Da Corleone a Brooklyn

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In occasione dell'assassinio di Salvatore Santoro, avvenuto a Roma, il commissario Giorgio Berni, che si occupa del caso, viene inviato a Palermo per collaborare con il commissario locale Danova poiché si hanno buone ragioni per sospettare che si tratti di un delitto a sfondo mafioso. Intanto il tenente Sturges della polizia di New York ferma un uomo che dice di chiamarsi Vito Ferrando, sospettato di traffico di droga e senza permesso di soggiorno. Il rapporto che Sturges invia a Palermo dichiara che Ferrando è in realtà il boss mafioso Michele Barresi, più volte scampato alla giustizia. Barresi viene quindi scagionato dalle accuse per il delitto di Roma però, nel frattempo, altre persone vicine a lui sono state uccise. Si tratta di Liana Scala, la sua compagna, e Francesco Santoro. Nel conflitto a fuoco seguito al delitto, uno degli assassini, Salvatore Scalia, ex uomo di fiducia di Barresi e fratello di Liana, è caduto nelle mani della polizia. Giorgio Berni ottiene dai suoi superiori il permesso di trasferire lui stesso il prigioniero in America perché con la sua testimonianza possa incastare Barresi. Il viaggio si presenta pieno di insidie anche perché i mafiosi tentano di eliminare il pericoloso testimone. Berni, dopo essersi nascosto a casa della sua ex moglie Paola, riesce ad arrivare a New York dove non può impedire la morte di Scalia che però ha lasciato una testimonianza scritta.



CRITICA DI DA CORLEONE A BROOKLYN:

"Classico esempio di 'poliziesco all'italiana', il film è composto di sequenze destinate a stare insieme solo per relativa unità della vicenda, ma in realtà tratte dall'usuale in modo da permettere al regista di propinare agli spettatori dosi adeguate di spettacolo richiesto dal rituali: intrighi, ammazzamenti, cavilli giudiziari, inseguimenti in macchina, incontro con la moglie (separata, ma innamorata e fedele al poliziotto protagonista, soltanto reo di una professione che lo tiene lontano e in continuo pericolo di vita), machiavellismo della mafia e teppismo della gioventù americana. Il regista, specialista in film d'azione, regge abbastanza bene le fila dell'avventura; ma bada molto poco allo spessore psicologico dei personaggi per cui Merli è ben diverso dal sottile Falk e lo stesso Merola si trova costretto a fungere da mafioso demoniaco con il faccione e gli atteggiamenti del paternalista guappo napoletano." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 87, 1979)"Rumoroso e banale poliziesco dello specialista Umberto Lenzi, che spara proiettili a raffica mentre balza da un continente all'altro, senza riuscire a contare i cadaveri dei troppi morti ammazzati. Non per stare con i cattivi, ma il voluminoso Mario Merola è molto più simpatico ddell'arcigno Maurizio Merli. Il glorioso Van Johnson fa il comprimario con dignità". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 5 luglio 2000)

CURIOSITÀ SU DA CORLEONE A BROOKLYN:

- GLI ESTERNI SONO STATI GIRATI A PALERMO, ROMA E NEW YORK.


fonte "RdC - Cinematografo.it"
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