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Guida per la felicità: dalla storia vera di una scrittrice newyorkese la commedia con Ben Kingsley e Patricia Clarkson

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Il film di Isabelle Coixet trasforma l'istruttore di guida da filippino ad indiano ma è una bella storia di amicizia, come il racconto che gli ha dato vita.

Guida per la felicità: dalla storia vera di una scrittrice newyorkese la commedia con Ben Kingsley e Patricia Clarkson

Nel 2014 la regista spagnola Isabelle Coixet dirige Guida per la felicità, una commedia ambientata a New York che ha come splendidi protagonisti Patricia Clarkson e Ben Kingsley. Per il trio si tratta di una vera e propria reunion, visto che avevano già lavorato insieme in Lezioni d'amore del 2008, tratto dal romanzo di Philip Roth “L'animale morente”. Guida per la felicità invece parla di lezioni più leggere, ed è tratto da una storia vera, anche se nel film alcune cose sono state cambiate: ad esempio l'autista interpretato dal premio Oscar Ben Kingsley è un indiano Sikh, Darwan, mentre nella realtà era un filippino.

Learning to Drive: la storia di Katha Pollitt

La storia di Guida per la felicità è tratta da un bell'articolo apparso sul New Yorker, intitolato “Learning to Drive”, imparando a guidare, scritto dalla giornalista femminista - come lei stessa si definisce - Katha Pollitt, il 15 luglio 2002. Nel racconto, di una quindicina di pagine, Pollitt, divorziata dal marito, parla delle lezioni di guida che è costretta a prendere, a 52 anni di età e con una figlia quattordicenne, quando viene lasciata dal convivente per una donna più giovane. È lì che si accorge che, come sua madre prima di lei, non ha mai preso la patente, cosa che sembra assurda per una donna colta, intelligente e autonoma che, visto che, per pigrizia e per il fatto che è sempre stato un uomo a guidare, non ne aveva mai sentito la necessità. Anzi, a dire la verità ci aveva già provato anni addietro, con due istruttori italiani poco pazienti, e dopo esser stata bocciata all'esame aveva deciso che la patente, per una che abita a New York, non era proprio necessaria. Prenderla a 52 anni, per quanto non impossibile, è sicuramente più difficile che farlo a 20. E così Katha, grazie al suo gentile e pacato istruttore di guida, il filippino Ben, che raramente perde la pazienza – lo fa soprattutto quando lei si dimostra refrattaria nell'apprendere la difficile arte del parcheggio – decide di insistere, prende lezioni che durano anche ore e nel farlo scopre un'altra New York, da guardare con più attenzione, mentre riflette sulla sua vita.

Prendendo lezioni di guida, Katha viene richiamata alla prima necessità di un guidatore: osservare, stare attenti a quello che succede, a chi attraversa la strada, al ciclista che ti sfreccia vicino e al pericolo che può spuntare all'improvviso dietro una curva, e si rende conto di esser sempre stata distratta. Non si è mai accorta che la madre beveva di nascosto, che l'amante la tradiva, che la collega scialba che si spacciava per amica della coppia in realtà era la sua futura sostituta al fianco del compagno. Guidare ed essere richiamata all'attenzione le insegna che nella vita bisogna tenere gli occhi aperti e imparare a vedere il mondo in cui viviamo.

Guida per la felicità è la storia di un'amicizia

Così Katha descrive Ben nel suo racconto:

Ben è un pedagogo naturale: organizzato, paziente, impegnato con il suo soggetto, e sempre in cerca di nuovi modi per spiegare dei punti difficili. A volte illustra quello che avrei dovuto fare usando un paio di automobiline, e posso vedere il bambino che era un tempo: intento, felice, perso nel gioco. A volte fa delle analogie: “Katha, come sai se hai messo abbastanza sale e pepe nello stufato?” “Lo assaggio?” “Giusto, lo assaggi. E quindi cosa fai se non ricordi da che parte hai girato il volante quando fai un parcheggio a esse?”. “Non so, Ben. Lo si assaggia?” “Fai muovere l'auto un pochino e vedi da che parte va! Assaggi la direzione! Poi...” “correggo i condimenti?” “Esatto! Aggiusti!".

In queste lunghe lezioni di guida Katha non scopre solo la città e la vera se stessa, coi suoi pregi e difetti, ma impara ad apprezzare quest'uomo semplice e gentile, che viene da un'altra cultura, che non è mai aggressivo e supponente e che, se sbaglia, mette in dubbio le proprie capacità piuttosto che fargliene una colpa. La loro non è una storia d'amore, è ma sicuramente una bella amicizia, nata durante delle apparentemente banali lezioni di guida.

Ben – scrive ancora Katha – non è solo un istruttore di guida fantastico, ma è anche un conversatore interessante. Nelle nostre lunghe lezioni mi racconta della sua infanzia a Manila, della bellezza di andare a messa con sua madre ogni giorno e di come è stato triste perdere i contatti con le sorelle dopo che si sono sposate e sono diventate parte della famiglia dei mariti. Quando dice che prega per me perché passi l'esame di guida sono così commossa che me lo immagino circondato da nuvole d'incenso e fiori tropicali, vestito con vesti barocche, come il Bambino Gesù di Praga.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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