Beatrice Cenci

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Beatrice Cenci è un film del 1941, diretto da Guido Brignone, con Carola Hohn e Giulio Donadio. Durata 80 minuti. Distribuito da MANENTI FILM.


TRAMA BEATRICE CENCI:

Il truce Conte Francesco Cenci è condannato a sette mesi di esilio in una lontana rocca dell'Abruzzo. Egli che tiranneggia i membri della propria famiglia esige che essi lo accompagnino. La giovane figlia Beatrice è addolorata di dover lasciare il proprio fidanzato per seguire il padre. E infatti l'esilio sarà particolarmente doloroso per lei, sottoposta alle più dure umiliazioni da parte del crudele padre. Il suo fidanzato avuta notizia delle sofferenze di Beatrice decide di liberarla ed arriva alla rocca con l'intento di rapirla. Il piano fallisce ed il giovane rimane bloccato dentro il castello. La mattina seguente viene ritrovato in un burrone, sotto la finestra della propria stanza, il cadavere del Conte Cenci. Disgrazia o delitto? Alcuni dubbi sorgono contro i familiari del Conte e si inizia il processo durante il quale i sospetti gravano ora su l'uno ora su l'altro dei personaggi. Beatrice è colei sulla quale sembrano cadere i maggiori indizi che assumono l'importanza di una prova e viene quindi condannata alla decapitazione. Quando la verità, che prova l'innocenza di Beatrice, si fa strada, la sentenza è già eseguita.

CRITICA DI BEATRICE CENCI:

"(...) Brignone ha fatto un ottimo lavoro. Egli è un regista disolito chiaro e ordinato, ma questa volta le difficoltà erano i precedenti e i movimenti del delitto e numerose le coincidenze. Aver superato queste difficoltà, aver rispettato il rigore dell'inchiesta e salvato la sua chiarezza e la sua emozione, senza trascurare un pizzico di "giallo" che fa più piccante il minestrone giudiziario non è piccolo merito (...)". (S. De Feo, "Il Messaggero", 27 novembre 1941)

IL CAST DI BEATRICE CENCI:



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