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Caterina Caselli illumina la Festa del Cinema di Roma

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Presentato oggi come evento speciale del festival romano il documentario Caterina Caselli - Una vita, cento vite, diretto da Renato De Maria e dedicato a quella che è stata ed è molto di più di una straordinaria interprete della canzone italiana.

Caterina Caselli illumina la Festa del Cinema di Roma

Dice Caterina Caselli che la sua grande fortuna, dal punto di vista professionale, sia arrivata prendendo il posto destinato ad altri: quello di Adriano Celentano, cui in origine era destinata "Nessuno mi può giudicare"; e quello dell'Equipe 84, per cui invece era stata pensata "Insieme a te non ci sto più".
Lo dice con candore e senza alcune falsa modestia di fronte alla macchina da presa di Renato De Maria nel documentario Caterina Caselli - Una vita, cento vite, presentato come Evento Speciale alla Festa del Cinema di Roma e prossimamente nei cinema italiani il 13, 14 e 15 dicembre prossimi.

Quello di De Maria è un film che racconta molto più di Caterina Caselli di quando generalmente si sappia, e che regala un ritratto lineare e affascinante di una donna in grado di raccontarsi in maniera semplice e sincera, ripercorrendo una vita e una carriera fatte di gioie, traguardi e soddisfazioni ma anche di rinunce, perdite e dolori.
Si commuove, Caterina Caselli, quando ad esempio si parla della scomparsa di Ennio Morricone, del suicidio di Luigi Tenco e, soprattutto, della morte di suo padre, avvenuta quando aveva solo quattordici anni.
"Tutto è stato possibile grazie a Renato De Maria", ha raccontato la signora Caselli, elegantissima e affascinante, 75 anni portati con grazia e disinvoltura ("sono cresciuta, non sono invecchiata", dice di sé). "Con Renato abbiamo avuto un incontro esplorativo prima di fare il film: non ci conoscevamo, e immediatamente ho sentito che c'era empatia tra di noi, che di lui mi potevo fidare, che poteva essere un fratello. Ho pensato in quel momento che potevo raccontarmi seguendo la mia parte emozionale, anche scavando dentro di me e affrontando momentidi dolore forte perché c'era lui."
C'era, Renato De Maria, ma in qualche modo era come se non ci fosse, ha spiegato Caterina Caselli: "Grazie alla confidenza che avevamo, mi sentivo da sola con il mio racconto nonostante la presenza della troupe, e ho raccontato senza filtri il dolore che ho provato da ragazza, e che non avevo mai raccontato prima, perché mio padre era morto quando avevo 14 anni. Ho raccontato tutto questo come se fossi stata davanti a uno psicanalista: e forse questo significa che avevo il bisogno di farlo."

In Caterina Caselli - Una vita, cento vite, non c'è però spazio solo per questo evento privato. C'è soprattutto la musica, che è stata ed è tutt'ora la vita di Caterina Caselli: dagli esordi di quando era giovanissima e iniziava ad esibirsi a Roma e a Milano, ai primi grandi successi ("Nessuno mi può giudicare", appunto), e ancora i film, e la televisione, con programmi come il leggendario Diamoci del tu condotto dalla Caselli assieme a Giorgio Gaber.
E poi, ancora musica, ma da un'altra angolazione: perché, dopo il matrimonio con Piero Sugar, figlio del suo discografico, e dopo aver avuto da lui Filippo, Caterina Caselli ha abbandonato il canto per diventare manager, produttrice, discografica lei stessa, specializzata nella valorizzazione del talento altrui: una cosa che, come dimostra il film di De Maria, in un frammento tratto proprio da Diamoci del tu, nel quale Caterina Caselli fa esibire in tv un allora sconosciuto Francesco Guccini, la cantante aveva sempre fatto.
"Sono stata felice uando cantavo, molto felice in quel periodo, che è stato molto intenso ma anche molto breve, durato alla fine quattro anni o poco più," ha detto Caterina Caselli. "Ma mentre una parte di me, mentre mi esibivo col mio gruppo era contenta e inebriata dalla risposta del pubblico, c'era anche un altro aspetto di me che è poco conosciuto: la competizione e il confronto con gli altri mi mettevano a disagio, anche se col tempo avevo imparato ad accettarli come parte del mio lavoro. Poi mi sono innamorata, ho avuto un figlio, mi sono dedicata a lui. Quello che chiamo "il richiamo della giungla" voleva che tornassi al lavoro, a fare qualcosa, e quel qualcosa mi stato suggerito proprio da quel che era in me già quando cantavo: perché quando sentivo qualcuno di talento avevo il bisogno di farlo conoscere agli altri. Il talento per me è una cosa importante e non ne sono gelosa negli altri, perché il talento dona. Ho avuto la possibilità di lavorare comunque nella musica, di scegliere quella strada togliendomi dalla competizione: e anche in quel contesto ho trovato grandi soddisfazioni, altrettanto importanti e appaganti."
Pierangelo Bertoli, Giuni Russo, Andrea Bocelli, Elisa, i Negramaro sono solo alcuni degli artisti scoperti e promossi da Caterina Caselli nel corso della seconda parte della sua carriera.

Oggi Caterina Caselli lascia che ci siano persone più giovani di lei in prima linea, ma rimane coinvolta nelle scelte della sua etichetta discografica, nonostante il panorama musicale sia drasticamente mutato."Oggi il singolo rimane attuale, ma la musica si fruisce attraverso le piattaforme, il discorso è globale, c'è più competizione: basti pensare che ogni giorno escono 60mila nuove produzioni, 60 di queste sono italiane, ed è quindi difficile far ascoltare nuovi artisti", ha spiegato. "È assodato però che la musica non muore, si rinnova, grazie ai giovani di oggi e al loro linguaggio. E nonostante l'abbondanza dell'offerta, la velocità di questi tempi e il sensazionalismo che li accompagna, il fatto che tutto è proposto come geniale e tutti sono bravissimi, sono convinta che il vero talento, che è timido e democratico, riesca comunque ad emergere e a durare nel tempo."
Che Caterina Caselli sia emersa e durata nel tempo fino a oggi, allora, è solo l'ennesima conferma del suo enorme talento.

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