mira gli obiettivi e i modi più o meno avventurosi tanto cari agli americani amanti del film "on the road" ricicla una volta di più e in maniera consolatoria il tema della famiglia, dalla quale si può fuggire, ma a cui si ritorna sempre e volentieri. Soddisfa meno e non regge ad una analisi un tantino più profonda sulle regioni vere di quel ritorno: a 10 anni, 50.000 dollari di premio sono gran cosa e tutto il parentado coccola il piccolo genio vittorioso. Esaltazione del gioco commercializzato, con una specie di spot colossale ed un inno tutto all'americana alla destrezza del più bravo in lizza, che sembra guarito perfino dalle sue ombrose chiusure caratteriali. (Segnalazioni Cinematografiche)

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