Con gli occhi chiusi

Titolo originale: Con gli occhi chiusi

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Con gli occhi chiusi è un film di genere drammatico del 1994, diretto da Francesca Archibugi, con Stefania Sandrelli e Marco Messeri. Durata 111 minuti. Distribuito da I.I.F. (1995) - SKORPION ENTERTAINMENT.

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TRAMA CON GLI OCCHI CHIUSI:

Agli inizi del 1910 l'irascibile Domenico Rosi gestisce una trattoria ed è proprietario di vigneti e bestiame nella splendida campagna senese. Con lui i contadini debbono solo ubbidire e qualche massaia deve subire in silenzio le sue "attenzioni". E' però anche padre e padrone ottuso e violento perché tollera a fatica il figlio Pietro, che non lo aiuta, è pigro sui libri, è chiuso e probabilmente disadattato, protetto solo dalla dolce madre Anna (che poi morrà per un attacco improvviso). Pietro conosce Ghisola, una coetanea figlia di contadini, già al lavoro nei campi, che per lui così timido è soltanto un purissimo sogno. Domenico, intuito il pericolo, caccia la ragazza dalla proprietà e costei se ne va a lavorare a Radda in Chianti. Anni dopo, Ghisola, a Siena, viene ospitata ed astutamente "informata" da una donnaccia, Beatrice, che la "cede" ad ore ad un certo Alberto. Il nuovo incontro con Ghisola è fatale al giovanotto: Pietro adora ancora la giovane e lui vuole portare all'altare intatta colei che ha sempre considerata il proprio sogno e lei, umiliata da una devozione che urta ormai contro l'evidenza delle proprie condizioni, scompare di nuovo. Ad una riunione di socialisti un conoscente svela a Pietro, affranto, dove si trova Ghisola: è ospite di un bordello a Firenze. Qui giunto, Beatrice tenta di nascondere Ghisola: ma costei si presenta a Pietro, che malgrado questa crudele realtà l'ama sempre "con gli occhi chiusi". Poi il giovane alla vista dell'evidente gravidanza di Ghisola cade sul pavimento come folgorato.

CRITICA DI CON GLI OCCHI CHIUSI:

"Se i personaggi di Tozzi non vivono addirittura in una 'landa tragica' (lo scrisse Cassola), in quanto un tenero sentimento del paesaggio toscano pervade la narrazione ed è fedelmente rispecchiato nella stupenda fotografia di Beppe Lanci, bisogna riconoscere che ambienti e costumi sembrano ben più agiati e leggiadri di come appaiono nel torvo romanzo. E anche gli interpreti, rispetto ai modelli, risultano unidimensionali: non solo i giovani, tra i quali emerge la fotogenicissima Debora Caprioglio, ma anche attori a sangue caldo come i pur bravi genitori Stefania Sandrelli e Marco Messeri." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 23 dicembre 1994)"Lo schema sa un po' di polvere, i sentimenti gridati, i caratteri molti coloriti finiscono spesso sopra le righe e quell'aura ancora un po' ottocentesca che grava su fatti e persone rischia spesso di sembrare antiquata, soprattutto nei climi attorno, nelle evoluzioni dei personaggi, nelle scene madri scritte con foga ma, qua e là, anche con esplosioni eccessive, in cifre di letteratura vetusta; Francesca Archibugi, però, sa ormai molto bene cosa è il cinema e, pur con un testo così datato, non ha faticato a proporsi, nella sua rappresentazione, con particolare vigore. Intanto nel disegno vivido delle cornici: prima le campagne e la vita rurale, poi in una Siena quasi fuori dal tempo, fra il Medio Evo e la dagherrotipia; quindi nella caratterizzazione sempre molto decisa dei personaggi, specialmente di quelli che pur non partecipando all'intreccio d'amore, hanno, come il padre-padrone, un saldo rilievo nella storia." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 23 dicembre 1994)"Gli attori sono quasi tutti bravi e ben diretti, a cominciare da Debora Caprioglio che ha compiuto una mutazione rilevante; Marco Messeri recita il personaggio del padrone senza alcuna banalità, con intelligenza, e Sergio Castellitto è bravissimo nella parte del padrone sessuale della ragazza. Un merito speciale del film è la sua fattura altamente professionale ma non convenzionale, l'assoluta mancanza di approssimazioni e cialtronerie, lo scrupolo filologico e l'attenzione agli ambienti ai paesaggi: nella tradizione del cinema italiano migliore, d'un cinema che pareva scomparso, perduto." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 23 dicembre 1994)

CURIOSITÀ SU CON GLI OCCHI CHIUSI:

REVISIONE MINISTERO DICEMBRE 1994

SOGGETTO:

liberamente ispirato al romanzo omonimo di Federico Tozzi

IL CAST DI CON GLI OCCHI CHIUSI:



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