Il giurato

Il giurato

( The Juror )
Voto del pubblico
Valutazione
3 di 5 su 5 voti
Regista: Brian Gibson
Anno: 1996
Paese: USA
Durata: 120 min
Distribuzione: COLUMBIA TRISTAR FILM ITALIA - COLUMBIA TRI STAR HOME VIDEO
Il giurato è un film di genere drammatico, thriller del 1996, diretto da Brian Gibson, con Demi Moore e Alec Baldwin. Durata 120 minuti. Distribuito da COLUMBIA TRISTAR FILM ITALIA - COLUMBIA TRI STAR HOME VIDEO.
Genere: Drammatico, Thriller
Anno: 1996
Paese: USA
Durata: 120 min
Formato: SCOPE A COLORI
Distribuzione: COLUMBIA TRISTAR FILM ITALIA - COLUMBIA TRI STAR HOME VIDEO
Sceneggiatura: Ted Tally
Fotografia: Jamie Anderson
Produzione: IRWIN WINKLER E ROB COWAN PER COLUMBIA PICTURES

TRAMA IL GIURATO:

Nel preparare la composizione della giuria per il processo al boss Louie Boffano, accusato di omicidio, l'autorità giudiziaria vi ha anche incluso una madre single, Annie Laird, che vive insieme al figlio dodicenne Oliver, scolpendo nel legno strane scatole-sorpresa. Proprio per le sue doti determinate che la mafia di New York ha deciso di plagiarla avvalendosi della collaborazione esterna di un individuo chiamato il "Maestro", esperto in mille artifizi tecnici, intelligente e piacente. Se Boffano vuole uscirne libero da ogni accusa, gli occorre in seno alla giuria un elemento persuasore e forte (un altro a lui favorevole è già stato inserito). Annie, costantemente pedinata da Eddie (l'autista del boss mafioso), accattivante quanto infaticabile, è stata a lungo studiata e valutata dal misterioso "Maestro", che comincia con l'acquistare dalla donna alcuni suoi lavori scolpiti. Presto segue il resto (pressioni psicologiche ed amorose) e infine il ricatto odioso: Oliver verrà sequestrato e ucciso se lei per Boffano dovesse votare colpevole.

CRITICA DI IL GIURATO:

"Modesto giallo gruviera, sospeso tra il thriller psicologico e il dramma giudiziario, di evidente assurdità e pieno di incongruenze (si sono mai visti criminali così fessi?), comunque ben dotato di una discreta suspense. La sensuale Demi Moore e il burino rifatto Alec Baldwin si azzannano e tubano senza tregua per due ore, nemmeno sfiorati dal timore del ridicolo". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 6 maggio 2001)"La Moore è stata furba a scegliersi il film, che le permette di fare la sexy all'inizio (nel suo modo classico: mordicchiandosi l'unghia o ciucciandosi golosamente il dito), poi la vittima indifesa e infine la giustiziera casalinga, che praticamente obbliga lo spettatore a solidarizzare con lei. E' stata abile anche nella scelta del partner: quel bietolone di Alec Baldwin, inespressivo ad onta dei begli occhi cerulei, era l'ideale per lasciarla padrona del campo banalizzando un personaggio potenzialmente affascinante come il Maestro, superuomo nietzschiano e perverso pigmalione del crimine. Malgrado tutto questo spiegamento di astuzia, però, Il giurato resta un film convenzionale e poco eccitante, una produzione ricca (vedi la trasferta guatemalteca) ma con l'aspetto di una vecchia "serie B". Gonfiata come le forme di Demi e i muscoli di Baldwin. (la Repubblica, Roberto Nepoti, 1/5/96). Il tema centrale del film è la paura: come ottenere il totale controllo di un essere umano attraverso il terrore. Il Maestro è un sadico che ha l'ambizione di essere un personaggio sadiano. Purtroppo è affidato ad Alec Baldwin, uomo fascinoso e marito di Kim Basinger, ma tra i più detestabili attori americani della sua generazione. Poiché la protagonista è Demi Moore, bella mora e attrice di mezzi limitati, promossa negli anni Novanta al rango di diva, si può capire perché 'Il giurato' sia, più che un vero film, un Pif, un Prodotto Industriale di Finzione, di mediocre levatura e di ostentata velleità che, dopo un primo tempo di arrogante pesantezza, prende un po' d'aria e di ritmo avventuroso verso la conclusione quando l'azione si sposta da New York e dintorni nel Guatemala, trovato in Messico o ricostruito in studio. (Il Giorno, Morando Morandini, 27/4/96)."Il titolo può far pensare a un film sui processi, di quelli tanto in voga a Hollywood, e difatti di mezzo c'è anche un processo (a un boss della mafia), ma resta abbastanza in secondo piano, perché l'accento del film - sceneggiato da Ted Tally, quello del Silenzio degli innocenti, sulla base di un romanzo molto interessante di George Dawes Green - è tutto sul dilemma di una ragazza madre che, chiamata a fare il giurato in un processo, viene a poco a poco coinvolta in un gioco tutti trabocchetti che, ad opera di un subdolo mafioso, finisce per pretendere da lei un voto di assoluzione, pena la sua morte e quella del figlio dodicenne. (Il Tempo, Gian Luigi Rondi, 28/4/96).Il giurato, tratto dal romanzo di George Dawes Green (edito da Baldini & Castoldi), è impastato di quei gusti cinematografici che, nell'ambito del thriller contemporaneo, vanno oggi per la maggiore: il cattivo è uno psicopatico affascinante e intelligente, il rapporto tra vittima e carnefice si tinge d'ambiguità, d'implicite (o soffocate) attrazioni reciproche, l'atmosfera evoca aneliti metafisici (qui il taoismo, un tempio Maja nel Guatemala dove la vicenda vive il suo epilogo), la violenza psicotica esplode a ritmi cadenzati. Qualche idea originale qua e là: la Moore, che presto vedremo in Striptease dal quale ha ricavato un compenso di dodici milioni di dollari, è una scultrice dilettante che realizza scatole di legno da toccare e da esplorare con le mani, Baldwin ricopre il ruolo di villain con una certa (forse un po' vuota) eleganza. Meno elegante l'ideologia che sottende al film: il cittadino fa giustizia da solo e, per di più, la fa perché va dove lo porta il cuore (di mamma). (Il Messaggero, Fabio Bo, 6/5/96)

SOGGETTO DI IL GIURATO:

TRATTO DAL ROMANZO DI GEORGE DAWES GREEN

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