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L'anti-fenomeno Uwe Boll - focus sul "peggior regista del mondo"

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Una riflessione sull'anti-fenomeno di Uwe Boll, definito l'Ed Wood del Terzo Millennio. Martire della rete annoiata? Garanzia di pattume? Sicuramente garanzia di qualcosa. Una proposta per identificare quel “qualcosa”.

L'anti-fenomeno Uwe Boll - focus sul "peggior regista del mondo"

L'anti-fenomeno Uwe Boll - uno speciale sull'Ed Wood del Terzo Millennio

Capita che un appassionato di cinema si ritrovi ultimamente un po' disorientato da una curiosa deriva, che potremmo definire del “b-movie presunto”. Tale deriva è portata avanti da autori che vorrebbero mantenere un distacco ironico o cinefilo dal loro materiale, usando l'etichetta b-movie per giustificare la struttura narrativa e stilistica primaria ed istintuale delle loro opere, o un'impostazione formale nostalgica. Si vedano le dichiarazioni di Lucas e Spielberg sulla natura dell'ultimo Indiana Jones o l'ancora più recente uscita di Shyamalan sul suo E venne il giorno. Molte di queste pellicole risultano, più che b-movie, prodotti che “consapevolmente” inseriscono meccaniche soluzioni da spudorato cinema di genere in una confezione steroidea, con un'ampia distribuzione la cui pretesa di considerazione nell'ambito dell'immaginario collettivo è tuttavia ben superiore a quella che generalmente ha un b-movie medio.

Non potendo tirare le somma di una tendenza ancora in corso e che richiederà tempo per una storicizzazione, possiamo però comunicare ai disorientati che un antidoto alla confusione c'era e si chiamava Uwe Boll. Sopravviverà alla ribalta?

Quest'uomo, nato nel 1965 in Germania, dottorato in lettere e precedente carriera da pugile professionista, lavora negli Stati Uniti, produce (con la sua tedesca Boll KG), dirige e a volte scrive i suoi film. Ha fama di essere il peggior regista al mondo, a causa di una manciata di opere scadenti che il malcapitato ha avuto la cattiva idea di basare su noti franchise videoludici. Già quest'ultimo fattore ci permette diverse riflessioni. Da anni gli appassionati di videogiochi più esigenti denunciano un'assenza totale di ricerca narrativa nella stragrande maggioranza della produzione videoludica. La frequente latitanza di sottotesto nelle storie e nelle sceneggiature dei videogame più diffusi li porta spesso ad attingere alle strutture del cinema di genere più abusato. Va da sè che, con queste premesse, l'operazione inversa si presta già a titoli derivativi all'ennesima potenza.

Nel 2001 Simon West con Tomb Raider ottenne risultati analoghi a quelli di Boll, anche se il budget più ampio poteva trarre in inganno. Se l'Alone in the Dark (2005) di Uwe Boll è lontano dall'originalità del suo prototipo interattivo del 1992, il suo approccio tamarro non è tanto distante concettualmente dalla rivisitazione più trendy del marchio che la stessa casa produttrice Infogrames operò nel 2001 col gioco Alone in the Dark : The New Nightmare. Ancora più coerente risulta l'involontariamente demenziale House of the Dead del 2003, basato su uno sparatutto elementare Sega del 1996 e inizio del “mito” di Boll.

Chi critica Boll, anche in modo ragionevole, raramente considera che queste sue opere si basano su licenze che all' “Ed Wood contemporaneo” sono pur state concesse. Se i videogiocatori attaccano lui, a maggior ragione dovrebbero attaccare Sega, Ubisoft (c'è un Far Cry “bollato” in arrivo), Majesco & C., perché sembrano paradossalmente loro i primi a credere che il prodotto videogioco non meriti particolare attenzione al di fuori della sua incarnazione primaria. Oltretutto, non è nemmeno vero che le sue pellicole siano rifiutate dal pubblico: gli incassi in sala sono stati irrisori, ma sia Bloodrayne sia Alone in the Dark, costati pochissimo, stanno vedendo o hanno visto sequel, magari solo per il mercato dell'home video e curati anche da Uwe stesso.

Il furore degno di miglior causa che ha travolto il ruspante Boll ha portato lo stesso a dichiararsi disposto al ritiro se una petizione on-line per fargli smettere di dirigere film fosse giunta a 1.000.000 di firme. La petizione è partita sul serio, assestandosi al momento sulle 300.000 adesioni; il tutto mentre Boll ne ha rilanciata una contraria, sfidando, insultando e giudicando altri registi (“Non sono un fottuto ritardato come Michael Bay”), pretendendo di risolvere le incomprensioni con la critica chiamando sul ring i recensori più cattivi, riempendoli di professionali cazzotti.

Con la trionfale assenza di logica, di plausibilità e di cura per dialoghi e scenografie, i film di Boll rappresentavano un'ingenuità inconsapevole che non sembrava ormai poter più attirare l'attenzione in epoca contemporanea. La serie B che aiuta a riconoscere la serie A. I recuperi di Tarantino e Rodriguez del cinema delle grindhouse è sin troppo razionale e consapevole per poter riempire quel vuoto, come ci ha confermato anche lo scrittore “di genere” Joe Lansdale in un'intervista presente sul nostro sito.Significativamente, quando Boll ha dato del “fottuto ritardato” anche all' Eli Roth degli Hostel, adoratore del b-movie nostrano, quest'ultimo ha definito l'epiteto “il più bel complimento che avesse mai ricevuto”.

Il rischio adesso è che Boll stia acquisendo una sua consapevolezza e che inizi a giocare con la macchina che è stata sventuratamente avviata. Già il suo Postal, di prossima uscita in Italia, mira a comicità e satira di grana grossa, con intenzioni di provocazione aperta. Nel frattempo, il governo tedesco ha ritoccato la forma di tax shelter che gli consentiva di finanziare ad libitum i suoi exploit. Nel momento in cui, per dinamiche non del tutto volontarie, il suo cinema inizi a diventare efficace e trovare veri finanziatori, la sua unicità potrebbe venire meno, maciullata dagli innalzamenti mediatici internettiani.

Boll potrebbe quindi cadere in quel distacco critico nei riguardi del suo prodotto, un distacco non difforme da quello che sta svuotando di senso blockbuster blasonati, furbescamente lasciandoci confusi sull'identificabilità di un prodotto usa & getta.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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