Faccia di Picasso

Faccia di Picasso

Voto del pubblico
Valutazione
3.7 di 5 su 13 voti
in TV VEN.26 su Premium Cinema Comedy - Ore 11:20
Genere: Commedia
Anno: 2000
Paese: Italia
Durata: 95 min
Faccia di Picasso è un film di genere commedia del 2000, diretto da Massimo Ceccherini, con Massimo Ceccherini e Alessandro Paci. Durata 95 minuti. Distribuito da CECCHI GORI (2000).

TRAMA FACCIA DI PICASSO:

E' la storia della crisi creativa di un regista al suo secondo film. L'incontro con uno sceneggiatore, il produttore e la scelta di un'attrice non dipanano i dubbi ma sono occasione per raccontare la vita e le famiglie dei due protagonisti: Massimo, il regista e Paci il suo fedele amico. Se già tutto è stato realizzato non resta che copiare. Ecco, quindi, la parodia di Ceccherini de Lo squalo, Rocky IV, L'esorcista, Il silenzio degli innocenti.TRAMA LUNGACeccherini è alla ricerca di un soggetto per il suo prossimo film. Con lui c'è l'amico attore Paci, che del film sarà il protagonista. Federico, il produttore, li sollecita e li tiene sotto pressione. Ceccherini, dopo alcuni tentativi, decide, prima di fare il film, di girare alcuni omaggi a famosi esempi del cinema del passato. Si comincia con 'Lo squalo' e poi Stanlio e Ollio. Ceccherini si concede una pausa a contatto con la natura, poi a Bologna fa alcune interviste a studenti e studentesse dell'università. Di nuovo ecco Hannibal the Cannibal, poi il Pinocchio di Comencini con la presenza del bambino di allora oggi uomo; ecco l'Esorcista, Rocky IV, e poi un sogno su se stesso che sposa Stefania. Infine Ceccherini e Paci sono a Berlino: davanti a quello che resta, Ceccherini sogna un muro tutto imbiancato, proprio come faceva il padre, che faceva il nobile mestiere di imbianchino.

CRITICA DI FACCIA DI PICASSO:

"La metà oscura di Leonardo Pieraccioni non ha più voglia di innervosire le favole romantiche dell'amico. Quando può, preferisce dirigersi da solo e, come già dimostrò in 'Lucignolo', la sua ispirazione nasce dai libri o dai classici del cinema ferocemente stravolti. Stavolta il pretesto è il travaglio 'poetico' di un regista in cerca di storie". ('Carnet', settembre 2000)"La ex 'spalla' di Leonardo Pieraccioni, già autore di 'Lucignolo' che ebbe gran successo di pubblico incassando quasi sette miliardi, al secondo film conferma la sua comicità sardonica, popolare e aggressiva, la sua capacità di far ridere in momenti folgoranti (la sceneggiatura è di Ceccherini e di Giovanni Veronesi), la sua visione iperrealista e insieme surreale. Chiedere a lui un film ordinatino, ben strutturato, ben fatto secondo le regole, sarebbe davvero troppo pretendere: è già molto questa serie sgangherata e caotica di cose da ridere". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 7 ottobre 2000)"Ceccherini come Fellini? Una volta, a scuola, quando nel tema dicevi tutto quello che potevi ma non sapevi scrivere ti davano quattro, con una nota: sincero, ma immaturo; studia! Ceccherini incapace, punta sulla sincerità. Ma tra noiose scorribande in auto con il fedele Paci (compare di cabaret), famigliole parodistiche, bellone incapaci e produttori sottanieri, sfila l'elenco dei luoghi comuni da non toccare in questi casi. Risate stitiche, tempi larghi come il Mar Morto. A corredo, alcuni omaggi messi lì come sketch-intervallo: Ceccherini-Squalo, Ceccherini-Esorcista, Ceccherini-Rocky, Ceccherini - Hannibal the cannibal. Omaggio nostalgico, commovente, al padre imbianchino, per la felicità dello sceneggiatore Giovanni Veronesi che vede un destino: Ceccherini poeta. Siamo in trepida attesa". (Silvio Danese, 'Il giorno', 14 ottobre 2000)."Stralunato e insofferente, Ceccherini riesce a star lontano dai tanti vezzi del cinema italiano (e toscano): non c'è ironia nè autocompiacimento, soprattutto non c'è quella voglia un po' ruffiana di essere simpatico a tutti i costi. Anzi, caso mai è vero il contrario: sembra quasi che voglia apparire sotto la peggiore luce, che sia attanagliato da una carica distruttiva che gli fa scegliere una comicità funerea, lacerante, quasi disperata. Squinternato e sconcertante, il film trasmette comunque un'aria di autenticità (l'omaggio - ma è tale? - al padre imbianchino) che invano cercheresti negli altri prodotti della scuderia Cecchi Gori. E alla fine esci pensando che forse l'Italia potrebbe aver trovato il suo John Belushi in trentaduesimo." (Paolo Mereghetti, Io donna, 21 ottobre 2000).

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